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Autonomia, patrimonio comune da recuperare

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Il direttore dell’Adige ha colto a Castel Tirolo la possibilità di un«nuovo inizio» per la nostra Autonomia regionale.
 L’ex presidente Lorenzo Dellai, pur non nascondendo le difficoltà e i “buchi neri” creati dal sovranismo, rilancia auspicando una nuova fase di evoluzione e indica in una nuova declinazione della nostra identità la sfida decisiva.

Mi unisco ad entrambi gli auspici, ma c’è bisogno di qualcosa di più se vogliamo rilanciare l’Autonomia evitando che i sovranismi la cancellino omologandola. Dellai dice che non è il momento di fare il terzo Statuto e ha ragione, molta ragione purtroppo, ma dovrebbe anche dire che lui stesso ha perso l’attimo per provare a fare del terzo Statuto l’occasione per rilanciare l’Autonomia. Non so se ci sarebbe riuscito, ma a forza di dire che non era il momento politico favorevole ha rinunciato a lanciare la scommessa quando il clima politico e anche sociale era decisamente più favorevole.

Oggi è veramente dura immaginarsi una terza stagione dell’Autonomia. Riconosco che a Kompatscher non manca il coraggio per dire cose nuove, ma anche lui governa con la Lega e dentro la Svp non sono rose e viole.
In Trentino abbiamo consegnato il governo alla Lega sovranista, e la qualcosa non ha agitato molti animi, né mi sembra abbia prodotto una nuova consapevolezza per i rischi di un’Autonomia abbruttita e appiattita sul salvinismo.

E a Roma, anche se si è passati dal governo gialloverde a quello giallorosso, non c’è ragione per l’ottimismo. La Lega, alleandosi indissolubilmente con la destra estrema, sarà in ogni caso impedita nel sostegno delle Autonomie. I 5 stelle guardano all’Autonomia come una bestia strana della quale avere paura e lo stesso Pd (nel quale, assieme al Pd del Trentino, mi adopero per mantenere vive la buona tradizione regionalista della sinistra e le poche eretiche spinte per una visione federalista), non sembra avere il coraggio necessario.
Ricordo che la visione autonomista e federalista aveva lasciato il passo all’infelice proposta Renzi di riforma costituzionale, poi bocciata nel referendum, dalla quale traspariva una concezione decisamente centralista.

Ma quello che mi preoccupa di più è la mancanza di consapevolezza da parte della nostra comunità del valore dell’Autonomia, del legame stretto che c’è tra l’Autonomia e il livello di benessere economico e qualità sociale del nostro territorio.
Si dà per scontata l’Autonomia, si danno per scontati i livelli di qualità dei servizi, le forme di autogoverno, la dimensione partecipativa, il volontariato e la cooperazione, la coesione sociale. Così scontata che si possono affidare le responsabilità di governo all’incompetenza e alla subalternità della Lega trentina. Così scontata da non meritare alcuna mobilitazione il progressivo smantellamento delle politiche sociali (tanto riguardano migranti, stranieri, foresti, taliani...).
È bastato il vento di destra e sovranista che spira in tutto il mondo a spostare su posizioni di indifferenza e di chiusura anche il Trentino? O è bastata l’insipienza del centrosinistra autonomista per affidare il governo del Trentino a Salvini?

Non credo, credo c’entri anche la “scontata” e talora autocompiaciuta amministrazione dell’Autonomia che abbiamo fatto nelle ultime stagioni. C’entra la rinuncia a lanciare una sfida riformatrice che rinnovasse le istituzioni dell’Autonomia, la rinuncia a costruire maggiore partecipazione e condivisione anche nel governo degli enti locali e della cooperazione.

Lo stesso Dellai, che ha avuto il merito di lanciare una nuova stagione politica per il Trentino, si è poi accontentato di trasformarla in una stagione ordinaria, ragionieristica, usando le resistenze conservatrici come alibi per non cambiare.

Se troppi trentini danno per scontata l’Autonomia, e non ne fanno un tratto identitario, è anche perché chi li ha governati l’ha data per scontata e ha chiesto il plauso a se stessi piuttosto che il riconoscimento del valore della Autonomia. Con i se non si fa la storia, ma oggi si può fare qualcosa per cambiare la storia che sembra poter travolgere e stravolgere l’Autonomia di questa terra.

E allora ripartiamo tutti da dove è necessario: da un’idea di Autonomia che non è solo la percentuale delle tasse che rimane su questo territorio, che non è solo orgoglio, che è anche patrimonio storico fatto di lavoro e sacrifici di tutti e non solo del governo dei gruppi dirigenti.
Autonomia come patrimonio di una Comunità, come differenza essenziale per offrire un diritto di cittadinanza a tutti, come possibilità di abitare la globalizzazione con una propria identità territoriale che resiste alla crescita delle disuguaglianze sociali e che non butta via le buone tradizioni di autogoverno responsabile, di inclusione sociale e di solidarietà. Ma anche Autonomia aperta, che sia laboratorio per affrontare la sfida di un pianeta a rischio, per innovare la pubblica amministrazione e per gestire al meglio il bene comune, per contrastare paure e chiusure e investire in una Europa dei popoli e delle Regioni.

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