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La normalità piega la paura

 

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Il sangue torna sulla nostra normalità. Sui nostri primi giorni di festa. La paura fa diventare un venerdì davvero nero un Black Friday che è e dovrebbe invece sempre essere una sorta di domenica d’oro anticipata. Per i negozianti, ma in parte anche per chi approfitta degli sconti, scordandosi per un istante dei problemi: di quelli economici ancor prima che di quelli del pianeta.

Le immagini di questi giorni sono fra loro molto diverse. Quasi in contrapposizione.

Da una parte, giovani e turisti che scappano da terroristi solitari in diverse città che ormai sono tutte nostre per definizione, non solo perché ci vivono o lavorano i nostri figli, le nostre sorelle, i nostri nipoti. Dall’altra parte, un esercito che riempie la piazza dell’utopia di chi vuol salvare il mondo. Giovani giustamente pieni di sogni. Giovani che ora corrono però due rischi. Quello d’essere cavalcati e strumentalizzati da brandelli di una politica sempre più in carenza di idee. E quello di passare per quelli che evitano la prova di greco o di matematica anziché per quelli che affrontano la prova della vita: fermare il mondoprima che si sbricioli, prima che si consumi, prima che sia davvero troppo tardi. Facendolo però possibilmente senza litigare con i vari istituti e con chi, fra loro, non considera la scuola alternativa all’impegno civile. Sembra un dettaglio, ma basta un minuscolo gesto per trasformare le ragioni in torto, vanificando quella che resta un’onda piena d’entusiasmo contagioso.

Tornando al terrorismo, va detto che - come sostengono anche molti osservatori internazionali - non sembra più esserci un’organizzazione perfetta, dietro agli attentati. La guardia non va certo abbassata, soprattutto rispetto ad un fattore sorpresa che ha nell’imprevedibilità della follia la sua arma migliore, ma l’Occidente ha armi - anche psicologiche - per resistere al terrorismo. La reazione dei cittadini non fa solo ben sperare. Ci ricorda che noi siamo di più e che insieme possiamo bloccare qualsiasi folle. Non è un gioco. Ma i volti degli eroi silenziosi delle ultime ore sono i nostri volti: quelli dei nostri vicini di casa, quelli di chi non si vuol far rubare la vita e la quotidianità dal germe del terrore.

Chi vuole fare delle prossime feste un Natale di vendetta, chi organizza altre azioni mostruose, chi colpisce persino i bambini nelle vie dello shopping, venerdì, sul ponte di Londra, ha scoperto che molti di noi sono preparati anche se non indossano una divisa e anche se sono armati solo di sorrisi e di voglia di vivere: perché ormai tutti noi sappiamo che insieme alla gioia del Natale, in questi simboli del nostro mondo, può arrivare la violenza assoluta e cieca. Una violenza che non può però sconfiggere la nostra esistenza più o meno quieta e i nostri sogni.

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