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Collasso vicino, diteci la verità

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Purtroppo non ci dicono tutto. Fanno belle conferenze stampa. Danno consigli preziosi. Ma la contabilità del dolore ha preso il posto dei volti, dei nomi. In guerra c’era il milite ignoto.

Il coronavirus cancella i profili di una generazione che non possiamo nemmeno più salutare in corsia o al cimitero (per ovvie e giuste ragioni). Tutto è ignoto. I numeri sono freddi e ci sfiorano. Nomi e volti, imvece, sono caldi. E ci travolgono. Nessuno ci dice, negli incontri ufficiali, che in terapia intensiva, al Santa Chiara, sono rimasti solo sei letti. Nella notte, forse, sono diventati meno. In queste ore, la situazione sta precipitando.

Gli sforzi del personale sono enormi: donne e uomini che soffrono in uno scafandro ore e ore ai confini dell’esistenza per cercare di salvare tutti. Donne e uomini che scalano una montagna che sanno essere infinita. Fra poco dovranno scegliere: fra chi potrà vivere e chi dovrà morire. E non mancano solo i farmaci sperimentali, all’ospedale. Stanno anche finendo i farmaci base. In più, il “prima i trentini” questa volta è saltato.

Si sono trovati quattro letti - a Trento e a Rovereto - per malati gravi arrivati dalla Lombardia. Bella la solidarietà. Ma fra qualche ora - quando saremo al collasso - la Lombardia restituirà il favore? Lecito dubitarne. Si parla dell’arrivo di altri letti, ma servirà un mese per attrezzarli. Perché mancano apparecchiature.

Serve un miracolo. E serve verità.

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