Istituzioni / La norma

I professionisti del settore non possono lavorare nell'edilizia se fanno i sindaci

Circolare della Regione ricorda che la nuova legge obbliga i tecnici all’astensione totale nel loro territorio. Nervo, primo cittadino di Pieve Tesino, molto critico: «Perché non si è fatta almeno una distinzione in base al numero di abitanti del paese che si amministra?»

ELEZIONI Ricorso contro il voto il 4 maggio: la Regione difenderà la legge
POLEMICA Il Pd critica i sindaci che hanno presentato il ricorso
IL CASO I sindaci trentini ricorrono al Tar: no alle comunali a maggio

PIEVE TESINO - L'abrogazione del comma 1-bis dell'articolo 64 del Cel relativo al Testo unico degli Enti locali, a cinquanta giorni dalla presentazione delle candidature e delle liste, rischia di diventare una bomba ad orologeria in diversi comuni del Trentino. Tanto che l'Ufficio Enti Locali della Regione, nelle scorse settimane, con una circolare avente oggetto la legge regionale collegata alla legge regionale di stabilità 2025, ribadiva come «a decorre dal turno elettorale generale del 2025, entrerà in vigore per i sindaci l'astensione dall'esercizio di attività professionale in materia di edilizia pubblica e privata nel territorio amministrato. Anche se la delega all'urbanistica, all'edilizia e ai lavori pubblici venissero affidate ad un altro componente della giunta».

Cosa significa questo? Che geometri, architetti o ingegneri intenzionati a diventare o continuare nella carica il sindaco lo potranno fare ma a discapito del proprio lavoro.

In Trentino ci sono diversi primi cittadini interessati. Uno di questi è Oscar Nervo, primo cittadino di Pieve, fortemente critico di fronte a questa decisione. «La scelta è alquanto discutibile in quanto questa decisione comprende l'intera attività professionale e non solo quella legata all'autorizzazione edilizia che passa necessariamente per la commissione edilizia e gli uffici tecnici, e con la quale posso essere d'accordo. Si tratta di un divieto esteso anche alle attività che non necessitano di autorizzazioni come la direzione lavori, la sicurezza, l'elaborazione di pratiche catastali, stime e a tutte le collaborazioni che i tecnici hanno tra di loro».

In Bassa Valsugana e Tesino, oltre a Pieve, è coinvolto anche il sindaco di Ronchi Federico Ganarin che di professione è ingegnere.

Un obbligo che, a quanto pare, non varrà unicamente per le pratiche future, ma anche per tutti quei lavori iniziati negli anni precedenti e non ancora conclusi. «Proprio così. Per tutti i cantieri edili non ultimati, il tecnico dovrà dimettersi da direttore dei lavori e responsabile della sicurezza ed incaricare qualche altro collega a discapito non solo del professionista ma anche degli stessi clienti».

Nel 2021 il Consiglio Regionale aveva aggiunto nell'articolo 61 del Cel un comma 1-bis per ribadire «come l'obbligo di astensione non sussiste in capo al sindaco qualora lo stesso abbia conferito ad uno o più assessori le deleghe in materia urbanistica, edilizia e lavori pubblici».

Ora questo comma 1-bis viene abrogato e vale quanto previsto dal comma 1 che estende l'obbligo di astensione a tutti i componenti della giunta competenti nelle tre materie.

«Trovo veramente scandaloso che un'analisi più approfondita rispetto alla definizione di attività professionale non sia stata fatta non solo dalla Cassazione, ma nemmeno dal consiglio regionale e dagli ordini professionali. Tale norma - ricorda ancora Oscar Nervo - limita solo i tecnici e non ad esempio gli imprenditori e titolari di impresa. Dalle prossime elezioni gli assessori potranno avere deleghe ad esempio alla cultura ed al turismo, ma non ai lavori pubblici, materia per la quale hanno competenza. È come delegare un esperto di foreste al cantiere comunale».

Il sindaco di Pieve è un fiume in piena. «Vorrei sapere perché non si è fatta distinzione, ad esempio, in base al numero di abitanti del paese che si amministra. Un sindaco di un comune sopra i 5000 abitanti, e pertanto con un rimborso comunque più che dignitoso, è equiparato ad un sindaco di 650 abitanti con un rimborso netto di 1200 euro, che deve necessariamente portare avanti il proprio lavoro da professionista.

In questi giorni la riflessione che quindi un tecnico professionista che intende candidarsi come sindaco nel proprio paese deve fare è se fare un passo indietro ed appoggiare la candidatura di qualcun altro, dedicandosi poi, nel caso eletto, alla cultura ed al turismo, o se portare avanti la propria candidatura sapendo di perdere delle entrate economiche provenienti dal proprio lavoro per i prossimi cinque anni svolgendo di fatto il proprio ruolo come rappresentante della comunità non solo gratuitamente, ma addirittura rimettendoci del suo».

Entro metà marzo devono essere presentate le liste e le candidature a sindaco. E, alla luce di questa recente novità, non sono pochi i comuni trentini in cui sindaci o aspiranti sindaci intenzionati a presentarsi alle elezioni comunali stanno seriamente pensando al da farsi. «Credo che una presa di posizione politica su questo questione ci debba essere, e velocemente - conclude Oscar Nervo - con l'obiettivo di garantire a tutti le stesse condizioni per poter dedicarsi alla propria comunità». M. D.

comments powered by Disqus