Solidarietà / Accoglienza

Il dramma delle donne richiedenti asilo: a Trento la Provincia le costringe a dormire per strada

Dopo i 30 o 60 giorni dell’«accoglienza a bassa soglia», fra Casa della Giovane e Casa Paola, non hanno più risposte e vengono buttate al freddo: «sono le direttive della Provincia. non possiamo fare altro»

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Donne richiedenti asilo che non trovano posto all'interno del sistema di accoglienza della Provincia. O meglio che nessuno si occupa di inserire nel cosiddetto «circuito per l'accoglienza», se non per i 30 o 60 giorni previsti nelle strutture di bassa soglia. Un tempo che però ha una scadenza: una volta terminato questo breve periodo, le ragazze si trovano fuori, qualcuna all'addiaccio anche per settimane.

Questa situazione - da qualche anno a questa parte - pare essersi aggravata (ricordiamo che la Giunta Fugatti ha smantellato il sistema di accoglienza diffusa su tutto il territorio trentino, concentrando il carico soltanto sulle città) ed ora sta mostrando tutte le sue falle, creando un cortocircuito non da poco.

Negli ultimi giorni sono state tre richiedenti asilo, una cinquantenne, una ventenne e una trentenne, tutte di origine Nordafricana - la cui identità non verrà resa nota per garantire loro l'anonimato - residenti (o ex residenti) nel dormitorio di Casa Paola e a Casa della Giovane ad essersi rivolte agli attivisti e attiviste di «Sportello casa per tutti». Ma questo è solo un numero esiguo rispetto alla totalità di casi simili.

Tra le testimonianze di maggior peso, quello della 30enne, che dopo aver fatto richiesta di protezione internazionale e aver trascorso un mese nella struttura in via Prepositura e altri due a Casa Paola, tre settimane fa è stata messa alla porta: «Mi è stato detto di non avrei potuto rinnovare la domanda fino ad aprile prossimo. Sono stata a casa di conoscenti quando ho potuto, ma ho dormito anche al parco, sulle panchine di piazza Dante». Questo in un primo momento: dopo l'intervento delle attiviste, alla ragazza è stato concesso di poter tornare allo sportello della Pat per poter ripresentare domanda a Casa della Giovane, nonostante fosse stato superato il periodo massimo di permanenza.

Stessa cosa per le altre due donne. La scadenza per la 50enne da Casa Paola è prevista tra una settimana. «Poi non so dove andrò».

In Questura, sostiene il gruppo, «ci hanno prospettato un iter che però non rispecchia la realtà». La più giovane con dei problemi di salute era stata destinata, dopo essere stata un periodo in via Prepositura, nel dormitorio in località Belvedere a Ravina. «Posto - come sottolinea la stessa - dove dobbiamo uscire alle 10.30 circa e rientrare solo alle 17. Dobbiamo stare fuori tutto il giorno anche con il freddo: al massimo troviamo rifugio a Casa della Giovane».

Lì dove viene servito anche il pranzo per chi non è ospite fissa. C'è chi si lamenta del «poco cibo». Su questo però i vertici della struttura gestita dall'associazione Acisjf (Associazione cattolica al servizio della giovane) non sono d'accordo: «La nostra unica mission come linea a livello nazionale è quello di prestare aiuto alle donne - dichiara la direttrice Giovanna Uez - Il cibo che abbiamo è preparato fresco ogni giorno dalle cuoche: abbiamo eliminato anche il maiale nel rispetto di chi è di fede musulmana. Se possiamo andare loro incontro lo facciamo: ci interroghiamo sempre su come migliorare. Ma qui le dosi sono più che abbondanti. Certo, ci sono delle regole: chi arriva in ritardo deve avvisare in tempo, ma tutte mangiano sempre. Non si possono portare poi alimenti in stanza per questioni igieniche. Abbiamo anche un'educatrice per le pulizie, di cui a turno, si occupano tutte le ospiti».

Guardando i numeri in questa struttura di bassa soglia si parla di 30 posti, affidati attraverso lo sportello accoglienza femminile della Provincia, «mentre 12 su progetto con gli assistenti sociali del territorio: per le non residenti sono 30 giorni ripetibili (fino a 60 giorni, ndr) nel periodo invernale. Per i residenti: 60 giorni ripetibili sempre».

Queste, va specificato sono le regole impartite da Piazza Dante. Come risaputo è vero, da una parte, che le liste d'attesa risultano essere lunghe. È anche vero, dall'altra, che in alcuni periodi dell'anno, come in questi giorni, la struttura presenta posti liberi. Eppure alle ragazze è stato detto, di fatto, di no: «Possiamo fare poco su quello - aggiunge Uez - Sono linee guida della Pat che dobbiamo rigidamente rispettare, non dipende da noi a chi dare posto. Qui accogliamo tutte le donne, nessuna esclusa: richiedenti asilo, vittime di violenza, con dipendenze».

A Casa Paola (al Belvedere di Ravina, nella foto) invece, adibita a solo spazio notturno con dei bagni in comune, proprio l'altro ieri hanno fatto visita i carabinieri dei Nas. Il motivo, l'invasione delle cimici da letto. «È la prima volta che capita qui - sostiene Pino Palatucci, presidente dell'Associazione "Gli amici dei senzatetto” di Trento - subito ci siamo attivati per cambiare tutto: letti, materassi e lenzuola. Ora il problema è riuscire a individuare i nidi. Grazie a una convenzione fatta direttamente dalla Pat con le ditte Ecoplan e Garbari sono stati impiegati circa 70mila euro per la disinfestazione e sanificazione. Spostare le ragazze? Sarebbe stata la scelta migliore, ma dove?».

A detta di Sportello Casa, la situazione ormai «insostenibile» sta implodendo. «Non sono le prime segnalazioni: ravvisiamo una mancata accoglienza per l'ennesima volta. L'ospitalità garantita è sotto la soglia della dignità anche quando si tratta di soggetti vulnerabili, come per le donne».

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