L'allarme: mancano 450 infermieri e nei prossimi 15 anni ne andranno in pensione 1.956
L’analisi della Fondazione Gimbe: da noi dati leggermente migliori rispetto alle medie nazionali, ma inferiori rispetto all’Europa e comunque preoccupanti. E saranno sempre meno: «Così si compromette l’equità delle cure»
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TRENTO. Sono pochi, sono pagati molto meno rispetto alla gran parte delle nazioni europee, sono mediamente anziani, visto che tantissimi andranno in pensione a breve. Ancora: il lavoro è poco attrattivo, considerato che i posti a disposizione nelle Università non vengono coperti, ma è estremamente richiesto, in virtù anche delle novità che porterà il Pnrr.
Stiamo parlando degli infermieri e questo è l'inquietante quadro che esce dalla analisi della Fondazione Gimbe, che commenta i dati sulla professione infermieristica presentati al Congresso Nazionale Fnopi di Rimini. E tutto questo riguarda anche il Trentino, che non si distingue rispetto al panorama nazionale e, pur essendo sopra la media italiana in alcuni parametri, è costretto ad affrontare le stesse problematiche.
Il primo dato che emerge è il rapporto tra cittadini e infermieri: in Italia ce ne sono 5,13 ogni 1.000 abitanti (dati 2022), e la nostra provincia si piazza leggermente sopra la media, al settimo posto con 6,1. Quasi il doppio rispetto agli appena 3,83 della Campania fanalino di coda, ma dietro ai 7,01 della Liguria, ai 6,7 dell'Emilia Romagna, ai 6,5 del Friuli, ai 6,3 dell'Alto Adige, ai 6,2 della Toscana e ai 6,13 dell'Umbria. Insomma, bene ma non benissimo.
Anzi maluccio, soprattutto rispetto alla media europea che è vicina a 10 ogni 1.000 abitanti (Svizzera al top con oltre 18). Secondo i dati più aggiornati, in Trentino la media è salita a 7,7 e la media italiana a 6,5, ancora distanti da Paesi europei e Ocse. Capitolo carenza: gli ultimi dati locali parlano di 250 infermieri che mancano solo per completare gli organici.
Ma a questi si aggiungono quelli che serviranno per le dieci Case di Comunità e i tre Ospedali di Comunità, oltre alle Centrali Operative territoriali (Cot), che in Trentino sono cinque (Trento, Cles, Pergine, Rovereto e Riva del Garda), articolate in 13 nuclei operativi, e nelle quali dalla scorsa estate lavorano una cinquantina di professionisti tra coordinatori e infermieri. Il fabbisogno stimato, decreti alla mano, è di circa 80 infermieri per le Case di Comunità (è previsto da un minimo di 7 a un massimo di 11) e almeno altri 20 per gli Ospedali di Comunità (da 7 a 9 secondo indicazioni). Inoltre, per garantire l'assistenza domiciliare, serviremmo 0,9 infermieri ogni mille abitanti over 65, che sono circa 130 mila.
E quindi un altro centinaio di infermieri. Facendo qualche somma si arriva facilmente alla cifra indicata dall'Ordine delle professioni infermieristiche: il Trentino avrebbe bisogno di circa 430-450 infermieri, che non ci sono. Ancora, la "gobba pensionistica" che si avvicina inesorabilmente: secondo le stime saranno più di mille gli infermieri trentini che andranno in pensione, a un ritmo di oltre cento all'anno. Più ne dettaglio, smetteranno di lavorare in 1.956 (43%) in 15 anni, ovvero 130 all'anno.
E i laureati sono troppi pochi per compensare l'emorragia: basti dire che lo scorso autunno su 200 posti disponibili a Trento, le domande di iscrizione sono state 140, in progressivo calo negli ultimi anni nonostante i posti a disposizione siano stati aumentati. In questo contesto un peso lo hanno ovviamente anche le retribuzione.
E purtroppo i dati nazionali parlano chiaro: gli stipendi degli infermieri italiani restano tra i più bassi d'Europa, sia in termini assoluti, sia rispetto al costo della vita. Gli stipendi degli infermieri italiani sono il 20% più bassi rispetto alla media europea. Una condizione, ovviamente, che contribuisce a rendere la professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni.
Nel 2022 - spiega Gimbe - la retribuzione annua lorda di un infermiere italiano era di 48.931 dollari a parità di potere di acquisto, 9.463 in meno rispetto alla media Ocse (58.394). In Europa, stipendi più bassi si registrano solo nei paesi dell'Europa dell'Est (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Lettonia e Lituania), oltre a Grecia e Portogallo.
Infine, ma non meno importante, in questa fotografia si inserisce il recente sondaggio dell'Opi di Trento, dal quale emergeva che 1 infermiere su 5 era pronto ad abbandonare il lavoro.
«Siamo di fronte a un quadro che compromette il funzionamento della sanità pubblica e mina l'equità nell'accesso alle cure, soprattutto per le persone anziane e più vulnerabili, sia in ambito ospedaliero che territoriale, dove gli investimenti del PNRR rischiano di essere vanificati senza un'adeguata dotazione di personale infermieristico», commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.