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«Cocaine», una storia vera di spaccio e famiglia

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Quello che colpisce di più del noir urbano «Cocaine La vera storia di White Boy Rick», diretto da Yann Demange e con uno straordinario Matthew McConaughey, oltre ovviamente alla storia di spaccio ambientata in anni Ottanta perfettamente ricostruiti, è il singolare rapporto tra padre e figlio. O meglio, la grande bravura di McConaughey nell’interpretare questo padre balordo e sempre ai confini con la galera, che vive ai margini nella periferia di Detroit e che ha però un grande senso della famiglia.

E questo nonostante il suo nucleo familiare sia da anni del tutto alla deriva dopo che la moglie li ha abbandonati e la figlia, da allora, abbia scelto la strada della droga.

L’incipit del film, in sala dal 7 marzo distribuito da Warner Bros, ti porta subito dentro il cuore della storia. Troviamo McConaughey insieme al figlio quattordicenne Rick Wershe Jr (interpretato dal l’esordiente Riche Merritt) in un’enorme fiera d’armi trattare per dei mitra, spacciati per originali, ma in realtà costruiti in Afghanistan. Il ragazzino, a quanto si vede, ne sa quanto e più del padre ed è anche più bravo di lui negli affari. E se il padre vende sottobanco armi a chi non potrebbe mai acquistarle, il figlio ha un destino altrettanto singolare.

Diventa infatti, a soli 14 anni, un informatore sotto copertura per la DEA che vuole un infiltrato nell’ambiente della droga gestito principalmente da uomini di colore. Ma il ragazzino è svelto, ci sa fare, e con il soprannome di «White Boy Rick» si fa strada nell’ambiente affermandosi come spacciatore di alto rilievo. Ma quando Rick si mette in proprio e viene trovato con otto chili di cocaina, i federali lo mollano, gli fanno mancare la copertura e per lui è ergastolo. Nel cast anche Jennifer Jason Leigh, nei panni di un’agente dell’FBI, Eddie Marsan e Bruce Dern (nonno di Rick).

Gli sceneggiatori del film, presentato a Telluride e al Toronto Film Festival, sono i gemelli Noah e Logan Miller, insieme a Andy Weiss.

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