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Con la pandemia, Netflix vola e fa il record in Borsa

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Netflix fa il pieno di utenti nel quarto trimestre e nel 2020 e vola a Wall Street, dove arriva a guadagnare oltre il 15% spingendo il Nasdaq a un nuovo record storico. Forte dei suoi oltre 200 milioni di abbonati, di cui 8,51 milioni arrivati negli ultimi tre mesi dello scorso anno, Netflix annuncia che non intende più emettere debito per finanziare le sue spese di produzione di show e film. E che anzi potrebbe tornare a ricompensare gli azionisti tramite piani di buyback.

Nell’ultimo decennio Netflix ha raccolto più di 16 miliardi di dollari in debito per produrre contenuti: spese elevate, superiori a quelle sostenute da Hollywood. Nello stesso arco temporale però le sue azioni sono salite del 200%, mostrando la “benedizione” degli investitori per la strategia portata avanti dal colosso della tv in streaming. Una strategia che gli ha portato 203 milioni di abbonati, con un balzo nel 2020 grazie alla pandemia che ha costretto in casa miliardi di persone e nonostante una concorrenza sempre più agguerrita fra Amazon, Disney e Comcast.

Netflix ha chiuso il quarto trimestre del 2020 con ricavi in crescita a 6,64 miliardi di dollari dai 5,45 miliardi dello stesso periodo dello scorso precedente. L’utile però è calato a 542 milioni, o 1,19 dollari per azione, dai 587 milioni del quarto trimestre del 2019. Nell’intero 2020 Netflix ha visto aumentare i propri utenti di 37 milioni di unità. «Stiamo diventando sempre più una società globale con l’83% dei nuovi abbonati del 2020 che arrivano da fuori l’area» Stati Uniti e Canada, afferma Netflix in una nota, prevedendo per il primo trimestre del 2021 di aggiungere 6 milioni di abbonati, in calo rispetto ai 15,8 milioni del primo trimestre del 2020, quello dell’impatto iniziale del Covid.

Gli analisti sono ottimisti sulle prospettive di Netflix.
«La rapida crescita degli abbonati vuol dire un cash flow in aumento», spiegano alcuni osservatori, mettendo in evidenza come questo trend unito alla capacità di Netflix di aumentare i prezzi crea un «circolo virtuoso» perché consente spese maggiori per contenuti migliori così da affrontare una concorrenza sempre più agguerrita.

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