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Ultimi giorni per vedere

«Atlas Cuare», l'arte 

al Palazzo delle Poste

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Valentina CASALINI

Tempo di lettura: 
3 minuti 36 secondi

Ultimi giorni per visitare - all’ex Dopolavoro del palazzo delle Poste di Trento - la mostra «Atlas Curae - Per una mappa visiva» sul tema della cura tra arte pubblica e pratiche pittoriche fino al 27 settembre.

Ci sono ancora disponibili le visite guidate: sabato 26 ore 15-18 con Touring Club italiano e team Atlas curae e domenica 27 ore 15-18 con Touring Club italiano e team.

Undici artisti hanno lavorato dal 9 al 12 settembre confrontandosi con il tema, con gli spazi dell’ex dopolavoro del Palazzo delle Poste di Trento e con pubblici di appassionati uniti a quelli provenienti dalle cooperative sociali del territorio, alle quali è stata riservata una parte dei posti.

L’esito delle attività con gli artisti e le loro opere sono esposte fino al 27 settembre. E’ possibile prenotare una visita agli spazi sabato 26 e domenica 27 dalle 15 alle 18, con la presenza dei volontari del Touring club italiano che offriranno un focus sul palazzo, e insieme allo staff di Atlas curae per un approfondimento sul progetto e sulle opere esposte.

Gli incontri: Ven 25 ore 18.00 - Trento tra guerra e pace. Architettura e telecomunicazioni in una città di frontiera, a cura di La Grande Guerra in Cinque Passi e Trentino History.

Sabato 26 ore 17.30 - Luoghi: Note sull’oblio, a cura di Adel Jabbar.

Venerdì 25 ore 18 «Trento tra guerra e pace. Architettura e telecomunicazioni in una città di frontiera», a cura di La Grande Guerra in Cinque Passi e Trentino History. «La Grande Guerra in Cinque passi» nasce da un’idea di Davide Allegri, Andrea Casna e Luigi Carretta. Si tratta di un progetto di Public History con l’obiettivo di divulgare la storia attraverso i social network e condividere passione, esperienze, informazioni, fotografie, filmati e testimonianze sulla tematica della Prima Guerra mondiale.

Sabato 26 ore 17.30. Luoghi: «Note sull’oblio», a cura di Adel Jabbar. I luoghi esercitano una funzione fondamentale nella creazione dei legami all’interno degli ambienti in cui si instaurano le relazioni tra le persone e i propri contesti. Gli individui nel trovarsi in una data area di residenza iniziano una interessante esplorazione al fine di comprendere le possibili opportunità e le diverse opzioni disponibili. Ogni luogo rappresenta di fatto uno spazio di incontro e di scambio. Ciò richiede una progettualità che metta al centro la storia e i cambiamenti in atto, al fine di acquisire maggiore consapevolezza riguardo alle varie sfaccettature dei luoghi quali ambienti per coltivare una memoria plurale finalizzata a costruire un senso di appartenenza.

Info e prenotazioni sul sito: www.atlascurae.it

«Atlas Curae - Per una mappa visiva sul tema della cura tra arte pubblica e pratiche pittoriche» è a cura di Collettivo MAVI (Veronica Bellei, Francesca Piersanti) con Elisa Casati  Progetto di Associazione culturale H2o+ Area ex dopolavoro, Palazzo delle Poste, Trento Artisti coinvolti: Emanuele Benedetti, Luciano Civettini, Luca Coser, Federico Lanaro, Angelo Morandini, Museo Wunderkammer, Laurina Paperina, Michele Parisi, Gianni Pellegrini, Giuliana Racco, Nuvola Ravera.

Il Palazzo delle Poste di Trento: magione di una famiglia nobiliare di epoca rinascimentale, Palazzo a Prato fu in gran parte distrutto da un incendio a metà Ottocento e subito trasformato sotto la dominazione asburgica in un palazzo postale. L’architetto Mazzoni, artefice della grande revisione novecentesca realizzata in chiave futurista del Palazzo delle Poste scriveva nel 1934: « la sede della direzione provinciale delle Poste di Trento non è un palazzo ma un insieme di costruzioni fra loro unite». Il Palazzo è infatti esito di qualcosa di diverso da una ristrutturazione, o un restauro: nasce dall’unione e inclusione dei resti del cinquecentesco palazzo della Famiglia a Prato (del quale rimangono visibili il portale rinascimentale, la trifora che si affaccia sul cortile e alcune arcate) con le vecchie poste austrungariche, che non furono demolite ma reinterpretate in chiave futurista.

La grande opera si presentava d’un intenso blu sabaudo, a celebrala recente annessione di Trento all’Italia, e arricchita da preziosi interventi artistici realizzati dai più importanti artisti del tempo: gli affreschi di Luigi Bonazza e Gino Pancheri, la scultura di Stefano Zuech raffigurante San Cristoforo sul lato sud del palazzo. Infine le vetrate: quelle intatte al primo piano di Enrico Prampolini e quelle perdute di Tato e Fortunato Depero che erano posizionate nel porticato del chiostro e immergevano in caleidoscopici giochi di luce gli spazi dell’ex dopolavoro, che vivranno attraverso gli interventi degli artisti invitati, di nuovi colori e nuove attenzioni.

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