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"Caravaggio. Il contemporaneo"

da oggi la nuova mostra al Mart

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Si è aprta ufficialmente oggi, venerdì, la mostra sul Caravaggio, al Mart di Rovereto fino al 14 febbraio 2021.

«L'attesa mostra Caravaggio. Il contemporaneo - spiega il Mart - offre ai visitatori l'opportunità di contemplare il Seppellimento di santa Lucia, la prima opera siciliana di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, normalmente collocata a Siracusa, nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia.
Attraverso la proposta di diversi livelli di dialogo possibili, la mostra sottolinea l'attualità spirituale di Caravaggio. Il capolavoro seicentesco si riverbera in una selezione di opere e fotografie contemporanee.

Seguendo liaisons concettuali, il Mart propone un confronto tra questo capolavoro e una selezione di opere del grande maestro dell'Informale italiano: Alberto Burri. In un continuo rimando tra immagini, simboli e affinità, completano la mostra il grande dipinto I naufraghi (1934) di Cagnaccio di San Pietro, le opere dell'artista Nicola Verlato e del fotografo Massimo Siragusa, alcune fotografie sulla vita e la morte di Pier Paolo Pasolini».


Eccola finalmente, la pala del Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, lo splendido «Seppellimento di Santa Lucia» che da domani regge al Mart la mostra sul Caravaggio contemporaneo.

Ed eccolo Vittorio Sgarbi , che si gode la vittoria, perché ha voluto questa pala a Rovereto e si è trasformato in un uno e trino: presidente, direttore, curatore del Mart. È la sua prima vera mostra, come ha sottolineare ieri con i giornalisti, dopo più di un anno e mezzo alla guida del Museo d'arte contemporanea di Rovereto. Ed è la mostra su cui si gioca molto, perché Caravaggio è un perno, attorno a cui ha sistemato altre venti opere, di Burri, di Cagnaccio di San Pietro, di Verlato, per costruire un dialogo che attraversa i secoli per arrivare a Pier Paolo Pasolini, di cui, iconicamente, sono in mostra le foto del fascicolo giudiziario del suo omicidio.
Sgarbi ha voluto costruire un dialogo sul corpo e la morte, che inizia dalla Santa Lucia del Caravaggio e arriva alla modernità. Perché per il presidente-direttore-curatore «tutta l'arte è arte contemporanea; contemporaneo è un dato non ideologico, ma semplicemente cronologico».

Si gioca tutto, Sgarbi e forse confida troppo in se stesso, anche se ieri non ha fatto fatica a sovrastare il direttore amministrativo Diego Ferretti e l'assessore alla Cultura della Provincia, Mirko Bisesti. Per la glorificazione c'era spazio solo per una persona: lui. Incurante di tutto, anche delle norme anti-Covid. Ma contava la mostra. E quella c'è.
Il vero problema è che la mostra è molto concettuale: si tratta di afferrare i messaggi che Sgarbi vuole lanciare, sulla morte e sul corpo offeso: Santa Lucia, Pasolini. Il Cretto di Alberto Burri. Ma anche quei corpi di Cagnaccio di San Pietro. E beffandosi di certe omofobie che albergano sulle sponde leghiste - ma par di capire non nel giovane Bisesti - ha rivendicato la forza dell'omosessualità di un Caravaggio e quella di un Pasolini. Orgogliosamente tenuti legati in maniera speculare da Sgarbi. Ecco, ieri Sgarbi ha fatto una lectio magistralis. E va bene. Ma da domani al 14 febbraio, giorno di chiusura della mostra, non ci sarà uno Sgarbi replicante per ogni visitatore a spiegare i nessi culturali e antropologici di questa mostra ambiziosa, anche se, come è stato sottolineato, i parallelismi tra le epoche e tra gli artisti, il Mart li ha fatti anche in passato, come ad esempio con la mostra di Antonello da Messina.

Ma come non prevedere che si aprirà una piccola crepa il 4 dicembre, quando la Pala di Caravaggio dovrà tornare a Siracusa nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia e al suo posto ci sarà la copia realizzata da Factum Arte? Sgarbi ha sfidato tutti a capire quale è l'originale e quale la copia. Bel giochino, ma è già svelato in partenza se i visitatori sanno che l'originale a dicembre avrà già superato lo Stretto di Messina.

Ma Sgarbi ha tenuto il colpo. Non solo. Ha anche sottolineato di essere il più bravo: più di Gabriella Belli che aveva il doppio dei suoi soldi nel budget. Più della direttrice Cristiana Collu, svaporata nel suo elitarismo, più di Ilaria Vescovi che avrebbe preso una mostra su Artschwager, ovvero di un artista «americano di secondo piano», parole sue e più di Gianfranco Maraniello, a cui, secondo Sgarbi, difetta l'entusiasmo. Ma ora c'è lui.

Comunque, al di là di queste provocazioni sgarbiane, resta il fatto che il Caravaggio c'è, quello vero: che è da vedere. Pittore tra i più dirompenti, ritrovato e riscoperto a metà Novecento da Roberto Longhi, il grande storico e critico dell'arte. Da allora Caravaggio ha rotto gli argini ed è diventato - com'è giusto che sia - uno degli artisti più amati e conosciuti e popolari nel suo travolgente segno artistico. Perennemente nei guai, l'artista, condannato a decapitazione e continuamente in fuga, evase da Malta nel 1608 e giunse a Siracusa. Qui realizzò il "Seppellimento" per l'altare maggiore della Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, nel luogo dove, secondo la tradizione, la santa fu martirizzata. È un Caravaggio ormai maturo, che Sgarbi esalta e ama, sottolinea i colori del quadro e ciò che non c'è o meglio che c'è ma evidenzia una certa oscurità dell'anima. Lo mette in relazione con Burri, con le fotografie al Cretto di Gibellina fatte da Massimo Siragusa. Rimanda ai legami con Pasolini, loro così simili e così legati al martirio. In mostra anche due opere-sipario che aprono e chiudono: una di Hermann Nitsch, presente nelle Collezioni del Mart, e una di Margherita Manzelli, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Ma ci sono anche dei focus da segnalare, come quelli di Nicola Samorì e Luciano Ventrone, lui in particolare con le sue nature morte iperealiste.
Attorno alla mostra anche molti eventi: spettacoli, performance, incontri, presentazioni. Il primo apputamento è con «Maddalene. Da Giotto a Bacon», uno spettacolo di Giovanni Testori con la regia di Valter Malosti, musiche originali di Carlo Boccadoro eseguite dal vivo da Lamberto Curtoni. Appuntamento il 17 ottobre alle 20.30, Auditorium Fausto Melotti.

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