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Cecilia Mangini

spiega il fascismo

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Nove anni fa su queste pagine intervistavamo Cecilia Mangini , considerata la prima documentarista donna italiana e scomparsa venerdì all'età di 93 anni. Approdata al cinema dalla fotografia, Mangini iniziò i suoi lavori con un'attenzione alle periferie e alle tradizioni in conflitto con la modernità, anche grazie all'amicizia con Pier Paolo Pasolini, dalle periferie romane («La canta delle Marane»), alle prefiche della Grecìa salentina («Stendalì»).

Ma verrà ricordata soprattutto per i suoi documentari politici ed in particolare per il fondamentale All'Armi siam fascisti! realizzato nel 1962 assieme al marito Lino Del Fra, a Lino Micciché e Franco Fortini. Già disponibile in dvd per RaroVideo, la pellicola è ora visibile gratuitamente sulla piattaforma Vimeo per un'iniziativa di Aamod, l'archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. La stessa fondazione che oggi renderà disponibile altro materiale, in omaggio alla regista. Finanziato dal partito socialista come reazione indignata al tentativo di governo neofascista di Tambroni, il film offre una preziosissima raccolta di materiale audiovisivo di repertorio, che i registi hanno recuperato negli archivi di tutta Europa; un grande contributo venne anche dal governo spagnolo in esilio.

Militante in più passaggi, il documentario consente una visione completa del fascismo, dall'ascesa al potere al tragico epilogo, e del rapporto che ebbe con la popolazione italiana, anche a mezzo della comunicazione. A tutt'oggi, esso rappresenta un importante contributo per capire come nasce una dittatura e per non dimenticarne i crimini, con cui, ancora oggi, non abbiamo fatto compiutamente i conti. «Forse bisogna perdonare – ci aveva detto – ma solo se la riconciliazione è condivisa da tutti, non solo da una parte; dimenticare, invece, mai, perché solo il ricordo ci permette di affrontare il futuro».

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