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Insegnare coro a distanza?

Il professor Donati: «Spiace

ma è davvero impossibile»

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E’ una sfida nella sfida a nuove possibili forme di didattica quella legata alle lezioni online di musica d’insieme come quella corale. Lo evidenzia Lorenzo Donati che insegna al Conservatorio Bonporti di Trento direzione corale e composizione corale e come i suoi colleghi è impegnato nella didattica a distanza. Toscano, compositore, direttore e violinista, Lorenzo Donati svolge un’ intensa attività concertistica come direttore con l’Insieme Vocale Vox Cordis e l’ensemble UT, con il quale ha vinto il più prestigioso premio mondiale di canto. Dirige il Coro della Cattedrale di Siena collaborando con i più importanti artisti del panorama internazionale.

Professor Donati, come vive queste forme di didattica imposte dal covid-19?

«L’impatto sulla didattica dei povvedimenti e le limitazioni inerenti il coronavirus è stato molto forte. In particolare per tutte quelle materie musicali che prevedono la partecipazione di più persone. Quindi è evidente che i provvedimenti hanno reso impossibile la realizzazione di tutte le lezioni che prevedessero la compartecipazione di più allievi e musicisti. Se alcuni docenti di strumento hanno potuto realizzare le lezioni online, per le materie di musica d’insieme non c’è stata la stessa possibilità».

Per quale motivo?

«Ragioni tecniche di collegamento, supporti, connessioni, non rendono possibile ancora oggi la sincronizzazione degli eventi audio. Quindi anche la direzione di coro si è dovuta arrangiare rimodulando la didattica e rinnovando completamente il programma di studi. La parte teorica dell’insegnamento ha per certi versi trovato una agevolazione dalle lezioni online, perché l’utilizzo di supporti audio/video hanno reso in alcuni casi più efficaci alcuni passaggi della didattica sul repertorio, la composizione, la tecnica di base. Ma al direttore manca il suo strumento che è il coro».

Lei si propone in forma di video conferenza attraverso i social con lezioni di carattere teorico: le sue materie di insegnamento sono basate sull’attività pratica e risulta diffcile rispettare la “distanza sociale”: come si può superare il problema?

«Al momento è insormontabile. Questo non dipende dall’Italia o dalle connessioni. E’ un problema mondiale che assilla anche i grandi teatri. Non esiste un sistema per riuscire a mettere in sicrono in diretta i musicisti. Anche se verrà creato sarà comunque assai alienante far musica d’insieme, ma da soli. Quindi come in un’invasione barbarica o dopo un cataclisma dovremo attendere che la situazione torni ad essere più vicina alla realtà che rende possibile la musica: quella parola che oggi fa paura: aggregazione. La musica d’insieme si fa insieme. Potremo anche andare insieme via computer, ma non sarà la stessa cosa. Oggi ci sono vari sistemi che agevolano le prove e le lezioni. Molti supporti online aiutano gli allievi e i cantori, ma stiamo sfamando i musicisti con un cibo che non li nutre. Per il momento li tiene in vita e ci tiene in vita, ma la musica ha bisogno della vita e la vita della musica».

Ritiene che la convivenza con il virus possa indurre a progettare un futuro diverso per la musica d’assieme in generale e per l’attività corale in particolare?

«Spero proprio che non accada mai di pensare che si possa fare musica corale senza il coro. I supporti tecnici e le connessioni potranno migliorare e divenire straordinariamente reali, ma l’uomo non può cantare assieme senza la vibrazione e l’energia del corpo dei suoi compagni di coro. Tutto il virtuale è distante da noi, una carezza, uno starnuto, un sorriso, la porta che cigola, il profumo di quella persona, il tono della voce di un’altra, il fatto che ti passi la matita per scrivere un appunto nella partitura. Questa è umanità, indispensabile per fare musica ed emozionare. L’emozione non nasce mai dalla tecnica».

Il mondo musicale trentino, ricco di bande e cori, sta vivendo un momento di grande sofferenza: oltre l’emergenza pensa che il Conservatorio sia in grado di formulare un progetto alternativo?

«Non penso che il mondo dei cori e delle bande potrà trovare sufficiente pienezza e stimolo nei collegamenti online, perché un valore importantissimo, soprattutto in Trentino, è quello sociale. Si canta e si suona assieme perché si è comunità. La comunità online è altra cosa. Lavoriamo perché il Bonporti sia un centro di aggregazione musicale che offra spazi anche per le realtà corali e bandistiche, in sicurezza, ma verso un ritorno alla normalità».

Lei è anche un concertista e direttore di coro con un’intensa attività sia pratica che organizzativa: quanto le pesa dover rinunciare ai concerti?

«Tutto quello che era in programma è saltato. In Italia e all’estero. Inviti, concerti, masterclasses e concorsi. Per certi versi erano anni che volevo prendermi una pausa per mettere a posto alcune cose e dare spazio ad un progetto di un portale online per direttori, compositori e cantori. Questo periodo mi ha concesso, involontariamente, il modo di aprire e sviluppare questa iniziativa. E’ nato il più grande portale italiano di musica corale www.coronline.it anche grazie alla collaborazione con allievi ed ex allievi del Bonporti. I concerti riprenderanno, lentamente, ma riprenderanno, in più avremo guadagnato qualche mese per ricaricarci e un’iniziativa online che offre gratuitamente partiture, approfondimenti, interviste e molto altro».

Qualche consiglio ai coristi trentini per mantenere vivo il legame con la propria vocalità?

«Continuare a cantare. Cantare musica già conosciuta o addentrarsi nello studio di nuove partiture. Se uno ha difficoltà con le prove online o i collegamenti, canti anche da solo. Canti con qualche amico a distanza di due metri, ma canti. Riprenderemo presto. Magari distanziati, ma riprenderemo. Cantiamo assieme. Non perdiamo il vizio di far musica e ascoltare musica. Possiamo utilizzare questo periodo anche per scoprire altri generi musicali ed aprire i nostri orizzonti».

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