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Michael Rosen: «Voglio emozionare Rovereto»

La nostra intervista al jazzista americano che venerdì sera suonerà con il Northern Quartet alla Summer Sessions del Cdm

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È tempo di Summer Sessions a Rovereto con il doppio live di venerdì con il e di sabato con Rossana Casale. Due live al Cortile Urbano di Rovereto entrambi alle ore 21 organizzati dal Cdm in collaborazione con il Comune per una rassegna arrivata alla 19ª edizione.

Il sassofonista americano Michael Rosen, noto anche per il suo sound estremamente caldo e le sue performance energetiche, sarà accompagnato dal pianoforte di Andrea Pozza, dal contrabbasso di Piero Leveratto e dalla batteria di Fabrizio Sferra. Il repertorio del quartetto parte dalla tradizione del jazz degli anni ?50 in avanti, con opere di compositori come Cole Porter, George Gershwin e Jerome Kern, nonché brani di perfomer storici da Charlie Parker e Tom Jobim a Thelonious Monk.

Rosen, da quali prerogative è nato il Northern Quartet?

«Volevo mettere insieme un quartetto di musicisti della mia generazione con i quali avere un’affinità, soprattutto per suonare i brani più classici. Sferra è un’amico di vecchia data ed è sempre stato un grandissimo batterista con il quale mi sento a mio agio. Con Andrea Pozza era da svariati anni che parlavamo di suonare insieme senza mai riuscirci, e avendo in mente l’idea di un repertorio prevalentemente di ?standard? jazz, lui era la scelta ideale. Sia lui che Piero Leveratto hanno accompagnato molti jazzisti americani e sapevo che mi sarei trovato in una botte di ferro. Così è stato».

Dal punto di vista sonoro quali sono le caratteristiche del gruppo?

«Il nostro è un suono raffinato, ma anche di grande energia, che predilige il suonare e l’ascoltarsi insieme, il tutto arricchito da anni di esperienza da parte di ciascuno degli elementi, e l’amore per la tradizione, in termini concettuali, senza però rinunciare allo stile individuale di ciascuno di noi».

Come ha scelto i musicisti di questa line up?

«Soprattutto per la sensibilità, l’arte di accompagnare in modo artistico e la voglia di sostenere il pensiero musicale degli altri elementi sul palco, senza l’eccessivo protagonismo che porta talvolta i musicisti a voler uscire a livello individuale a scapito dell’insieme».

Come descriverebbe il live set alla Summer Sessions?

«Un misto di standard jazz caratterizzati dalla semplicità e dalla melodia, aggiunti a qualche brano della mia discografia.L’intento principale è quella di comunicare sentimenti al pubblico che vanno oltre la tecnica, con la speranza di far smuovere lo stato emotivo degli ascoltatori e condividere il fatto di commuoversi con una bellissima melodia o un momento di interplay emozionante».

Quando è nata la sua passione per il sax?

«Il sax l’ho scelto tra tanti strumenti a fiato che ci erano stati mostrati da alcuni maestri quando stavo alla scuola elementare.
Mi piaceva il suono e la forma dello strumento».

Lei si diverte anche a cantare.

«Sì, trovo che cantare sia la forma di espressione perfetta.
È un rapporto diretto tra quello che abbiamo nella testa e nel cuore, ed è la cosa che arriva di più al pubblico, anche quando non è fatto nel modo perfetto. Anche il significato delle parole delle canzoni è una cosa importantissima che troppe volte noi jazzisti tralasciamo».

Cosa le piace maggiormente del pubblico italiano che viene a seguire i suoi concerti?

«La voglia di condividere delle emozioni con chi sta sul palco e l’apertura, soprattutto al livello comunicativo, la simpatia e il sostegno».

Cosa le manca di più invece degli Stati Uniti?

«Un individualismo spiccato, nel senso positivo del termine, soprattutto nelle città più grandi e progressiste, come New York. La voglia di spingere sempre oltre e di rinnovarsi in continuazione, anche in termini artistici. Il fatto di guardare di più al futuro che non al passato, e la grandissima varietà in tutto, dai ristoranti, ai vestiti, alle razze, fino alla musica».

Come ha vissuto il periodo più difficile del lockdown?

«Oltre ad insegnare online per il Cdm, è stato un periodo di riflessione, di qualche momento creativo e di rilassamento. Non ho sofferto il bisogno di apparire, e perciò mi sono dedicato poco ai video online...forse ne giravano anche troppi. Ho preferito vivere in modo semplice e cercare di pensare al mio benessere generale, sia fisico che psicologico».

Sta lavorando a un nuovo disco?

«Ci sono nel cassetto alcuni brani che diventeranno dei video, forse anche dei cd. Alcuni sono pezzi molto melodici che saranno arrangiati con archi ma ho fatto anche un rap/funky con un tema umoristico/politico che al momento sta arrangiando un grande musicista americano, Morris Pleasure, noto per essere stato il direttore musicale degli Earth, Wind and Fire, di Marcus Miller, e, attualmente, di Bette Midler».

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