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Arisa: «Ritorno a Sanremo? Vediamo»

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«L’artista è un po’ un artigiano. Quindi è una persona che il lavoro lo crea, lo finalizza e porta avanti le sue idee: non possiamo essere comparse della nostra vita. Dobbiamo essere protagonisti, altrimenti è solo un fatto commerciale», dice Arisa, acronimo di Rosalba Pippa (il suo vero nome). E il suo stile di pensiero non passa inosservato. Acuta, sensibile e garbata. Come il suo stile di vita: si alimenta di passati di verdura, frutta, thè matcha e alga sprirulina (qualunque cosa siano), ritorna a incidere pubblicando «Ricominciare ancora», un nuovo singolo che è anche un invito alla ripartenza: nel brano parla della speranza per un futuro migliore, non solo dopo l’emergenza sanitaria ma anche nella sua rinnovata vita professionale. E si mette in proprio con la sua etichetta discografica «Pipshow».

L’abbiamo incontrata al Filming Fest Sardegna Italy di Tiziana Rocca e ci ha raccontato come abbia deciso di ritornare dal suo pubblico più determinata che mai. «Penso che la maggior parte degli artisti in questo periodo storico siano tormentati dal fatto che la musica corra via troppo veloce e che non si capisca bene se si possa ancora rimanere se stessi - continua -. Ho riflettuto molto su questo aspetto e ho pensato che la cosa migliore era agire in autonomia anche a livello artistico e così ho deciso di mettermi in proprio e autoprodurmi».

Una scelta coraggiosa?

«Puoi essere scontenta di come vanno le cose ma se non sai fare meglio devi stare a quello che c’è. Invece io sto cercando di capire se possa gestirmi da sola e dare un’identità a quelli che sono i miei sogni. Quando scelgo un brano, il video da fare, dove esibirmi, sono io a decidere. “Ricominciare ancora” è un brano riflessivo che ho scelto durante il lockdown perché mi dava la forza di pensare positivo nonostante tutto quello che stava succedendo. Credo che la pandemia ci abbia reso più responsabili e ho capito che tutto non è infinito, che ci sono delle priorità, che si dovrebbe avere più rispetto per i temi ambientali e non avere questa smania del possesso, dell’accumulare per mostrare agli altri per essere amato. In realtà sei apprezzato per quello che sei e non per quello che hai. Sono convinta che più hai e più t’impoverisci dentro».

Prima dei successi sanremesi ha fatto una lunga gavetta..

«Sì, avevo tre anni quando ho iniziato a cantare e se devo buttare un sogno nel gabinetto solo per denaro, per fare le vacanze in un resort di lusso, non mi va proprio».

Al Festival trova il suo habitat naturale: tornerà in gara?

«Amadeus aveva sentito un brano che gli piaceva e mi ha inviato un sms molto carino. Vedremo».

Per chiudere: come ha vissuto il lockdown?

«I primi tempi con grande terrore: ho i genitori che vivono da soli in Basilicata, mia madre in questi anni ha avuto grossi problemi di salute e il rischio per lei era alto. Però la mia regione si è difesa bene perché siamo come i cinesi e appena vediamo qualcosa che non va siamo ligi nel rispettare le regole. Dopo un po’ mi sono rilassata e ho scritto, cantato, ho visto una marea di film e mi sono dedicata a me stessa come un’adolescente in vacanza. Mi sono riappropriata della mia casa perché è dal Sanremo 2009 con “Sincerità” che sono sempre in giro. Però sono riuscita a fare una buona cosa con questo singolo, credo sia una bella cosa per ricominciare», ancora.

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