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«Trentino Digitale», Delladio 

nuovo presidente: «Lo so

saranno tonnellate di rogne»

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Carlo Delladio è il nuovo presidente di Trentino Digitale. La nomina è arrivata l'altroieri, nell’assemblea della spa. La società frutto della fusione, a fine 2018, di Trentino Informatica e Trentino Network, ha vissuto e vive anni travagliatissimi: senza presidente (fino a ieri), dopo l’addio anticipato di Roberto Soj, costretto alle dimissioni, in forza di una condanna per bancarotta e peculato, nemmeno un anno dopo che il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e l’assessore Achille Spinelli lo avevano insediato sulla tolda di comando della spa di via Gilli; senza direttore generale; e senza un piano industriale, per il quale Soj aveva affidato una consulenza a Price Waterhouse.

Carlo Delladio è un dottore commercialista e revisore legale di 52 anni, originario di Tesero, che divide la sua residenza tra Bolzano e Trento. Nel giugno 2019 fu nominato nel collegio sindacale di Trentino Digitale su indicazione del Consorzio dei Comuni, soci di minoranza della spa il cui capitale è all’88% in capo alla Provincia. Non è dunque diretta espressione della giunta Fugatti, e la sua autonomia l’ha mostrata negli ultimi giorni: ha accettato la nomina, chiedendo forti deleghe. Pur occupando ruoli di rilievo in società a livello locale (ad esempio, membro del cda di Cassa del Trentino da cui si è dimesso ieri dopo la nomina in Trentino Digitale), Delladio è praticamente sconosciuto in Trentino. Ma non è un caso. Il professionista ha fatto della riservatezza una regola di vita, tant’è che è arduo trovare una sua foto in internet. Semplicemente: conta la sostanza, non l’apparire.

E la sostanza, nel caso di Delladio, che ha fatto la gavetta nello studio di Bruno Frizzera, oltre che nella collaborazione con il Sole 24 Ore e la docenza a contratto ad UniMi in analisi finanziaria, si sostanzia nei decennali incarichi nel settore delle telecomunicazioni, in società del Gruppo Telecom, Italtel, Nexi, La7, Fastweb. A volerlo in Telecom Italia Sparkle fu il manager trentino Franco Bernabè, all’epoca presidente di Telecom. C’era da risanare e ristrutturare, cioè fare pulizia nei conti e nella organizzazione (con l’ad agli arresti per maxiriciclaggio). E così fece, il commercialista la cui giornata di lavoro comincia alle 5 e finisce a mezzanotte, con doppio studio professionale a Trento e a Milano. È stato nel cda di Italtel, partecipata da Cisco System, di Flash Fiber, che sta realizzando le reti in FTTH nelle principali città italiane, e di TN Fiber che le sta realizzando nelle aree bianche del Trentino. Ha avuto incarichi nel Gruppo Nexi, società di Pay Tech (pagamenti ditigali).

Perché, Delladio, ha accettato l’incarico in Trentino Digitale?
«Perché nei prossimi 20 anni questa società sarà strategica per lo sviluppo economico e finanziario del Trentino».

Lei mette il sedere nella pedate. Saranno rogne...
«Tonnellate di rogne. Ma è stato così anche in Sparkle e Italtel, risanate».

Nell’ultimo anno se ne sono andati 25 dipendenti, tra cui tecnici qualificati. Una fuga.
«Conosco la situazione, e so anche dove sono andati molti di loro: in Informatica Altoatesina, inhouse della Provincia di Bolzano di cui sono stato presidente dell’organo di vigilanza. Incontrerò i dipendenti. C’è da dare loro sicurezza e prospettive. Che ci sono: Trentino Digitale ha due cose che altri non hanno, nemmeno Informatica Altoatesina: le reti, con la fibra ottica, e i data center con lo sviluppo dei software... C’è solo da investire e sviluppare».

Senza privatizzare parte della società?
«Assolutamente, non è da fare. Dal Recovery Fund, che ha tra le priorità la digitalizzazione, arriveranno almeno 50 milioni di euro. C’è solo da investire, mettere risorse nella società, e lavorare con i Comuni e con la Provincia di Bolzano. I problemi vanno affrontati uno ad uno».

Ha voluto deleghe forti. Quali?
«La gestione dei rapporti di carattere strategico con la Provincia e gli altri organismi pubblici e privati, il controllo sulla attuazione del piano industriale e sulle funzioni di audit. Anche sulle funzioni legali relative alla sicurezza e all’anticorruzione...».

La sicurezza?
«Sì, la cybersecurity è decisiva. Il mondo post Covid sarà completamento diverso. È già così: a Zurigo i dipendenti di banche e assicurazione lavorano tutti da casa, e non torneranno più in ufficio. Lo stesso per 50 mila dipendenti di Telecom. Ma oggi il sistema dello smart working è assai vulnerabile, è aperto a tutti».

Quali saranno le sue scelte prioritarie?
«Su questo resto riservato. Voglio prima entrare, confrontarmi. A Trentino Digitale non arriva un curatore fallimentare: arriva uno che conosce il mondo delle reti informatiche, indipendente e non targato politicamente. Io credo molto al rapporto con i Comuni. Se mi definiscono il “presidente dei Comuni”, ci può stare».

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