Salta al contenuto principale

Tsunami alla Cantina Toblino

licenziati i due enologi

che ora vanno per avvocati

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
6 minuti 32 secondi

Acque agitate a Toblino. Non nel lago, ma alla storica Cantina Sociale, dove il consiglio di amministrazione, nell'ultima seduta, ha decretato il licenziamento in tronco («per giusta causa») dei due enologi storici: Lorenzo Tomazzoli - 38 anni in cantina - e il suo braccio destro Marco Pederzolli .
L'annuncio - urbi et orbi - è venuto dallo stesso Tomazzoli su Facebook: «Comunico che l'altro ieri sono stato licenziato da Cantina Toblino dopo 38 anni al servizio dell'Azienda. Mi viene additato un garbuglio burocratico che contesta il mio zelo preciso, prudente e per aver voluto uva buona. Stessa sorte anche per un mio collega, nell'indifferenza di un CdA che non ha nemmeno voluto ascoltarci».
Un fulmine a ciel sereno, nel momento in cui Toblino stava dando degli ottimi frutti con la conferma dei Tre Bicchieri Slow Food, e importanti premi internazionali. 
Ma quali sono i «garbugli burocratici»? Come sempre, in una guerra, c'è una causa scatenante e motivi di tensione precedenti. La Grande Guerra scoppiò per l'assassinio dell'Arciduca, ma il motivo erano le tensioni fra le grandi potenze. A Toblino la causa scatenante - qualcuno direbbe «il pretesto» - sono le uve della vendemmia 2018 che gli enologi "troppo zelanti" non avrebbero accettato con una gradazione fuori protocollo. Cosa che loro (vedi lettera a fianco) giustificano punto per punto.
E le tensioni pregresse? Quello che va in scena a Toblino sembra un copione già visto e già vissuto, e vengono in mente le vicende di Mori-Colli Zugna, e prima ancora di Nomi (per non parlare di Isera). Ovvero di piccole cantine cooperative della galassia Cavit, nelle quali prima o poi accade sempre un patatrac.
Il fatto è che la frattura fra gli enologi storici e l'azienda è iniziata con l'arrivo del nuovo direttore, Carlo De Biasi , tre anni fa. Arrivò a fine vendemmia, e per prima cosa nominò un consulente esterno. Oltre ad assumere uno stagionale che a fine vendemmia divenne un quadro dirigente. A suo modo, può vantare i grandi successi che si sono succeduti in queste ultime stagioni. Ma inutile nascondersi che - come il petrolio nella guerra dell'Iraq - il nodo del contendere è un altro. E cioé le preziose uve «base spumante» che in Valle dei Laghi vengono benissimo.
Toblino negli ultimi anni ha fatto quello che una cantina che vuole guadagnare farebbe: ha venduto al miglior offerente. Prima 10 mila quintali, poi 20 mila, in futuro 30 mila quintali di ottima uva base spumante che ha preso la direzione delle Cantine Ferrari dei fratelli Lunelli. La cui sede di Ravina è proprio fianco a fianco di quella della Cavit .
Ora Tomazzoli e Pederzolli si sono rivolti agli avvocati: ieri hanno firmato l'impugnazione del licenziamento, e si andrà ad una causa davanti al Giudice del Lavoro. Sarà una causa interessante. Sulla quale il presidente della Cantina Toblino, Bruno Lutterotti , non vuole dire niente: «Non capisco perché il giornale si debba occupare di una questione aziendale», ci ha detto bruscamente ieri al telefono. Insomma: i panni sporchi si lavano in casa, secondo il presidente, uomo che conta nei piani alti di Ravina. Quelli della Cavit. Ovviamente.

 

LA LETTERA

 Ecco la memoria che Mauro Pederzolli ha presentato, e che viene «condivisa in toto» anche da Tomazzoli. 

La questione potrebbe essere di difficile comprensione in quanto, oltre che "iperspecialistica", potrebbe essere forse anche infondata, dato che l'oggetto della contestazione disciplinare mossaci è ciò che normalmente e prudenzialmente fanno molte altre cantine trentine.
Venendo ai fatti, a differenza di quanto avviene con le DOC, nel disciplinare IGT "Vigneti delle Dolomiti" non vi è nessuna indicazione sulla gradazione minima naturale che le uve devono avere per essere rivendicate come tali.
Noi abbiamo sempre adottato una interpretazione prudente, risalente a vari lustri indietro nel tempo, condivisa con gli organi di controllo, ed adottata dalle cantine trentine, che fissa a 9 %vol il grado minimo per destinare l'uva ad IGT VDD.
Oggi ci viene contestato che avremmo dovuto adottare un'altra interpretazione che di fatto abbassa questa soglia a 8,50 %vol, ponendo di partire dai 10 %vol prescritti al consumo dal disciplinare, prima di un eventuale arricchimento consentito fino 1,50 %vol.
Entrambe le versioni nessuno è disposto a metterle per iscritto, ma quest'ultima è comunque di difficile attuazione pratica.
Infatti gli attuali canali di cessione della cantina richiedono i vini IGT con un grado minimo di 10,30 %vol. Da questo valore, detratto un arricchimento possibile (non è obbligatorio) del mosto di 1,49 %vol ottengo una gradazione di 8,81 %vol, la quale deve tener conto della tolleranza della misura rifrattometrica del tenore zuccherino (0,2 babo = 0,13 %vol). Quindi 10,30-1,49+0,13=8,94 %vol. Un valore che mi pare molto più vicino al 9 piuttosto che al 8,50, pur partendo dalla versione meno prudente.
Per meglio comprendere vi propongo l'esempio di un trasportatore che percorre un tratto urbano. Qui il limite di velocità non è segnalato, ma è risaputo essere i 50 km/h. Egli conduce il veicolo ai 49,99 km/h ma si vede contestare di non aver transitato ai 55 km/h, esistendo probabilmente una tolleranza, ed avendo quindi creato un danno alla ditta per il ritardo che ha accumulato andando più prudente. Se poi se avesse preso una multa o causato un incidente? A questo proposito i vertici della Toblino hanno sempre tenuto a ribadire che "chi sbaglia paga".
La contestazione viene mossa praticamente per "eccesso di zelo" agli esecutori diretti o indiretti. Nulla viene invece addebitato al direttore generale, più volte intervenuto nella gestione dei gradi minimi delle bolle, o al consulente incaricato dal CdA nella vendemmia 2017 (e anche dopo) di controllare ed impostare il funzionamento della contabilità vitivinicola; inoltre si prescinde dal fatto che tutti, ivi compreso il Presidente e l'intero cda avessero piena conoscenza circa l'operato oggetto di contestazione visto che era espressamente previsto nel regolamento di conferimento per soci e delegati dai soci.
Rimane poi il fatto che il grado minimo delle uve garantisce, attraverso il vinificatore, la migliore qualità possibile del prodotto al consumatore, tutelando l'immagine della maison e del territorio di cui porta il nome. 
A mio modo di vedere la questione è un pretesto creato in "laboratorio" e sottoposta solo a cose fatte al CdA. La partita era già chiusa prima di essere aperta, poco importa delle giustificazioni addotte.
Secondo me la posta in gioco non è solo liberare i posti di due "rompi". Ritengo che alla vigilia del rinnovo di tutto il CdA serva un capro espiatorio per "coprire" la decisione arbitraria della cantina di pagare 40 €/q.le l'uva sotto i 14,20 babo (9 %vol), quindi Nosiola, Mueller e Schiava. Evidentemente questo ha messo in difficoltà i viticoltori eroici della Valle dei Laghi che, con il precedente sistema, potevano almeno coprire i costi di produzione.
Non solo. Se si conferma il trend dell'anno scorso, alla prossima assemblea dei soci l'attuale presidenza potrebbe trovare un fronte critico. Creando ad arte un motivo di preoccupazione si libera il campo da possibili outsider verso la riconferma.
Il "più prestigioso e prezioso vignaiolo collettivo espresso dal Trentino" oggi dimostra una triste similitudine con il Titanic. Il lungo umile lavoro degli "Uomini della Toblino" ha costruito in 50 anni di storia una azienda ben organizzata, con due società controllate (per gestire azienda agricola ed osteria) ambiziose ed in sostanziale equilibrio. Non è un caso che siano arrivati i "Tre bicchieri" con il Vino Santo 2003 e la Nosiola L'Ora 2015.
Da tempo il Titanic però ha cozzato nell'Iceberg, e sta calando su un fianco. Calano i prezzi delle uve, nonostante siano aumentate le liquidazioni del consorzio di secondo grado o le cantine consorelle migliorino le performance di bilancio. Per la prima volta è iniziata una fuga di soci verso altre cooperative dove, oltre alle migliori liquidazioni, possano trovare la disponibilità ad affrontare serenamente le situazioni che la produzione viticola propone. Le due società controllate sono entrate in una fase di pesante perdita di bilancio.
Ma "l'orchestra continua a suonare" sulle note di "circolari soci" autocelebrative, post, foto che ritraggono un paesaggio ormai passato.
E quando due marinai lanciano l'allarme, il capitano preferisce farli fuori e buttarli a mare.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy