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In Trentino nessun decesso

Bordon: «Seconda ondata?

Siamo attrezzati»

Attualmente le persone ancora positive sono in tutto 103

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Ancora una giornata all'insegna della stabilità quella rappresentata dai dati dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari che alle 9 di stamane confermavano l'assenza di decessi ed un solo caso positivo in Trentino.
I pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere della provincia sono 8, di cui 1 affidato alle cure intensive.

Non disponibile ancora il numero dei tamponi effettuati che dovrebbe essere comunicato in serata.

La mappa interattiva aggiornata riporta che attualmente i positivi accertati con tampone in Trentino sono 103.

 

 

 

Intanto il direttore delll'Azienda sanitaria Paolo Bordon, spiega le strategie per essere pronti a fronte di una eventuale seconda ondata

Quanto tempo ci vuole per avere il risultato di un tampone? Facciamo che io sia una maestra di scuola materna.

«Nel giro di due o tre giorni lei ha l’esito».

Non è troppo?

«Se c’è un’urgenza o una sintomatologia, ovviamente, in poche ore si sa».

Quante ore?

«Due o tre».

Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale, è orgoglioso del lavoro fatto ma avverte: ci sarà da battagliare ancora, istruire la gente, prendere precauzioni. Ma il Covid-19, questa immane tragedia, può avere portato anche qualcosa di buono perché ha costretto ad aggiustare certe storture, investire negli ospedali e adottare nuove soluzioni.

Bordon, sui tamponi, dunque, agite per vie differenti a seconda del caso.

«Chiaro. Sui tamponi viene scritto ?urgente?, quando si ritiene opportuno; sia che la persona si presenti al pronto soccorso, sia che si trovi a casa e manifesti dei sintomi. Quando si tratta di un controllo di screening, invece, non cambia molto se il risultato arriva dopo due giorni».

Speriamo.
«Guardi, ieri (sabato, ndr) abbiamo fatto quasi 1.300 tamponi: sono tutti di screening, perché ormai le persone malate saranno una settantina. Tengo a sottolineare che noi facciamo una quantità enorme di accertamenti, considerati i numeri della nostra popolazione».

Continuerete su questa strada?

«Certo, e le faccio un esempio. Venerdì scorso siamo partiti con i tamponi sulle maestre delle scuole materne che riaprono.
L’assessorato all’istruzione ci ha fornito l’elenco delle maestre. Siamo partiti con quelle più a rischio, diciamo così».

Le maestre dai 55 anni in su?

«Esatto. Sono circa un migliaio. Poi faremo le altre, ovviamente su base volontaria. Venerdì hanno cominciato a presentarsi, e poi sabato.
E lunedi (oggi, ndr) riprendiamo».

Come funziona l’operazione?

«Le maestre si presentano ai drive through».

Non scendono neppure dalla macchina.

«Infatti. Si presentano su appuntamento presso la struttura di riferimento, in base alla residenza, e fanno il tampone. Ora, finalmente, passato il picco dell’emergenza, abbiamo il tempo di attuare queste politiche di prevenzione: industriali, mondo della scuola, operatori sanitari, ovviamente, e molti altri settori. Il personale dei supermercati, anche; i cassieri. Ora che i numeri sono più bassi, riusciamo a fare tutti questi controlli».

La situazione è migliorata di molto rispetto a due mesi fa, ma se in autunno arrivasse una seconda ondata di positivi al Coronavirus?

«Siamo molto più attrezzati. Conosciamo la malattia molto più di prima e i nostri sforzi non sono stati compiuti invano. Abbiamo riconvertito degli spazi negli ospedali e acquisito nuove attrezzature».

Investimenti importanti?

«Alla fine di marzo, ad esempio, per adeguare soprattutto la parte elettrica delle sale operatorie abbiamo speso circa 1 milione di euro».

E adesso?

«Proprio questa settimana discuteremo con l’assessorato di come utilizzare le risorse previste nel Decreto rilancio».

L’obiettivo?

«Creare altri posti di rianimazione. Averne stabilmente altri 46».

La vostra offerta prima del Covid era di 32 posti tra Trento e Rovereto.

«Durante l’emergenza siamo arrivati a un centinaio, utilizzando le sale operatorie. Adesso vogliamo investire per arrivare stabilmente a un totale di 78. Un totale molto alto.
Un investimento notevole. Sicuramente verranno effettuati degli interventi importanti su Rovereto, che è il nostro Covid Hospital, ma anche su Trento e gli ospedali di valle: stiamo discutendo con l’assessorato, infatti, sul potenziamento della rete dei servizi sul territorio».

La sua speranza, Bordon?

«La mia speranza è che questo sforzo non sia finalizzato al Covid ma sia un investimento stabile».

La pandemia come occasione per il salto di qualità.

«Grazie ai nuovi investimenti verranno ripensati gli accessi ai pronto soccorso in tutti gli ospedali di valle. Vogliamo creare percorsi di sicurezza per possibili malati da isolare. In settimana inizieremo a discutere questo piano con l’assessorato».

Questione mascherina: pare che tra una settimana potremo farne a meno, all’aperto. Vero?
«È una decisione che dovrà assumere il presidente Fugatti».

Qual è, Bordon, il suo pensiero: mascherina sì o mascherina no?

«Una cosa dev’essere chiara: se verrà tolta, lo sarà per i luoghi aperti, non per quelli chiusi».
Ci mancherebbe!

«Su questo punto, comunque, condivido il parere del dottor Marco Ioppi: dobbiamo lavorare molto sulla comunicazione e sull’educazione della popolazione.
Si è fatto molto ma dobbiamo insistere. Di qui all’autunno ci sono delle informazioni che devono passare con forza: il lavaggio frequente delle mani, che è forse più importante della mascherina stessa, a volte, perché con le mani tocchi il viso, la bocca... E ancora il distanziamento. E dobbiamo capire che nei luoghi chiusi il rischio è maggiore. Mi raccomando, poi: evitiamo il sovraffollamento».

Evitiamo gli assembramenti.

«Più iniziative di formazione vengono messe in atto, meglio è. Noi, come Azienda sanitaria, dobbiamo essere disponibili a istruire, formare tutte le categorie di cittadini».

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