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Da oggi possiamo stare senza mascherina

Ma solo all'aperto, non nei bar e nei negozi

E i trentini si dividono: «Troppo presto»

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Confusione sull’utilizzo dei dispositivi di protezione personale e stanchezza per le misure di prevenzione contro la diffusione del coronavirus, assieme ad una certa insofferenza nei confronti della disomogeneità dei provvedimenti nei diversi territori del Paese. L’ultimo giorno di uso obbligatorio della mascherina all’aperto ha visto la popolazione trentina rispettare con non poco disorientamento le disposizioni.

Con il progressivo svuotamento delle terapie intensive a livello locale e il numero di contagiati in costante diminuzione, la cittadinanza sembra comunque allentare la guardia, dopo mesi di scrupolosa conformità alle ordinanze nazionali e locali. Da qualche giorno, in effetti, è già possibile vedere alcune persone con la mascherina abbassata sul viso mentre passeggiano per le strade centrali del capoluogo, mentre è ormai pienamente accettata la pratica di rimuoverla dal volto ai tavolini di bar e caffè.

«Era ora che si arrivasse a questo importante passo verso la normalità - ha detto Michele Beozzo, a spasso per la città di Trento, nella mattina di domenica, con i suoi cani. - All’esterno, e lontano dalle persone, qualche dubbio sull’effettiva utilità del dispositivo l’ho sempre avuto, anche perché non tutti si sono detti d’accordo e in molti territori, con indici di contagi anche superiori ai nostri, l’obbligatorietà è già venuta meno da qualche tempo. Ovviamente, indossare la mascherina in caso di assembramento o di particolare vicinanza con altre persone rimane una questione di buon senso e di responsabilità».

Permane una certa apprensione per un possibile seconda ondata, e in molti prevedono di mantenere l’uso della mascherina all’esterno, proprio come avviene in molti Paesi dell’Estremo Oriente, anche una volta caduta l’imposizione. «Non sono d’accordo - ha commentato, contrariata dall’ordinanza, la signora Erminia - con il venir meno dell’obbligo. Al contrario, penso che il rischio sia ancora marcato, e che il provvedimento della giunta provinciale sia frettoloso. Bisognerebbe mantenerne l’uso obbligatorio fino a fine mese, per poi vedere come è la situazione. Penso che fissare una data di termine, come è stato fatto, equivalga a dire alla popolazione che si può farne a meno da subito. E molti già girano senza protezioni».

Di poco differente, il punto di vista fornito da Linda Savazza, biologa emiliana, arrivata in Trentino come ricercatrice della Fondazione Edmund Mach, a San Michele all’Adige. «Non si può generalizzare - ha affermato la giovane - ma credo che l’impiego della mascherina per le strade del centro storico, in particolare in questi giorni in cui molti si accalcano in spazi ristretti, sia ancora opportuno. Vengo da un territorio dove l’obbligo non è decaduto, e credo sia importante ricordare alle persone la necessità di non abbassare la guardia».

Anche l’amica Sara Bruschi si è detta sull’opportunità di mantenere una certa protezione, «anche - ha precisato - per ricordare di non portarsi le mani al volto una volta usciti di casa».
Altrove, vige la consapevolezza dell’opportunità di affidarsi al parere degli esperti, nella speranza che l’epidemia sia stata arrestata. «Non sono un esperto - ha detto Matteo Osti, in centro città con la moglie e un figlio in tenera età - quindi mi affido al parere di chi ha studiato il fenomeno. Togliere la mascherina all’aperto comunque è un passo in avanti anche per noi, perché non è stato semplice destreggiarsi tra le esigenze di un bambino e le disposizioni anticontagio».

Puntano invece sul benessere personale, Gioia e Antonietta, che si dicono «stanche di un obbligo che diventa sempre più difficile da rispettare con l’aumentare della temperatura», rilevando come l’uso mascherina comporti una maggiore difficoltà respiratoria, al pari di quanto evidenziato da Viviana Vidi. «Sarà anche stata utile - ha concluso quest’ultima - ma continuare a respirare la stessa aria non mi pare una cosa salutare».

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