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Il Covid scatena il riciclaggio di denaro

le mafie approfittano

delle aziende in difficoltà

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La pandemia scatena le operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Nel primo semestre di quest'anno in Trentino le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) ricevute dall'Unità di informazione finanziaria (Uif), i detective anti-riciclaggio della Banca d'Italia, sono state 442, con un'impennata del 54% rispetto ai 286 casi dei primi sei mesi del 2019. Il balzo si registra anche a Bolzano, dove si passa da 372 a 526 Sos, il 41% in più. A livello nazionale le segnalazioni anti-riciclaggio sono 52.558, in crescita del 4,7%, per un importo complessivo di 49 miliardi di euro. L'allarme arriva dalla stessa Uif e viene rilanciato dall'Ufficio studi della Cgia, l'Associazione Artigiani di Mestre: si tratta di presunti illeciti compiuti in massima parte da organizzazioni criminali che cercano di reinvestire in aziende e settori puliti i proventi economici derivanti da operazioni illegali. Vittime, in tempi di Covid, soprattutto piccole imprese in difficoltà. Che tra il 2011 e il giugno di quest'anno hanno ricevuto dalle banche il 32% di credito in meno. 

Già nel 2019, ricorda la Cgia, le operazioni sospette hanno superato in Italia quota 105mila, un record mai toccato prima. Il 99% riguarda attività di riciclaggio di denaro, il resto sono operazioni sospette di finanziamento del terrorismo e di violazioni delle norme sul rientro di capitali (voluntary disclosure), entrambe voci in calo. In provincia di Trento l'anno scorso le segnalazioni sono state 729, +7,5% sull'anno prima, pari a 134,7 ogni 100mila abitanti. A Bolzano ne sono state registrate 781 (+22,2%), cioè 147 segnalazioni ogni 100mila abitanti.

In testa per incidenza delle segnalazioni ci sono Prato con 344,6 Sos per 100mila abitanti, Milano (337,1), Imperia (275,9), Napoli (270,7), Trieste (235,8).
«Secondo una nostra stima su dati della Banca d'Italia - afferma il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - ammonta a circa 170 miliardi di euro l'anno il fatturato ascrivibile all'economia criminale presente in Italia. Questo importo non include i proventi economici provenienti da reati violenti come furti, rapine, usura ed estorsioni, ma solo i proventi da transazioni illecite caratterizzate dall'accordo tra un venditore e l'acquirente, come il contrabbando, il traffico di armi, le scommesse clandestine, lo smaltimento illegale dei rifiuti, il gioco d'azzardo, la ricettazione, la prostituzione, la vendita di sostanze stupefacenti». 

La conferma dell'importanza del giro d'affari delle organizzazioni criminali emerge proprio dalle segnalazioni all'Uif, cioè le operazioni sospette denunciate dagli intermediari finanziari come le banche, dagli uffici postali, da notai, commercialisti, gestori di sale giochi. Secondo i detective di Bankitalia, «il prolungato periodo di lockdown ha causato situazioni di difficoltà finanziaria che costituiscono terreno fertile per i criminali. Forti del radicamento sul territorio e dell'ampia disponibilità di capitali liquidi, essi intervengono sulle fasce più deboli della popolazione praticando l'usura e rilevando o infiltrando imprese in crisi con finalità di riciclaggio». 

«Le organizzazioni che gestiscono queste attività criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi nell'economia legale - conferma il segretario della Cgia Renato Mason - È molto importante che in sede di controllo le autorità preposte siano in grado di distinguere bene il capitale dell'azienda da quello di provenienza sospetta. Il boom di denunce è un segnale molto preoccupante. Pur non conoscendo il numero delle segnalazioni archiviate dalla Uif e nemmeno la dimensione economica di quelle che sono state successivamente prese in esame dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) o dalla Polizia valutaria, abbiamo il sospetto che l'aumento delle segnalazioni registrato in questi ultimi anni dimostri che l'economia criminale è l'unico settore che non ha risentito della crisi».
Per la Cgia, l'aumento delle segnalazioni di riciclaggio potrebbe derivare dal fatto che in questi ultimi anni i prestiti bancari alle imprese, al netto delle sofferenze, hanno subito una contrazione molto forte, pari, tra il giugno del 2011 e il giugno di quest'anno, al -27% a livello nazionale, al -12% in Trentino. Le piccole imprese hanno sofferto di più: -30% di crediti a livello nazionale, -32% in provincia di Trento. Perciò tanti imprenditori, soprattutto piccoli, possono essersi rivolti a coloro che potevano erogare del credito con una certa facilità, il mercato dell'usura e della criminalità organizzata.

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