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L'Austria vuole sciare

(ma vietato l'apres ski)

e l'Europa va divisa

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A Vienna non piace l’idea di un Natale senza vacanze sulla neve, proposto da Roma. E in caso lo stop allo sci dovesse essere imposto da Bruxelles, il ministro austriaco alle Finanze Gernot Bluemel e la ministra per il Turismo Elisabeth Koestinger chiedono un ristoro dell’Ue. «Non posso condividere l’iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale», ha detto Koestinger citato dall’Apa. «I nostri operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l’apres ski per esempio non sarà consentito».

In Austria, la cui popolare località sciistica di Ischgl fu teatro del primo grande focolaio europeo di Covid, si punta a uno screening di massa per far ripartire economia, scuole e anche lo sci alla fine del lockdown, il 5 dicembre.

E nel resto del continente? Sullo sci a Natale ai tempi del coronavirus non si dibatte solo in Italia. Tutti i Paesi europei che ospitano rinomate località di montagna in questi giorni si interrogano sull’opportunità di aprire gli impianti e studiano piani per tentare di salvare la stagione, almeno nel periodo delle feste.

La Francia ha annunciato una decisione nei prossimi dieci giorni perché le incertezze sono ancora tante. Nelle ultime ore palazzo Matignon ha consultato le principali organizzazioni del settore per fare il punto non solo sulle attività sportive all’aperto ma anche sul tempo libero post sci nelle località di montagna che potrebbe essere foriero di scambi e quindi contagi.
Allo studio del governo francese ci sono diversi scenari, dalla «definizione di un protocollo sanitario specifico» all’erogazione di un compenso economico per le imprese e i lavoratori del settore in caso di chiusura delle stazioni. In ogni caso la decisione della Francia terrà conto anche di quelle dei Paesi vicini. E qui la vicenda si complica. Perché ogni nazione contro la seconda ondata ha adottato misure diverse, con tempi diversi.

La Svizzera ad esempio, che in questa fase ha deciso di non imporre un lockdown, ha tenuto le sue stazioni sciistiche sempre aperte e non intende chiuderle proprio nel picco della stagione.

Già a fine ottobre circolavano foto delle piste di Verbier affollate di sciatori. Certo, con l’indice di contagio in salita, le autorità elvetiche non vogliono rischiare. Per questo i responsabili delle stazioni sciistiche devono sottoporre un piano di sicurezza alle autorità cantonali che devono poi assicurarsi che sia rispettato. Tra le misure, la distanza di 1,5 metri, l’obbligo di mascherina sugli impianti e l’igienizzazione accurata di funivie e altre strutture per la risalita e finestrini sempre aperti.

Sembrerebbe solo rimandata a dicembre la stagione in Germania, dove di solito si apre a metà novembre. La cancelliera Angela Merkel avrà un incontro con i Lander il 25 novembre, dove si discuterà anche dei tanto amati mercatini di Natale, e se non sarà prolungato il lockdown soft imposto a inizio novembre i primi impianti potrebbero aprire già il primo dicembre. A Feldberg, nella Foresta nera, dove c’è il più grande resort sciistico della Germania, sono già pronte misure contro il virus che prevedono, in caso di necessità, accessi limitati alle piste e obbligo di mascherina.

Con i big europei dello sci ancora incerti sul da farsi o pronti a richiudere al primo segnale di pericolo, quest’anno potrebbero guadagnare punti e turisti le montagne slovene. Il Paese al confine con il Friuli Venezia Giulia conta di riaprire i suoi impianti i primi di dicembre, se sarà confermata la fine del lockdown a fine novembre. Anche qui le località sciistiche hanno adottato delle precauzioni anti-coronavirus. Nella popolare Kranjska Gora si sta pensando di dimezzare la quantità di passeggeri sugli impianti di risalita ma aumentarne la velocità, così da evitare code e assembramenti.

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