Salta al contenuto principale

Il virus e la potenza

di certe immagini

Chiudi
Apri
Chiudi
Apri
Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti 36 secondi

Il virus e la potenza di certe immagini

Carissimo Direttore, la speranza che questa pandemia di emergenza sanitaria possa giungere al giro di boa è un auspicio che tutti noi ci auguriamo, dai dottori ai tanti infermieri, coloro che per primi si sono sacrificati lottando sempre in trincea e nella maggior parte dei casi con armi spuntate, sacrificando la vita di molti, sicuramente troppi per il bene comune. Un forte richiamo al pericolo di questo virus: tristemente pericoloso e subdolo, dibattuto dalla buona stampa con grande responsabilità con incontri quotidiani di esperti virologi che ci aggiornano sull’evolversi di questa pandemia.
La tecnologia a distanza ci aiuta, i selfie non si fanno più nelle piazze ma negli ospedali, nelle case di riposo, la scuola offre programmi di insegnamento online, la Chiesa recupera le campane come momento di fede e preghiera, e in tutto questo cineoperatori e fotografi non si risparmiano nel documentare istanti di questo dramma planetario, mentre le persone vivono ogni momento barricate in casa.
Alcune immagini ci fanno riflettere e resteranno sicuramente nella memoria collettiva. Penso a quel fotogramma di Papa Francesco, ripreso dall’alto in piazza san Pietro in una giornata plumbea e minacciosa, incamminarsi solo, con il capo chinato, pensieroso, come volesse condividere la sofferenza che tanta gente nell’era Covid-19 si trova ad affrontare insieme alle nostre fragilità, i nostri momenti di incertezza, di isolamento con le nostre paure e con il futuro ancora incerto.
Certamente non sarà un fotogramma a cambiare la vita ma ci sentiamo più uniti in questo momento di isolamento forzato, in un cammino condiviso, con il Papa vicino a noi, lo possiamo trovare in famiglia, con i nostri cari, niente sarà come prima, ma la Pasqua è segno di speranza, dobbiamo trovare la forza di credere.

Gianni Zotta, fotografo


 

Il Papa è entrato in tutte le case

Caro Gianni, la potenza di quell’immagine - e lo dico a un fotografo di rara bravura come te - ha profondamente colpito anche me. E non è un caso che abbia trovato uno spazio per quell’emozione e per quel messaggio fortissimo nel mio editoriale del 29 marzo. A volte - ed è di nuovo inutile che lo dica a te - un’immagine può cambiare una vita e anche dare un senso alla morte, a questa solitudine nella solitudine con la quale stiamo facendo i conti per la prima volta. Penso anch’io che molte delle foto che stiamo vedendo abbiano la capacità di restare: nei nostri occhi, nella nostra memoria, un po’ come la foto che hai fatto tu a Papa Giovanni Paolo II a Stava. Perché ci sono foto che si riempiono di parole e di pensieri. Che sono articoli, editoriali, memoria e molto altro insieme. E il Papa di oggi, persino più di quello che tu avevi fotografato in quel giorno ormai lontano, è riuscito davvero ad entrare in tutte le nostre case. Con la straordinaria energia della sua apparente semplicità. Dico apparente, perché Francesco, da buon gesuita, riesce ad essere profondo e semplice insieme, riuscendo sempre a muoversi su più livelli. Buona Pasqua a te e ai tanti lettori caro Gianni.

lettere@ladige

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy