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Il sì al referendum
è una spallata alla casta

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Gentile direttore,
visto che il popolo italiano ha deciso di dare un taglio alla casta che non vuole mollare poltrone e privilegi cosa succederà? Tutti i giornali accuseranno gli italiani di essere idioti?

Oppure alcune dozzine di testate decideranno di chiudere i battenti? Visto che la distanza tra i cittadini e la casta è diventata così abissale, non sarebbe il caso di tagliare in tutte le direzioni e dare i soldi risparmiati ai milioni di italiani ridotti in povertà? Le urne si sono chiuse da poco: immagino l'ansia di chi teme di perdere i propri privilegi, ma anche il terrore di quei sedicenti giornalisti che hanno lottato disperatamente a favore del NO: anche a costo di mentire nel modo più spudorato.


Angelo Casamassima Annovi


Abbiamo dato voce a tutti

Io posso rispondere solo per me stesso e per il "mio" giornale ovviamente. Noi abbiamo cercato di dare voce, in egual misura, alle ragioni del Sì e alle ragioni del No. Per quanto possa sembrare paradossale, c'erano infatti ragioni interessanti e oggettive da una parte e dall'altra. E certo non possiamo considerare idioti tutti i cittadini (che s'immaginava fra l'altro fossero già schierati per il Sì) e tutti i parlamentari (visto che a suo tempo, anche se negli ultimi giorni hanno iniziato a tentennare, hanno votato quasi all'unanimità per varare questo taglio). Tagliare costringerà il Parlamento a varare finalmente una riforma elettorale degna di questo nome.

In più di un'occasione ho scritto invece che un taglio non è una riforma, ma è semmai un punto di partenza. E da qualcosa, come ha detto Enrico Letta, bisogna pur cominciare. Lo ribadisco oggi, mentre il (ringalluzzito) segretario del Pd Zingaretti dice che adesso andrà riaperto il cantiere delle riforme, cantiere che in verità auspicavo fosse aperto da sempre.

Non fatico a dirle che mi sarebbe piaciuto andare a votare non con l'accetta (da tutti esibita), ma con i pensieri (che la politica non ha però saputo produrre).

Venendo ai miei colleghi di altre testate, le dico solo una cosa: molti hanno in realtà cercato di parlare ai loro lettori più che agli elettori. Un giornale come il nostro - fieramente locale e da sempre rispettoso d'ogni sensibilità dei lettori - ha il compito di parlare a tutti. Ed è ciò che ha fatto anche in questa occasione. Però devo dirle una cosa, che vale oggi e per sempre: parlare a tutti non significa assecondare tutti. Perché il compito di un giornale è quello di far ragionare, non quello di dare ragione.

lettere@ladige.it

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