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Ne usciremo migliori
solo con più solidarietà

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Anche se con aspetti diversi, quello che è emerso da questi mesi di pandemia è che abbiamo bisogno di sostegno.

Che sia nel condominio, sul posto di lavoro, in famiglia, o nelle occasioni, purtroppo frequenti, dettate dalle situazioni di emergenza, la solidarietà è emersa tra i primi valori di scambio sociale. A fronte di fatti incresciosi, come certe battaglie di strada di complottisti ed altro, anche contro lo stesso personale sanitario, o come i soliti episodi di razzismo, abbiamo testimonianze che ti scaldano il cuore. Basti citare la signora Rosa, salumiera di Massa Lubrense che ha aperto il suo negozio per sfamare 16 migranti sbarcati sulla spiaggia, o la sublime generosità napoletana che si è inventata il "tampone sospeso".

Non altrettanto generosità e solidarietà sembra spirare dalle nostre parti. All'appello della Croce Bianca di Bolzano, a medici e infermieri del Trentino perché supportassero nel week end lo sforzo, veramente epico, di fare i tamponi a tappeto, ad almeno 350 mila altoatesini, la Provincia di Trento ha risposto picche. Ci saranno senz'altro questioni burocratiche, in Italia la burocrazia è sovrana, ma vi sono anche aspetti politici. Non pochi giorni fa c'era stato un discorso apologetico sull'Euregio solidale, enfatizzata per la circostanza. A poche ore di distanza la smentita.

Il Trentino ha tradizioni di disponibilità e condivisione solidali da sempre, dei quali siamo orgogliosi (per terremotati, per gli alluvionati, ovunque in Italia e all'estero ci sia stata necessità). Medici, infermieri e personale sanitario hanno dato un'immagine di grande abnegazione e sacrificio in questi mesi, che la politica tratti questo prezioso patrimonio di noi tutti, come un visto su una pratica catastale, è desolante.

 

Rita Grisenti - Trento


 

L'Euregio poteva muoversi unita

La solidarietà comunque vince. E abbiamo persino riscoperto una cosa di cui non immaginavamo nemmeno l'esistenza: la vicinanza nella lontananza.

La solidarietà non ha insomma bisogno di contatto per essere tale. Ci si può abbracciare e sostenere in mille modi e in mille forme. Davvero belli i gesti di cui veniamo a conoscenza di giorno in giorno (e speriamo che Rosa non prenda una multa per avere aperto il suo locale per dare acqua a chi ne aveva bisogno, perché tutto è possibile - in un senso e nell'altro - in questo Paese).

Mi auguro invece che l'Euregio si dimostri in grado, in situazioni come quelle che stiamo vivendo, di superare ogni ostacolo burocratico.

Al momento accade l'opposto, anche con un danno economico per chi, dal Trentino, intendeva dare una mano per fare in modo che si svolgesse al meglio il grande screening altoatesino.

Dico di più: considerato che l'Austria e l'Alto Adige si stanno muovendo nello stesso alveo, cercando di "testare" gran parte della popolazione, l'Euregio avrebbe potuto essere la prima entità transfrontaliera al mondo in grado di sperimentare, in un territorio tutto sommato piccolo e omogeneo un grande screening di massa. A volte non è così difficile lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Si tratta però di volerlo. E di provarci.

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