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Sabato 2 agosto 1980, 10:25

Sangue e morte a Bologna

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"L'Italia ha il dovere di non dimenticare quella strage e quelle vittime innocenti che fanno ormai parte della memoria nazionale". Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un telegramma inviato al presidente dell'Associazione delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, in occasione del 35/o anniversario della strage alla stazione. 

"L'attentato del 2 agosto 1980 - sottolinea Mattarella - fu il culmine sanguinoso di una strategia stragista, mirante a scardinare la democrazia e le conquiste sociali dell'Italia repubblicana. La reazione degli italiani, a partire dalla città di Bologna, fu decisa e compatta, con grande forza e dignità e rappresentò, ancora una volta, l'argine più robusto contro ogni tentativo di destabilizzazione". Secondo il Capo dello stato, "dopo lunghi anni di indagini difficili, contrassegnate da reticenze e tentativi di depistaggio, la magistratura, sostenuta dall'impegno e la tenacia dell'Associazione dei familiari delle vittime, ha concluso il suo iter processuale, pronunciando una sentenza definitiva. Su quella tragica vicenda permangono però ancora angoli bui, specie per quanto riguarda mandanti ed eventuali complici. L'auspicio è che la verità possa emergere nella sua interezza: la vostra battaglia che riguarda anche l'introduzione del reato di depistaggio costituisce un'importante risorsa". Mattarella ha inviato la solidarietà alla città di Bologna, "saldo presidio di partecipazione a un dolore immenso, che il trascorrere degli anni non può cancellare".

"Il percorso non è finito ma è in atto e lo vogliamo portare in fondo. Il governo è al fianco di tutti voi che ancora soffrite per quella tragedia e per dire che con Bologna non dimentica il paese intero". Lo dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, che a Bologna ha rappresentato il governo alla commemorazione della strage della stazione. L'Associazione dei familiari aveva polemizzato sui risarcimenti, la desecretazione degli atti e il reato di depistaggio. De Vincenti, di fronte ai familiari, ha preso impegni, in particolare, oltre che sul sostegno al reato di depistaggio, sui risarcimenti e sulla desecretazione degli atti. "Venerdì - ha detto il sottosegretario - è stata pubblicata la circolare Inps applicativa delle disposizioni. Si avvia concretamente la liquidazione delle pensioni varate con le norme comprese nella legge di stabilità. Poi ci sono altri aspetti che devono trovare completa applicazione e che vanno sbloccati. Non voglio giustificare i ritardi, ma la norma è complessa. Tuttavia è ora di superare concretamente l'impasse. Mercoledì ho convocato una riunione coi ministeri competenti e con l'Inps per giungere a un chiarimento definitivo. L'obiettivo è l'applicazione integrale della legge".

De Vincenti ha promesso un impegno del governo anche per rendere effettiva la desecretazione degli atti. "C'è - ha detto - una lentezza nella presentazione dei documenti e una forma disordinata che ne rende difficile l'effettiva fruibilità. Giovedì ho convocato ministeri e dipartimenti che devono applicare la direttiva per chiarire questi due punti, perché nulla rimanga non desecretato e definire criteri di classificazione che consentano di presentare i documenti in modo da essere fruiti".

SINDACO MEROLA, CITTA' FARA' SEMPRE LA PROPRIA PARTE - "La città di Bologna non mancherà mai di fare la propria parte nel cammino verso la verità e la giustizia". Lo ha assicurato Virginio Merola, sindaco di Bologna, nella commemorazione della strage alla stazione in occasione del 35/o anniversario. "Ogni anno - ha detto rivolgendosi ai familiari - facciamo il punto su passi avanti e gli ostacoli. E' un'occasione per ribadire la ricerca completa della verità sui mandanti che ha ferito voi e la nostra città in maniera indelebile. Ma - ha ribadito Merola parlando al sottosegretario alla Presidenza del consiglio Claudio De Vincenti - torneremo a chiedere quello che ci aspettiamo dal governo in carica: soprattutto che ci aiutino a fare passi avanti nella ricerca della verità. Noi ogni anno testimoniamo il nostro impegno. La città silenziosamente, in modo ordinato e composto, con i fatti dice tutto quello che c'è da dire. Ci auguriamo che lo facciano anche gli altri".

LA STRAGE

Due agosto 1980: era sabato, un caldo sabato di esodo. Le code in autostrada dovevano essere, come da 'copione' collaudato del periodo, l'argomento del giorno per quotidiani e tg.  A meta' mattina, invece, un'esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzo' nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze, rigettando il Paese nell'incubo del terrorismo: 85 morti e 200 feriti il bilancio finale della strage piu' sanguinaria nella storia italiana. Alle 10:25 (l'ora della tragedia rimarra' impressa, come ricordo incancellabile, nelle lancette ferme del grande orologio che si affaccia sul piazzale della stazione) un boato squarcia l'ala sinistra dell'edificio: la sala d'aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano si trasformano in un cumulo indistinto di macerie e polvere.

Rimane colpito anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi istanti, interminabili, e fra nuvole di detriti si cominciano a intravedere immagini di corpi devastati, feriti in condizioni disperate, taxi in attesa nel parcheggio esterno trasformati in bare dalle lamiere informi. Nel ristorante-bar self service perdono la vita sei lavoratrici. Ovunque lacrime, choc, urla strazianti. E poi polvere, tanta polvere, che entra in gola e soffoca il pianto smarrito di passeggeri che aspettavano solo di partire per le vacanze o per riabbracciare i familiari.

Molti, ora, cercano solo di ritrovare voci e volti di parenti e amici. Comincia un'opera ininterrotta, interminabile, per i tantissimi soccorritori, una catena spontanea che in pochissimo tempo rimette in moto una citta' che stava 'chiudendo per ferie'.

Inizia anche la conta della vittime: la piu' piccola e' Angela Fresu, appena tre anni, poi Luca Mauri di 6, Sonia Burri di 7, e via via fino a Maria Idria Avati, di ottant'anni, e Antonio Montanari, di 86, in una tabella di morte che cancella persone di ogni eta', provenienza, storia di vita. Interviene anche l'Esercito, mentre il silenzio irreale del centro citta' e' squarciato senza tregua dalle sirene di ambulanze, vigili del fuoco, forze dell'ordine. Un bus Atc della linea 37 diventa simbolo di quel 2 agosto perche' si trasforma in un improvvisato carro funebre che fa la spola con la Medicina legale di via Irnerio, a poca distanza, per trasportare le salme. Una surreale corsa diretta stazione- obitorio. Le ambulanze servono invece per i vivi, che vengono smistati in tutti gli ospedali, dove rientrano in servizio medici e infermieri.

"Mi dissero di portare via i cadaveri con il bus - e' la testimonianza di Agide Melloni, autista di quella vettura Atc 4030 - Dal mattino alle tre di notte, con i lenzuoli bianchi ai finestrini. Ma in ogni viaggio c'era sempre qualche soccorritore con me, per sostenermi". Le prime ipotesi investigative parlano dello scoppio di una caldaia ma nel punto dell'esplosione non ci sono caldaie, e la fuga di gas viene presto scartata per lasciare spazio alla vera causa della strage: una bomba ad alto potenziale. In stazione arriva, commosso e impietrito, il presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Quella stessa sera piazza Maggiore si riempie di bolognesi, attoniti e sgomenti. La città si ritrova nel lutto e da subito chiede la verita', sei anni dopo un'altra strage estiva, la notte dell'Italicus, sull'Appennino bolognese: 4 agosto '74, 12 morti e 44 feriti. A tarda notte alla Medicina legale, dove le celle frigo sembrano non riuscire a contenere cosi' tanti cadaveri, un maresciallo dei Cc continua a tentare di dare un nome a quei corpi. L'identita' di vite dissolte, affidata a volte solo a brandelli di indumenti, ad un anello, a quello che rimane di un documento.

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