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Italia: 22mila nuovi contagi

Aumentano i decessi: 221

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Nuovi record per contagi e vittime nelle ultime 24 ore in Italia. I positivi sono 21.994 a fronte di 174.398 tamponi. I morti sono 221 (ieri erano 141), secondo i dati del ministero della Salute. 

Balzo dei pazienti in terapia intensiva: sono 127 in più nelle ultime 24 ore, per un totale di 1.411 persone in rianimazione. Nei reparti ordinari ci sono ora 13.955 pazienti, con un incremento di 958. Gli attualmente positivi sono arrivati a 255.090, ben 18.406 più di ieri.

Sebbene l’età media di casi di Covid-19 si sia abbassata rispetto alla primavera scorsa, stanno aumentando i casi negli anziani. Per questo i giovani dovrebbero essere particolarmente attenti a proteggerli, ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, nella conferenza stampa organizzata dal ministero della salute

Le famiglie sono attualmente contesti nei quali il virus può correre più velocemente: «sono amplificatori di una circolazione presente nella comunità e che è esplosa dopo il mese di settembre. In agosto i luoghi ricreativi e turistici sono stati una fonte di amplificazione del virus, a settembre la circlazione si è spostata in luoghi difficili da identificare. Trasporti e scuole hanno un ruolo, ma difficile da capire», ha aggiunto Brusaferro.

Anche mini lockdown, che riguardino singole zone, sono  «un’opzione da prendere in considerazione, quasi un automatismo», ha detto il direttore generale della prevenzione del ministero della salute, Gianni Rezza. «Quando la stiuazione sfugge di mano in una determinata area questo può essere un’opzione». D’altro canto, ha aggiunto, «abbiamo avuto zone rosse dai tempi di Codogno: quello era, per esempio, un lockdown geograficamente limitato». Anche per  Brusaferro, lockdown a livello locale fanno parte della «cassetta degli attrezzi per convivere con l’epidemia, far funzionare la società e garantire l’assistenza».


 

Aumenta il numero delle persone positive al SarsCov2 asintomatiche rilevate dai tamponi grazie al contact-tracing, ma la crescita esponenziale dei casi di Covid nelle ultime settimane ha ormai messo in crisi il sistema del tracciamento sollevando dubbi sulle strategie da adottare.
Se le Regioni chiedono dunque di riservare ora i tamponi molecolari ai soggetti sintomatici, per alleggerire il peso a carico dei servizi territoriali, il Comitato tecnico scientifico conferma invece la linea dei tamponi agli asintomatici, ma non mancano posizioni diverse.

Di certo la quota di asintomatici è rilevante. Sono «in aumento e questo è un elemento cui porre attenzione», ha rilevato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro. L’ aumento è dovuto al maggior numero di tamponi effettuati sui contatti e per le attività di screening (ad esempio prima di un interventi chirurgico in ospedale) rispetto all’inizio della pandemia. Ma è verosimile che «oltre l’80% di tutti coloro che contraggono l’infezione siano asintomatici o paucisintomatici», spiega Flavia Riccardo dell’Iss, sottolineando al contempo come sia cresciuto il numero di asintomatici rispetto ai mesi iniziali dell’epidemia: sono il 56,5% sul totale dei test molecolari effettuati nel periodo 20 luglio-20 ottobre. La percentuale era invece pari al 15,1% nei primi tre mesi dell’epidemia (20 febbraio- 20 maggio).

Ed ancora: una ragione di allerta sta anche nel fatto che il 20% delle persone infette sono superdiffusori e sono responsabili del «70-80% delle infezioni complessive; ma all’interno di questo 20% di superdiffusori del virus, la grande maggioranza è rappresentata proprio da soggetti asintomatici», rileva l’immuno-virologo Guido Poli, presidente del Patto Trasversale per la Scienza. Individuare questa categoria è quindi fondamentale ed una valida strategia in tal senso, secondo Poli, è procedere a dei lockdown ‘chirurgicì, ovvero a contenimenti mirati di zone dove i dati indicano una diffusione dell’infezione superiore alla media nazionale, come fatto agli inizi dell’epidemia ad esempio a Codogno e Vo.

Ma come individuare gli asintomatici resta un elemento di discussione. A questo proposito, fonti qualificate del Cts affermano che né il ministro della Salute né il Comitato tecnico scientifico hanno messo in discussione, almeno fino ad oggi, la necessità di effettuare tamponi ai soggetti asintomatici, ricordando che la la circolare dell’11 ottobre scorso firmata dal direttore della prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza indica esplicitamente anche gli asintomatici. La circola distingue tra casi e contatti asintomatici, e per i primi prevede una quarantena di 10 giorni seguita da tampone negativo per il rientro in comunità.

Tuttavia, fare i tamponi solo ai sintomatici «non credo che sia una resa, ma potrebbe essere un necessario e temporaneo cambio di strategia», ha puntualizzato Luca Richeldi, pneumolgo e componente del Cts,  commentando l’allarme di un gruppo di fisici della Sapienza che ha definito una ‘resà l’ipotesi di riformare il contact tracing, avanzata appunto dalle regioni. I sintomatici, ha spiegato, «sono quelli che hanno più necessità di essere diagnosticati per due motivi: il primo è che devono essere curati, il secondo è che vanno isolati perché sappiamo che hanno probabilmente le cariche virali più alte». Insomma, «una persona che starnutisce, tossiche e ha febbre ha una diffusione del virus alle persone circostanti più elevata», ha aggiunto.
Intanto il Tar del Lazio apre ai laboratori privati per l’effettuazione dei tamponi molecolari, che oggi si possono eseguire solo nelle strutture pubbliche. Ha infatti dichiarato nulli i provvedimenti con i quali la Regione Lazio ha stabilito che i laboratori d’analisi privati non sono autorizzati all’esecuzione dei tamponi nasofaringei e/o orofaringei per la diagnosi di laboratorio del virus Sars Cov-2, se non ricompresi nella rete Coronet.

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