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Boris Johnson si aggrava

ricoverato in terapia intensiva

entra in carica il numero 2

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Boris Johnson in terapia intensiva. Il premier britannico, affetto da coronavirus, è stato trasferito in terapia intensiva dopo che questo pomeriggio le sue condizioni sono peggiorate. Lo fa sapere un portavoce di Downing Street secondo quanto riportato dai media britannici, precisando che il ministro degli Esteri Dominic Raab gli subentra per esercitare la supplenza.

Un ricovero improvviso, quello di Boris Johnson, che resta fonte di ansie e incertezze, a dispetto dei tentativi di rassicurazione e costringe il governo a riorganizzarsi con una sorta di troika di ministri ad affiancare un comandante in capo in affanno.

Il premier conservatore, il condottiero della Brexit, il trionfatore delle elezioni di dicembre resta nominalmente in sella. Ma non più a Downing Street, dove aveva continuato a trascorrere l’isolamento dopo essere stato testato positivo al Covid-19 dieci giorni fa, bensì in una stanza del St Thomas, uno dei migliori ospedali pubblici di Londra.

Il trasferimento è stato deciso «su consiglio del medico per alcuni esami di routine», ha provato a minimizzare lui stesso via Twitter, mentre portavoce e colleghi ministri parlavano della sua prima notte in ospedale come di «una notte tranquilla». Il Times ha riferito però di una somministrazione di ossigeno, al suo arrivo, provicando le ire del Governo e l’entourage di Downing Street che si è affrettato a bollare come «disinformazione» e «falsità» la voce ripresa da un’agenzia russa di un Johnson in terapia intensiva, attaccato al ventilatore per la respirazione assistita.

«Sono di buon umore e in contatto con il mio team, lavoriamo insieme per combattere questo virus e tenere tutti al sicuro», avrebbe dichiarato oggi pomeriggio il 55enne BoJo digitando dal letto, non senza rivolgere un grazie di cuore («siete i migliori») ai medici e agli infermieri.

Alla conferenza stampa di giornata a Downing Street si è presentato intanto il numero 2 del governo e supplente de facto, Dominic Raab, ministro degli Esteri e Primo Segretario di Stato, per martellare sul refrain che il premier «resta responsabile» e che il suo team è in grado di attuarne le istruzione «a manetta». Ma anche per ammettere che Boris nei prossimi giorni dovrà «continuare a seguire i consigli dei medici».

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