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Novemila disperati in marcia verso gli Usa: la carovana dall'Honduras bloccata per ora dalla polizia

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Una marea umana di migranti honduregni, forse la carovana più numerosa fra quelle partite dal 2018 verso gli Stati Uniti, è bloccata dallo scorso fine settimana in Guatemala dove le forze di sicurezza locali, decise ad impedire la prosecuzione del viaggio, hanno ripetutamente fatto uso della forza.
Spinte da povertà, disoccupazione e dalla perdita dei loro beni, anche a causa dei due uragani Eta e Iota abbattutisi in Honduras a dicembre, molte migliaia di persone - si stima fra le 6.000 e le 9.000 - hanno deciso di mettersi in cammino a piedi e con mezzi di fortuna per materializzare il ‘sogno americanò di un futuro migliore.

Dopo aver attraversato il confine guatemalteco, i migranti non hanno esitato a tentare a Vado Hondo, nel dipartimento di Chiquipulas, lo sfondamento di uno sbarramento di agenti di polizia e soldati che hanno però risposto con l’uso di sfollagente, gas lacrimogeni e granate assordanti, riuscendo a fermarli.

Le forze di sicurezza guatemalteche sono poi nuovamente intervenute con la forza per rimuovere le barricate erette dai membri della carovana sulla statale e rendere possibile il traffico di centinaia di camion e auto bloccate da 48 ore.
Di fronte a questa emergenza il sottosegretario di Stato ad interim per gli Affari dell’Emisfero occidentale, Michael Kozak, ha appoggiato via Twitter «gli sforzi legali di Guatemala e Messico per garantire frontiere sicure, salvaguardare la salute e una migrazione sicura, ordinata e legale in questo emisfero».

Un messaggio in linea con la politica dell’amministrazione Trump, mentre le speranze delle migliaia di migranti sono state raffreddate anche dal ‘Transition Team’ del presidente eletto Joe Biden. «Gli aiuti stanno arrivando - ha detto un portavoce - ma ora non è il momento di mettersi in viaggio verso gli Usa».

I migranti, ha sottolineato, «devono capire che la situazione al confine non cambierà dall’oggi al domani». Loro, ha concluso, «debbono avere pazienza. Salute e speranza sono in arrivo, ma venire in questo momento non ha senso per la loro sicurezza».

Così, con il passare delle ore la situazione si fa via via più complessa. Il grosso dei migranti, fra 4.000 e 5.000 persone, restano sulla statale verso il confine con il Messico, mentre altri hanno deciso di frastagliarsi in gruppi di poche decine di unità che avanzano in più direzioni, dirigendosi verso il dipartimento di Petén, per cercare di attraversare da lì la frontiera e proseguire il viaggio.

Intanto in una intervista alla FM Emisoras Unidas, il ministro degli Esteri del Guatemala, Pedro Brolo, ha ribadito che «siamo di fronte ad una crisi di portata regionale, una situazione umanamente dura». «Il flusso migratorio - ha detto - ha radici economiche profonde, e potrà essere ridotto solo con un piano di sviluppo sostenibile che crei crescita ed occupazione».

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