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Vaccini, Veneto contro il governo

«Da noi tutto Ok senza l'obbligo»

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La sentenza: i vaccini non provocano l'autismo

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Il presidente del Veneto, Luca Zaia, torna all'attacco contro il decreto vaccini (oggi in discussione al Senato) e ribadisce la posizione della Regione nei confronti dell’obbligatorietà estesa a dieci vaccini per volere del ministro Beatrice Lorenzin.

«Anche se il decreto potrebbe decadere se non interviene la conversione entro 60 giorni, confermiamo il ricorso non ravvisandone l’urgenza».

«Ribadiamo - ha aggiunto - che non siamo contrari ai vaccini, ma chiediamo solo che sia rispettata la nostra legge, visto che, dal 2007, siamo gli unici in Italia (ma non in Europa, visto che sono 15 gli Stati, tra cui Regno Unito, Germania e Spagna) a non prevedere l’obbligo vaccinale, facendo la scelta di campo di sostituirlo con l’informazione e il rapporto con i cittadini. Inoltre, siamo gli unici, nel nostro Paese, ad avere un’anagrafe vaccinale informatizzata».

Zaia ha quindi contestato l’indicazione del 95% come valore imposto dall’Oms. «Con il nostro 92,6% di vaccinati, siamo oltre l’85% che viene indicata come soglia per le regioni. Il 95% è una raccomandazione fatta agli Stati con un orizzonte temporale.

Significa che il nostro modello funziona e, non a caso, non ci è mai stato contestato dal Ministero. Siamo invece convinti che la coercizione creerebbe abbandono vaccinale, cosa che, nel limbo del decreto, che io non applicherò mai finchè non convertito in legge, questa conseguenza è iniziata già anche da noi».

«Se vogliamo parlare di vaccini - conclude Zaia - si applichi prima a tutti il nostro sistema. Se invece si arriverà alla legge, noi siamo pronti a ricorrere anche contro questa, a meno che non sia prevista espressamente l’esclusione del Veneto dall’applicazione della stessa».

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