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Referendum, i sì al 69,6%

Trentino: 63,6%, Alto Adige 79%

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Concluso lo scrutinio per il voto referendario sul taglio dei parlamentari: il dato del Viminale indica i sì al 69,64%, i no al 30,36 %.

L'affluenza per il voto referendario è stata del 53,8%.

In Trentino, secondo i dati reali dello scrutinio, quando tutte le 530 sezioni risultavano scrutinate, i sì erano il 63,62 % e i no il 36,38 %: si profila dunque un risultato dei favorevoli alal riforma inferiore al dato nazionale. L'affluenza in provincia è stata del 71,89 (a Trento 68,46, a Rovereto 68,15).

Decisamente più schierato per il taglio dei parlamentari il corpo elettorale altoatesino: 79,1% per i sì e 20,9% contro, quando mancava all'appello solo una delle 489 sezioni. A Bolzano affluenza del 69,98%.

Poco fa la Rai ha diffuso i primi exit poll sulle elezioni amministrative (ecco le comunali a Trento).

Nel voto regionale, vengono dati in vantaggio il centrosinistra nelle due regioni considerate in bilico, Toscana e Puglia, il centrodestra in Liguria, mentre in Veneto stravincerebbe il presidente uscente Luca Zaia.

Si tratta di dati derivanti dai sondaggi di opinione svolti fra campioni di elettori all'uscita dalle urne.

Domattina verso le 10 sono attese, anche per Trento e Bolzano, le prime proiezioni su risultati reali. Lo scrutinio si apre alle 9.

Il quesito - fissato in precedenza per il 29 marzo scorso e posticipato per l’insorgere dell’emergenza Covid - è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale su 'Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari'.

Quello di settembre rappresenta il quarto referendum di tipo confermativo nella storia della Repubblica e non prevede il raggiungimento di un quorum per essere valido e quindi vincerà il 'Si' o il 'No' nelle percentuali che usciranno dallo scrutinio dei voti.

Il testo oggetto del quesito ha avuto il via libera definitivo da Montecitorio l'8 ottobre 2019 e prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato. La legge di revisione costituzionale è stata approvata in doppia lettura da entrambe le Camere a maggioranza assoluta, secondo quanto previsto dall’ex articolo 138 comma 1 della Costituzione.

Tuttavia, visto che in seconda deliberazione, al Senato (11 luglio 2019), il testo non è stato approvato a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, un quinto dei senatori (il numero effettivo è stato 71) ha potuto richiedere il referendum confermativo, come stabilisce l'articolo 138, comma 2, della Carta Costituzionale, depositando una richiesta in Cassazione il 10 gennaio scorso.

Nel corso degli anni un ampio numero di costituzionalisti ha condiviso la necessità di ridurre il numero dei parlamentari nei due rami del Parlamento alla luce del varo delle amministrazioni regionali, nel 1970, e del Parlamento europeo, nel 1979, che prevedono degli eletti decisi con scadenze elettorali. Anche per questo in passato, più volte, il Parlamento ha cercato di legiferare - attraverso varie commissioni bicamerali - per favorire una riduzione del numero degli eletti a Montecitorio e a Palazzo Madama.


Il risultato della consultazione «ci consente ora di aprire la stagione delle  riforme, a partire dalla centalità del Parlamento parlamento.  E per qeusta vittoria voglio anche ringraziare l’ex ministro delle riforme Riccardo Fraccaro che per primo ha fatto queste proposte e tutti i parlamentari che hanno lavorato per tagliare se stessi», ha detto il ministro M5s degli esteri Luigi Di Maio commentando a Montecitorio i dati sul referendum.

Con il risultato di questa consultazione «il popolo italiano ci incoraggia ad andare avanti anche sul taglio degli stipendi dei parlamentari ma c’è anche il tema dei vitalizi, con il tentativo di alcuni di rirpendersi quello che avevamo tagliato. Ma la risposta degli elettori che ha visto picchi dell’ 80% ci dice che evidentemente il tema» dei costi della politica «è ancora sentito nel paese» ha aggiunto Di Maio.

Anche Nicola Zingaretti è «soddisfatto» del risultato del referendum. Lo rendono noto fonti Pd. «È confermata la validità della scelta del Pd .Ora avanti con le riforme. Rappresenteremo anche molte delle preoccupazioni di chi ha votato No reputando insoddisfacente solo il taglio dei parlamentari», sottolineano le stesse fonti.
«Sul referendum siamo molto soddisfatti: si conferma che il Pd è la forza del cambiamento, garante anche in questa legislatura di un percorso di innovazione e modernizzazione delle istituzioni di cui da sempre sentiamo il bisogno. Con la vittoria del Sì si apre ora una stagione di riforme: lo vogliamo e con gli alleati faremo di tutto perché vada avanti spedita». Lo dice il segretario Pd Nicola Zingaretti al Nazareno.


«Un terzo del paese ha coraggiosamente detto no a una riforma populista e antipolitica. Solo un mese fa nessuno avrebbe scommesso su questo risultato, con questa affluenza. Certo, resta una sconfitta. Ma una di quelle su cui si può costruire. Sono orgoglioso di aver fatto questa battaglia insieme a voi», lo scrive su Facebook Matteo Orfini, parlamentare ed ex presidente del partito democratico.


«È una battaglia che si doveva combattere e si poteva vincere se Salvini e la Meloni non fossero rimasti imbrigliati dalla loro demagogia e se il Pd non si fosse ridotto al ruolo di utile idiota del M5s Stelle e non si fosse sottomesso alla retorica antipolitica di Di Maio». Lo ha detto il senatore di FI, Andrea Cangini, promotore dei comitati per No al referendum sul taglio dei parlamentari, parlando a Sky Tg 24. «Il danno alla democrazia c’è stato con la connivenza di tutti i partiti e per la spinta del M5s - ha aggiunto - Di Maio è l’unico vincitore. Per qualche giorno farà dimenticare la drammatica prova dell’Azzolina e il loro evidente e clamoroso conflitto interno»

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