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Senato, ok alla fiducia: 156 sì

Per Conte maggioranza relativa

con nuove incognite sul futuro

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 Il premier Giuseppe Conte ottiene 156 sì alla fiducia sulle sue comunicazioni in Senato. I no sono stati 140, 16 gli astenuti.

Il gruppo di Italia Viva, che ha innescato la crisi, aveva annunciato l’astensione. In totale i renziani contano 18 senatori.

Per ottenere una maggioranza, sia pure relativa (quella assoluta era a 161 voti), il capo del governo aveva fatto appello a senatori non appartenenti alla maggioranza affinché votassero a favore della fiducia.

Le trattative con i nuovi sostenitori si sono protratte fino all’ultimo minuto, nelle prossime settimane si saprà quale sia la contropartita in termini di posizioni istituzionali concordata fra le forze di maggioranza e i singoli senatori. Nel frattempo si vedrà se nascerà un gruppo parlamentare nuovo, composto dai nuovi alleati del premier Conte. E nei prossimi giorni questa platea potrebbe ampliarsi, se continueranno le trattative per avvicinare la maggioranza assoluta, cioè quota 161.

Ma per ora, governo a staticità precaria, dunque, dicono i 156 voti della fiducia molto traballante che il Senato ha votato all’esecutivo Conte.

Con un finale suspence per il voto contestato di un senatore grillino. «Chi vuol essere lieto sia. Di doman non c’è certezza», chiosa un esponente del Pd, dopo aver avuto garanzie sull’anonimato.

Prevale la sensazione che Palazzo Chigi si sia incartato da solo e cioè che la ricerca di voti da parte dei cangianti responsabili-costruttori per scalare quota 161, ovvero la metà più uno dei senatori, o quanto meno la soglia della maggioranza relativa, abbia innescato l’effetto borsistico afterhours, cioè il rinvio delle disponibilità a dopo la chiusura del dibattito parlamentare per ottenere condizioni migliori.

A meno di un tempestiva cooptazione di parlamentari del gruppo misto e comunque extra maggioranza nelle fila del costituendo Premier party,  per il Governo si prospettano scenari di crescenti difficoltà intanto nelle Commissioni di Montecitorio e Palazzo Madama e progressivamente nelle votazioni alla Camera e al Senato.

Nonostante la suadente diplomazia degli appelli alla responsabilità che Conte ha amplificato rispetto all’intervento di Montecitorio, lasciando intravedere aperture, trattative e prospettive programmatiche, il muro di gomma dell’esperienza politica  di molti destinatari ha sottilmente posdatato il rendez-vous al momento più propizio. Ovvero al dopo les jeux sont fait di un voto di fiducia che accentuando le difficoltà del Governo, oggettivamente avvantaggia i richiedenti e rende meno rigide le offerte di incarichi e sottogoverno.
In parte il confronto tattico fra Conte e Renzi, che si sono contrapposti personalmente per la prima volta dall’apertura di quella che oggi si può definire una crisi fantasma, è stato condizionato dalla scelta dell’astenzione di Italia Viva.

Un’astensione avvelenata, come ha evidenziato l’intervento di Matteo Renzi che ha definito «dannoso per il Paese» l’arrocco istituzionale del Presidente del Consiglio, «un Premier tre maggioranze», accusandolo di essere più preoccupato della sua poltrone e del suo potere che del futuro dell’Italia. Pacata, per evitare di acuire la tensione e non rischiare il voto contrario dei renziani, la replica del Premier che ha ribaltato accuse e scaricato la responsabilità della crisi su Italia viva.
Assieme a Palazzo Chigi l’elaborazione del voto di fiducia al Senato si sta già riverberando al Nazareno e fra i grillini.

Base e vertici del Pd avvertono il rischio di non avere più il controllo della situazione per il progressivo avvitamento  nella paradossale situazione di rappresentare contemporaneamente il principale sostegno parlamentare dell’esecutivo, se non altro per in now out  governativo, ed insieme il terreno di caccia di dirigenti e soprattutto di voti da parte del nascituro partito del Premier. La formazione dei nuovi gruppi parlamentari potrebbe inoltre cambiare in maniera diversa da quanto sperato da vari esponenti del Pd l’assetto dei Ministeri.

Molti gli interrogativi che rimbalzano senza risposte fra parlamentari e il popolo dei 5 Stelle. Il principale punto di domanda riguarda il ruolo di Conte e a seguire chi sta trattando e a che punto sono le trattative con Pd per l’alleanza alle amministrative e alle politiche.


 

La votazione è stata palese per appello nominale. La senatrice di Forza Italia-Udc, Maria Rosaria Rossi ha votato la fiducia al governo. Anche Andrea Causin, senatore di Forza Italia ha votato la fiducia. Subito dopo, si è sentito un mezzo applauso e una voce che urlava "Bravo". Drago, Martelli e Giarrusso (Misto) votano no. No anche di Paola Binetti, senatrice Udc, e di Minuto FI.

Matteo Renzi si è astenuto, così come l'ex ministra Teresa Bellanova. Il senatore ex M5S Lelio Ciampolillo, considerato tra gli indecisi sulla fiducia al governo al Senato, è risultato assente alla prima e seconda chiama. Il senatore di Iv, il socialista Riccardo Nencini, è assente al voto di fiducia al Senato. Assente il senatore ex M5S Lelio Ciampolillo. La senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini era presente alla seconda chiama e si è astenuta come il resto del gruppo di IV, a differenza di quanto scritto inizialmente. 

Causin e Rossi, i due senatori di Fi che hanno votato sì alla fiducia, "sono fuori dal partito: votare con il governo in questo caso non è una questione di coscienza". Lo dice Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, interpellato in transatlantico al Senato. Tajani spiega di aver informato Silvio Berlusconi, insieme alla capogruppo Anna Maria Bernini.

"Se hanno qualche voto in più è grazie a due di Forza Italia che hanno votato come i 5s e hanno votato i senatori a vita". Così il leader della Lega, Matteo Salvini, al Tg1, mentre ancora non si sa il risultato finale. "Ditemi voi se questo minestrone può portare avanti l'Italia", aggiunge. Ci rivolgeremo a Mattarella: c'è un governo che non ha la maggioranza al Senato e sta in piedi con chi cambia casacca". Lo annuncia il leader della Lega, Matteo Salvini al Tg1. "Rispetto alle premesse e alle speranze di Conte e Casalino le cose non sono andate come speravano: sentivo parlare di decine di responsabili ma al netto di casi singoli, dall'altra parte ce ne sono di più, il centrodestra ha mantenuto la sua compattezza e non era scontato. Ho parlato con Salvini, parlerò con Berlusconi. Ora dobbiamo chiedere un colloquio con il Colle". Così la leader di FdI, Giorgia Meloni a Rete 4.

BELLANOVA: ASTENSIONE DI IV

Nelle dichiarazioni di voto la ministra Bellanova ha confermato l'astensione di Italia Viva. Deciso il no di Forza Italia ribadito dalla capogruppo Anna Maria Bernini, così come nella maggioranza netto il sì del Pd annunciato dal capogruppo Ancrea Marcucci.

"Non state cercando dei volenterosi, dei responsabili, ma dei complici per non perdere la poltrona". Così il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo in dichiarazione di voto a Palazzo Madama. Bagarre in aula quando Salvini si è rivolto ai senatori a vita sottolineando il loro coraggio nel votare con il M5s quando non molto tempo fa Beppe Grillo disse: 'I senatori a vita non muoiono mai'. Duro il richiamo della presidente del Senato Casellati.

LA REPLICA DI CONTE: IL PIL NON È CROLLATO

"Un tema toccato dalla senatrice Drago è il calo demografico: è un problema serissimo, è uno dei cali tra i più severi degli ultimi anni. Anni fa in Germania successe la stessa cosa. Se non interveniamo adesso in tempo, rischiamo di compromettere il futuro dei nostri figli. Occorrono investimenti economici strutturati, dobbiamo investire sul futuro e non possiamo farlo creando una crisi di governo o cercando di far cadere un governo. Da luglio partirà tra l'altro la riforma dell'assegno unico mensile per oltre 12 milioni di bambini, un progetto avviato dalla ministra di Iv Bonetti", ha detto il premier, Giuseppe Conte, nella replica al Senato.

"Molte osservazioni hanno riguardato il nostro calo del Pil e la consistenza dei ristori. Non corrisponde affatto al vero che l'Italia sia prima per caduta più forte del Pil. Nonostante siamo stati colpiti per primi dalla pandemia nei primi tre trimestre del 2020 il calo tendenziale del Pil è stato lo stesso che in Francia, inferiore alla Spagna e al Regno Unito", ha aggiunto Conte

"Il rimbalzo del terzo trimestre è stato tra i più alti d'Europa, il 15,9% - ha affermato ancora il presidente del Consiglio -. Gli ultimi dati ci spingono a confermare per il 2020 un calo del 9%, sensibilmente inferiore a quello previsto in estate e minore di altri Paesi europei.  Si è detto che abbiamo dato meno ristori di altri Paesi? E' un'affermazione destituita di fondamento. Grazie a quella rete di protezione il pil è calato meno del previsto ed è stato compensato anche il deficit".

Il premier ha parlato anche di covid e scuola: "Un intero capitolo del Recovery è dedicato all'istruzione - ha sottolineato -. La curva epidemiologica non accenna a migliorare. Ci preoccupa ma continueremo a fare di tutto, l'obiettivo è la didattica in presenza".

"Renzi ha ricostruito le ragioni del discutere la fiducia oggi. A me però non sembra che quando abbiamo trattato dei temi concreti non si sia trovata una soluzione. Il Recovery Plan non è stato elaborato in qualche oscura cantina di palazzo Chigi ma in incontri bilaterali con tutti i ministri, anche quelli di Iv - ha aggiunto Conte-. La bozza, che avete voluto distruggere anche mediaticamente, era frutto di un primo confronto a livello bilaterale con i ministri".

"Sul Recovery occorreva un confronto, un momento collegiale, perché restava il problema di scelte strategiche, tirare fuori la politica, dare una visione. Ma il confronto collegiale si può fare anche con toni tranquilli e leale collaborazione. L'effetto finale - ha rilevato - è stato bloccare per 40 giorni il Recovery: avremmo potuto incontrarci e in una ventina di giorni dare al Parlamento una versione aggiornata che è stata migliorata anche grazie al vostro contributo, ma grazie a tutte le forze di maggioranza e nessuno può avere la pretesa della verità nelle soluzioni più proficue per il Paese".

"Avete ritenuto che la cabina di regia non era accettabile - ha domandato polemicamente il presidente del Consiglio -? Ma quando mai non è stata discussa? Il risultato è che ora dobbiamo affrettarci e il lavoro è urgente, perché ce lo chiede anche l'Ue. Quando si sceglie la via del dialogo, e voi lo sapete, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto avete scelto la strada dell'aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?".

Quindi la replica a Renzi sulle 'poltrone': "Poltrone? Quando sento questa parola - ha detto - io non mi vergogno di dire che stiamo seduti su queste poltrone. Non è importante - lo dico ai cittadini - dire 'non sono interessato alla poltrona' ma essere interessati a star seduti con disciplina e onore". "Ho spesso difeso le vostre istanze -dice il premier a Italia Viva - ma a un certo punto avete preso una strada diversa, che non è quella della leale collaborazione. Diciamolo di fronte a tutti". "Stavamo già lavorando sul patto di fine legislatura. Subito dopo l'eventuale fiducia valuteremo un tema di cui stavamo già discutendo: come rafforzare la squadra di governo" conclude Conte la replica al Senato.

L'AFFONDO DI RENZI: DA CONTE PURA DIFESA DELLA POLTRONA

Matteo Renzi va all'attacco del premier nel suo intervento al Senato. "Signor presidente , se lei parla di crisi incomprensibile, le spiego le ragioni che hanno portato la nostra esperienza al termine - esordisce il leader Iv -. Non è il governo più bello del mondo: pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte, non pensiamo possa bastare la narrazione del 'gli altri paesi ci copiano'. Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale perché lei non si è dimesso". 

"Lei ha avuto paura di salire al Colle perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio.  "La crisi istituzionale non è aperta ma l'Italia vive una crisi sanitaria ed economica", spiega Renzi sottolineando come l'Italia sia il Paese con il "più alto numero di morti di Covid in rapporto alla popolazione". "Sono mesi che chiediamo una svolta, non è vero che siamo stati irresponsabili, siamo stati fin troppo pazienti. Questo è un "kairos", un momento opportuna, ora o mai più si può fare una discussione", ha proseguito.

"Ha cambiato la terza maggioranza in tre anni, ha governato con Matteo Salvini - ha aggiunto ancora Renzi -. Oggi so che è il punto di riferimento del progressismo e ne sono contento, ma ha firmato i decreti Salvini e quota 100. Ora si accinge alla terza maggioranza diversa ma ci risparmi di dire che l'agenda Biden è la sua agenda dopo aver detto che l'agenda di Trump era la sua sua agenda. Se va all'assemblea generale dell'Onu e rivendica il sovranismo, non può dirsi antisovranista, se va alla scuola di Siri e si dice populista, ora non può dirsi antipopulista. Non può cambiare le idee per mantenere la poltrona". 

"Quando si fa politica - ha detto ancora - si può anche rinunciare a una poltrona non a un'idea, mi auguro che metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita un mercato indecoroso". 

L'assemblea dei senatori di Iv con Matteo Renzi ha confermato che si asterrà sul voto di fiducia.

DOPO LA CAMERA, LA SFIDA DI CONTE AL SENATO 

 affronta oggi la prova più dura: quella del Senato. Conte interviene a Palazzo Madama, sui banchi ad ascoltarlo gli ormai ex alleati Matteo Salvini e Matteo Renzi, e dopo aver rivendicato quanto fatto dal governo e sottolineato la necessità di coesione nella "sfida epocale" della pandemia il premier, che ha sostanzialmente ricalcato l'intervento di ieri alla Camera, è andato all'attacco ma ha anche fatto un nuovo appello ai 'volenterosi' anche contro il rischio che alcune istanze "rischino di restare ai margini o peggio di sfociare in rissa o scontro violento". Ribadisce la propria astensione Iv con la ex ministra Teresa Bellanova. Secondo i conti dell'ultima ora la maggioranza sarebbe a quota 156. "I voti - dice Saverio De Bonis del Gruppo Misto a un giorno da Pecora - che si avranno oggi sono tra 156, 157, c'è ancora qualcuno esitante nel Misto come i senatori Martelli, Drago e Ciampolillo"

L'intervento del premier si apre con l'omaggio a Emanuele Macaluso, "un grande protagonista della vita politica e culturale italiana". Ma subito dopo Conte parte dalla difesa dell'azione del suo governo, con la sottolineatura rivolta a Iv, che "le opere" del dl semplificazioni "non si sono mai fermate e i cantieri sono aumentati". Il premier, davanti a Renzi, conferma che il rapporto è rotto: "Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza". Si volta pagina. Conte conferma la vocazione europeista e atlantica, "lavoreremo subito con Biden". E accentua molto il lavoro fatto per il meridione. "Ora bisogna rimarginare la ferita della crisi", sostiene Conte chiedendo aiuto ai volenterosi e ribadendo la necessità anche di una legge proporzionale, "il maggioritario creerebbe instabilità" e di una riforma "meditata" del Titolo V. Come ieri, il premier chiude citando l'appello di Mattarella alla responsabilità e fiducia, accolto da un lungo applauso della maggioranza e brusii dell'opposizione.

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