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Mvt- Il campione trentino di sempre

Seconda sfida: Bresciani vs Anesi

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Seconda sfida tra campioni del nostro sondaggio "Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi": oggi è tra il calciatore Piepaolo Bresciani e il pattinatore oro olimpico Matteo Anesi, dopo quella tra Davide Simoncelli e Silvano Chesani che ha visto prevalere lo sciatore.

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Pierpaolo Bresciani. Negli anni ‘80-90 è stata la favola del giovincello talentuoso che, notato dall’allenatore del Milan Galbiati al torneo per allievi “Beppe Viola” ad Arco, intraprese una carriera professionistica di tutto rispetto. Pierpaolo Bresciani da Arco finì giovanissimo alle giovanili del Milan, fino a quella Primavera che si allenava con il “dream team” del trio degli olandesi volanti e di assi indiscussi.
«Avevo il campo davanti a casa a Vigne - ci dice tornando indietro nel tempo - e poi ringrazio ancora il mio allenatore, Elio Proch, per avermi insegnato i primi rudimenti con il pallone all’Olivolimpia e poi Giuliano Calzà per i suoi consigli nei viaggi per i provini e i tornei dove esplosi come punta, a fianco di Cappellini che ritrovai poi da “gemello” in Puglia».
Transita da Trento e Siena in C1, poi in B con il Palermo si fa notare anche per un gol segnato con la Nazionale cadetta contro l’Inghilterra. Il suo destino è ancora rossonero. Il ragazzo dal caschetto sbarazzino finisce al Foggia del dopo Baiano e Signori. «Devo tanto a Zeman - spiega Bresciani - e ai suoi allenamenti massacranti: ritmi fotonici, gradoni da salire con i pesi, balzi da giaguari. Il tecnico boemo mi valorizzò. Mi ispiravo al mio idolo, Karl Heinz Rummenigge, una forza della natura. Contro l’Inter allenata dal Trap con Brehme, Matthäus e Klinsmann, giocammo in Coppa Italia. Erano i quarti, perdemmo. Retrocedemmo dopo essere stati quinti.

In quella massima serie dove c’erano Baggio e tanti campioni i momenti più intensi della mia carriera furono l’esordio a San Siro di fronte a 82mila spettatori contro il Milan di Sacchi, che ci battè solo su autogol, e i due gol che, nella stagione ‘94-95, allo stadio “Zaccheria” rifilai al portiere juventino Peruzzi per un 2 a 0 da incidere nell’albo dei ricordi. Era la grande Juve di Lippi. Di cosa mi rammarico? Ad un certo punto nel mercato venni indicato come sicuro partente per Roma, alla Lazio di Zeman. A lui devo tutto, è sempre stato il mio allenatore ideale con il suo desiderio di privilegiare l’attacco. Tre anni importanti. Poi preferì Rambaudi così come anche Sacchi in Nazionale, che pure mi aveva sul taccuino. E dovevo finire pure alla Fiorentina di mister Ranieri con Batistuta e Rui Costa.
Mi avrebbe sicuramente reso la carriera più prestigiosa e più remunerativa, ma poi mi trovai bene anche a Bologna con mister Ulivieri e Baggio, sfiorammo l’Uefa in A. Non capii mai perchè, quando ero a Foggia, non andarono in porto quei contatti, mentre io giocavo in B, anche perchè la società voleva rientrare nella massima serie. C’era anche un Europeo in vista. Ma io sono comunque orgoglioso della mia carriera. Non ho nessun rimpianto. Da orgoglioso trentino ho sempre dato il massimo, ho giocato poi ancora tanto». È passato alla storia per due “illustri” infortuni: lanciato a rete venne fermato da Pagliuca e da un giovane Buffon con interventi sospetti fuori area. «Gli arbitri mi dissero solo: si alzi». Andò così, i portieri non mi volevano bene...».

 

Matteo Anesi. Un oro olimpico per incorniciare oltre 10 anni passati sulle piste ghiacciate di tutto il mondo. Matteo Anesi è l’unico pattinatore trentino ad aver centrato la medaglia d’oro olimpica nel difficile mondo della velocità su ghiaccio, trionfando a Torino 2006 con Enrico Fabris e Ippolito Sanfratello. «L’oro di Torino 2006, ottenuto a soli 22 anni è stata la mia più grande soddisfazione sportiva (riuscii a dare il massimo anche se non partivo come titolare nella team-pursuit) - spiega Matteo Anesi oggi allenatore della squadra senior accanto al Ct Maurizio Marchetto -, ma per me sono importanti anche i due argenti mondiali ottenuti sempre nella prova a squadre nel 2005 e 2008 e le altre partecipazioni olimpiche, Vancouver 2010 e Sochi 2014».

Quasi naturale per un ragazzo pinetano avvicinarsi al pattinaggio veloce sulla pista olimpica di Miola. «Le prime gare le ho fatte seguendo e cercando di battere mio fratello Francesco (oggi apprezzato commentatore Rai), gareggiando all’Ice Rink Piné e sotto lo sguardo attento di papà Sergio (già consigliere federale Fisg e nella giunta romana del Coni, e oggi nel Council dell’Isu) - racconta Matteo - mi sono ispirato ai successi di Roberto Sighel (ricordo il suo trionfale ritorno a Trento e Piné dopo il successo ai Mondiali 1992 a Calgary), ed ai tanti campioni di coppa del modo conosciuti a Piné quando da ragazzino li seguivo a bordo pista». Per Matteo anche qualche competizioni in bici tra le fila della Ciclistica Altopiano di Piné del presidente Alferio Moser (fratello minore del “Ceco”). “Sono stato tra i primi azzurrini ad ottenere l’argento sui 500 m. ai mondiali junior nel 2004 a Rosenville (Usa) - precisa Matteo Anesi - ero in testa sino all’ultima prova, ma sui 5.000 metri finali la neve ostacolò le ultime batterie e finii nelle retrovie. Fu una delusione terribile per un giovane skater, ma seppi rifarmi debuttando la stagione dopo in coppa del mondo e qualificandomi per mondiali ed europei allround».
Un pattinatore poliedrico ma anche un abile chitarrista tra tanti brani hard-rock. «Ho saputo dare il meglio sulle distanze più lunghe (1.500 e 5.000 m.) potendo gareggiare in una squadra forte guidata da Enrico Fabris - precisa il pattinatore pinetano - il rammarico più grande è non aver potuto dare il meglio alle olimpiadi di Sochi dopo aver accusato un infortunio muscolare. È stata la mia ultima gara e ora ringrazio la fiducia di Fiamme Gialle e Federghiaccio che mi permettono di restare nel mondo della velocità su ghiaccio, seguendo tanti giovani atleti sulle piste di tutto il mondo (ho vissuto come tecnico le ultime Olimpiadi di Pyeongchang)». «Il pattinaggio ha davvero ispirato e plasmato la mia vita - conclude Matteo Anesi - da luglio 2014 sono sposato con Marrit Leenstra, pattinatrice olandese e campionessa mondiale ed olimpica, anche lei ora ha lasciato le gare per concludere l’Università, ma spesso condividiamo tanti ricordi ed emozioni vissute sul ghiaccio».

 

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