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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi
Nuova sfida: Santangelo vs Scartezzini
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Nuova sfida tra campioni del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra la tennista Mara Santangelo e il siepista Mariano Scartezzini.

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Il fenicottero rosa Mara Santangelo, padre laziale e mamma di Cavalese, si librò in volo per la prima volta all’opinione pubblica del mondo quando, da perfetta sconosciuta, nel gennaio 2004 raggiunse gli ottavi di finale del torneo Slam degli Australian Open, fermata solo dalla n.1 al mondo di allora, la belga Justine Henin. «Che emozioni - ci dice - avevo gli occhi di tutti su di me e dalla valle di Fiemme erano venuti anche mio zio e mia sorella a vedermi. Il mio primo grande stadio. Ero stata una sorpresa e da quel momento capii che potevo crederci, diventare una professionista e scrivere la storia. È stata una carriera di alti e bassi, anche perchè ho dovuto combattere contro quel terribile dolore al piede, che mi procurava il neuroma di Morton, una malformazione congenita. La fede e il ricordo della mia adorata madre (scomparsa nel ‘97 in un tragico incidente in valle) mi guidarono sempre a soffrire per dare tutto».

Mara aveva imparato a giocare a tennis sul campo dell’hotel dei genitori e Cavalese con il mitico maestro Alfredo Sartori, il padre di Massimo, il coach di Andreas Seppi. Poi l’esperienza a Rovereto con Graziano Risi, oggi dirigente a Roma, quindi il connubio con il coach “filosofo” Giampaolo Coppo. «La mia motivazione più grande - ci ha detto Mara, che si è imposta anche com scrittrice all’esordio con un’autobiografia splendida dal titolo “Te lo prometto” - è stata quella di trovare sempre le motivazioni anche nei momenti più difficili. Se vuoi puoi. Il messaggio che insegno è quello «che chi vuole la strada la trova». La soddisfazione più grande è stata vestire la maglia azzurra. Il trionfo in Fede Cup (la Davis in rosa) è stata una soddisfazione incredibile.

Non per niente, dopo che la mia carriera è finita nel 2011 sempre quel dolore terribile, ho vestito i panni di team manager della squadra, mi sono laureata due volte, ho scritto un altro libro, sono membro del Consiglio nazionale del Coni per rappresentare gli atleti, sono inserita nel comitato federale della Fit». E Parigi? Prima donna della storia italiana a conquistare un titolo nel doppio al Roland Garros... «Mi sono sempre ispirata alla mancina ceca Martina Navratilova, che ho spesso incontrato e con la quale mi sono confrontata umanamente e quella esperienza parigina mi ha visto vincere sotto i suoi occhi.
Il doppio è una specialità che mi è sempre piaciuta e ho vinto cambiando spesso compagna, proprio perchè infondevo fiducia e coraggio. Sull’eba di Wimbledon c’è stata anche l’emozione grandissima di avere contro Serena Williams ed avevo il doppio problema di giocare contro una campionessa infinita nonchè di affrontare il mio difetto al piede. Il tennis è uno sport dove nulla è scontato. Per saper vincere bisogna giocare ogni punto come fosse un match ball. Dico sempre che c’è nella vita di ognuno la partita decisiva. Bisogna avere forza nella fede - chiosa Mara devota alla Madonna di Medjugorje - e il coraggio di rialzarsi. Quando vado nelle mie conferenze insegno questo: non mollare mai».


Se andate su Youtube e digitate Mariano Scartezzini vi comparirà un video del 1980 del giorno in cui, al Golden Gala di Roma,  il siepista di Seregnano centrò il record italiano dei 3000 siepi: 8’12’’5, all’epoca settima miglior prestazione mondiale di ogni tempo.
Ci vollero sette anni e una vittoria ai Mondiali per battere quel primato, ci riuscì Salvatore Panetta correndo, sempre all’Olimpico di Roma, in 8’08’’57. Il particolare da scovare nel video è subito dopo l’arrivo, quando Mariano Scartezzini viene avvicinato da una persona che lo abbraccia per complimentarsi. E il neo primatista italiano, di rimando, gli toglie subito il braccio dal collo.

Prendere o lasciare: Mariano Scartezzini era ed è così, umile e schivo, atleta di grande sostanza epperò refrattario ai complimenti.  
Il trentino è stato uno dei pochi atleti italiani capace di vincere due volte in Coppa Europa, nel 1979 e nel 1981. Erano quelli gli anni belli del mezzofondista con la barba, dalla falcata ampia ed elegante. In mezzo quel 1980 maledetto, rovinato dal boicottaggio dell’Italia alle Olimpiadi di Mosca limitato agli atleti tesserati per i corpi militari. Scartezzini era finanziere. «Quando sentii la notizia alla radio - racconta l’amico Giorgio Facchinelli - mi precipitai a casa sua a Seregnano, comunicandogli la decisione e implorandolo di congedarsi dalle Fiamme Gialle. Ma a lui sembrava impossibile, mi rispose di stare tranquillo, ché a Mosca lo avrebbero mandato». Non fu così e Mariano ci rimise una medaglia. Fu la grande occasione mancata, la vetrina che non sfuggì invece a Pietro Mennea e Sara Simeoni: «Eh sì - confessa ora Scartezzini -, le Olimpiadi mancate furono la delusione più cocente della mia carriera».

Tutto era iniziato per caso. «All’oratorio di Santa Maria Maggiore a Trento con la Virtus facevo un po’ di tutto e ci riuscivo pure discretamente: pallavolo, calcio, ping pong, atletica, pattinaggio e anche grandi partite di hockey improvvisate di sera sul ghiaccio che copriva il campetto in terra. Fu Marco Pasqualini a insistere perché, con Gianni Demadonna, mi dedicassi all’atletica. Iniziai con le campestri, poi le corse su strada, infine la pista. Avevo 15-16 anni e i risultati arrivavano».
Quasi subito il mezzofondo e poi le siepi. Come mai? «Al campo sportivo di Trento si allenava anche Primo Gretter, siepista di buon livello. “Perché non provi anche tu?”, mi disse. Lo feci e mi trovai molto bene fin dalla prima gara».

Arrivarono i successi e l’arruolamento nella Guardia di Finanza. La vittoria più bella? «La prima in Coppa Europa, nel 1979 a Torino».
Il record italiano arrivò l’anno successivo, pochi giorno dopo la fine delle Olimpiadi a conferma del suo stato di forma. Nel 1981 il bis in Coppa Europa. L’anno dopo, «con due anni di ritardo» potrebbe rimproverarlo Facchinelli, lasciò le Fiamme Gialle passando all’Athletic Club Bergamo prima di rientrare per l’ultimo anno di attività alla Virtus Trento. A poco più di 30 anni, con le gambe martoriate dagli infortuni, l’addio alle gare. Ma sull’onda dei suoi successi a Seregnano è nata l’Us 5 Stelle, un’eredità tuttora molto attiva.


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