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Palù del Fersina piange Fiore Stefani "Kronz", vero depositario della tradizione

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Il primo giorno dell'anno, nella sua casa al Jorger, Fiore Styefani si è addormentato per sempre nel suo letto.

Uomo dalle mille risorse, profondamente legato al suo paese e alla sua Valle, Fiore era una persona nota e molto conosciuta in tutti i paesi del circondario, ma anche in Tirolo, per il quale sentiva un legame speciale, forse perchè ad Innsbruck aveva anche una sorella che ogni tanto sentiva o andava a trovare.

Fiore nasce nel 1936, in un giorno speciale, il 29 febbraio. Ne andava fiero, dopo il 2008 diceva di essere finalmente coscritto, di aver finalmente raggiunto la maggiore età! Proprio i coscritti per lui avevano un significato speciale, un legame che ha rinnovato per decenni e decenni: da sua madre Emilia aveva infatti ereditato le conoscenze e la manualità per la costruzione del krònz, il cappello riccamente adornato che i ragazzi che raggiungono nel corso dell'anno la maggiore età a Palù portano nelle festività da Capodanno all'ultimo giorno di Carnevale. Il decoro è molto fine, pieno di minuscoli elementi montati uno ad uno su una piccola molla fatta con un sottile filo di ferro, anch'essa realizzata a mano. Perline colorate di vetro, fiorellini di semprevivo, frammenti di specchio e altri piccoli decori, tutti montati a mano ad uno ad uno e poi raggruppati e ben posizionati sulla parte destra della corona del cappello, sovrastati da tre spazzole di fibre di vetro. Quanti cappelli hai adornato per i coscritti, Fiore? Sicuramente decine! Tradizionalmente volevi che i coscritti venissero a casa tua l'ultimo dell'anno, quando tu terminavi il lavoro e per loro partiva il momento della festa. No, la parte economica per Fiore non rivestiva nessuna importanza, immancabilmente diceva: "Datemi soltanto quello che ho speso per i materiali!" Per lui la ricompensa più grande era vedere i giovani diciottenni portare con orgoglio la sua opera, dimostrare attaccamento alla tradizione che Palù con tenacia non ha mai abbandonato.

Fiore non nascondeva la sua passione per la parte folcloristica, per il Carnevale, il ballo, la musica. Appassionato suonatore di fisarmonica, quella con la tastiera che qui si chiama gramatica. Uno dei fondatori nel 1970 del Gruppo folcloristico di Palù assieme al coscritto Luigi Toller, scomparso anche lui alcuni anni fa. Non solo le note, anche le parole per Fiore sono musica: la passione per i versi in rima, in italiano, in dialetto trentino e ogni tanto con qualche inserto anche in mòcheno, era enorme. Ultimamente rimpiangeva il fatto di non averle conservate, di averle scritte su un foglio che poi, dopo il suo utilizzo nell'introduzione dei gruppi delle maschere nelle sale da ballo, finiva dimenticato perché i versi andavano imparati a memoria. Anche le rime del testamento dei Bètsche subiva una sorte analoga, bruciate assieme alla gobba di paglia del vecchio prima di accendere il grande falò vòschn del martedì grasso.

La creatività di Fiore non aveva limiti. Appassionato di pittura, di scultura del legno, di qualsiasi tipo di lavoro a mano, con la lana, i cartoncini, con i materiali che oggi chiameremmo 'poveri', ma che ai suoi tempi lo erano davvero.

Falegname, segantino, imbianchino, muratore, parrucchiere; oltre naturalmente alle consuete attività dei contadini di una volta che prevedevano i lavori in stalla, nei campi, nei prati, nel bosco.

Fiore se n'è andato uno dei giorni tradizionali nei quali la Stela a Palù gira di casa in casa, tutti gli anni ininterrottamente, tranne quest'anno a causa del virus. I canti forse Fiore li ha sentiti nei momenti del suo ultimo viaggio, intonati mestamente solo davanti alla Chiesa.

Per decenni Fiore non poteva non essere uno dei membri più assidui del gruppo dei cantori della Stela, uno dei maestri: si, perché segretamente conservava nella sua casa il libretto ottocentesco con i testi dei sette canti che gli altri tramandavano solo oralmente. Tra i pochissimi beni che la famiglia di Fiore ha riportato nel terribile viaggio di ritorno dalle Opzioni in Germania nel 1945, c'è stato posto anche per questo piccolo, ma prezioso libretto.

No, Fiore non è stato geloso di quanto sapeva fare e conosceva, anzi, era orgoglioso di poterlo trasmettere a qualcuno affinché la tradizione mantenesse la sua promessa di continuare nel tempo. Questo, forse, il regalo più importante che il paese di Palù possa fare alla Tua memoria, ma, in fondo, anche a sé stesso. (LT)

 

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