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A Trento Scienze dell'Alimentazione

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Approfitto della mia rubrica per partecipare alla discussione sull’opportunità di portare la facoltà di Medicina a Trento, che inizialmente dovrebbe sfornare circa sessanta medici a partire dal 2026. Questo, per far fronte alla carenza di medici che già oggi si avverte ma che tenderà progressivamente ad acuirsi.

Si stima infatti che tra dieci anni mancheranno circa 20.000 medici!
Il problema non sarà solo la mancanza di medici ma dovremo ripensare ad un nuovo modello di assistenza sanitaria, dove la figura fondamentale del medico sia supportata da nuove figure professionali che oggi ancora non esistono, che dovrebbero andare ad integrare quelle già esistenti e probabilmente anche gli infermieri dovranno farsi carico di nuove mansioni terapeutiche.

Faccio un po’ di numeri solo per le malattie di mia competenza. Si stima che in Trentino ci sono circa 50.000 persone affette da obesità, ovvero con un peso che le espone ad un aumentato rischio di malattia; 180.000 persone in sovrappeso; 150.000 persone con la sindrome metabolica, ossia con un eccessiva quantità di quel grasso dentro l’addome, particolarmente pericoloso; 90.000 persone ipertese di cui 60.000 in trattamento farmacologico; 27.000 persone con un diabete di secondo tipo, e 1.800 persone insulinodipendenti che ogni giorno devono effettuare 4 o 5 iniezioni di insulina e 1.700 celiaci. Inoltre, si stima che ci siano 2.000 persone affette da bulimia ed almeno 250 anoressiche. Sono numeri veramente impressionanti per una provincia piccola come il Trentino.

Quindici giorni fa il parlamento italiano ha approvato all’unanimità una mozione che finalmente riconosce all’obesità lo status di malattia anche in Italia. Se è considerata una malattia, prima o poi, dovremo pure curarli questi 6 milioni di italiani obesi, oltre ai 3,4 milioni di diabetici. Numeri che ci fanno intuire che dovremo trovare nuove modalità di cura per tutti questi individui. Dovremmo inventarci gli “obesiologi”, i diabetologi, ecc. ovvero professionisti che come le ostetriche o i tecnici di radiologia supportano in maniera altamente professionale l’attività del medico. Mi immagino che in futuro ci possa essere un solo medico per ogni centro diabetologico o per un centro per l’obesità coadiuvato da una decina di questi nuovi collaboratori specificamente preparati.

A questo proposito avevo proposto circa 20 anni fa all’allora Governatore della Provincia, Lorenzo Dellai, di istituire a Trento la facoltà di Scienza dell’Alimentazione costituita da tre indirizzi, il primo ad orientamento tecnologico-produttivo di assistenza al mondo agricolo, il secondo ad indirizzo biotecnologico ed il terzo ad indirizzo clinico-nutrizionale. Poiché già allora l’obesità, i disturbi del comportamento alimentare, il diabete, le allergie/intolleranze, ecc. erano considerate malattie di tipo bio-psico-sociali, l’idea era quella di “inventarsi” nuove figure professionali che avessero una formazione medica integrata da competenze chimiche, psicologiche, sociali, motorie. Competenze che avrebbero potuto essere benissimo fornite dall’Istituto agrario di San Michele, dalla facoltà di sociologia, da psicologia, e da scienze motorie.

Oggi un ipotetico dipartimento di Scienza dell’Alimentazione potrebbe attingere collaborazioni dalla Fondazione Edmund Mach, da sociologia, da scienze motorie, da psicologia, ed anche dal Cibio, dal Centro mente-cervello (Cimec), da Fbk e chi più ne ha più ne metta, perché nell’alimentazione c’entra tutto.

La seconda proposta che feci, fu quella di ristrutturare le vecchie case di cura di Arco, famose in tutta Europa ai primi del’900, per trasformarle in centri di eccellenza per la cura dell’obesità, dei disturbi del comportamento alimentare, delle allergie ed intolleranze alimentari, della chirurgia dell’obesità, ecc. per far ritornare in auge, in chiave moderna, la vecchia “Kurort”.

Vent’anni fa, in Italia, c’era un unico centro per la cura dell’obesità, a Piancavallo in Lombardia, i centri specializzati nella cura dei disturbi del comportamento alimentare, stavano sulle dita di una mano, centri per le allergie e le intolleranze alimenti, specificamente dedicati, non ne esistevano, come per altro non ne esistono ancora oggi. Oggi Centri per l’obesità e per i disturbi del comportamento alimentare sono fioriti in tutta Italia, la chirurgia dell’obesità la fanno anche nei piccoli ospedali e finalmente anche a Trento e la celiachia e le allergie/intolleranze alimentari stanno dilagando e non sappiamo perché e manca ancora un centro di eccellenza nazionale.

Proposi che in Trentino, collocandosi a cavallo della cultura alimentare mediterranea fatta di olio di oliva, pane e vino e quella nordica che fa del burro, la carne e la birra, gli alimenti di riferimento, sorgesse un Istituto europeo per l’alimentazione che facesse da cerniera culturale tra i due modelli alimentari in quell’Europa che allora era appena nata. Ma non se ne fece niente.
Proposi ancora di puntare tutto sulla prevenzione di queste malattie metaboliche, facendo presente che un serio intervento della durata di cinque anni di educazione alimentare nelle scuole sarebbe costato meno che fare una rotatoria, ma evidentemente portava anche meno voti della rotatoria.

Allora, qualcuno mi disse che le mie proposte soffrivano di pionierismo e così desistetti dal portarle avanti, ma oggi che sono diventato di moda anch’io come i cuochi, sono a riproporre le stesse cose col rammarico che mezza Italia ormai ci ha ormai sorpassati. Credo che un politico con la p maiuscola debba avere fantasia, per immaginare come cambierà il mondo, e concretezza. Questo ce l’ha insegnato Bruno Kessler che ha voluto l’Università a Trento e l’ha realizzata, ma se impieghiamo quarant’anni per decidere se e dove fare il nuovo ospedale o l’autostrada della Valdastico, vuol dire che siamo proprio messi male.

Per chi la volesse leggere, ecco l’intervista uscita sull’Adige del 3 marzo 2001:

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