Questione parità donna-uomo, la prorettrice Barbara Poggio critica: «Il Trentino da qualche anno è fermo»
L'analisi della responsabile per le politiche di equità e diversità dell'Università, che guarda anche alla tragedia in Ucraina: «Le guerre tendono a riportare modelli tradizionali, ovvero l'uomo al fronte e la donna che scappa con i bambini»
DISCRIMINAZIONI Otto marzo, all'Università di Trento la campagna: "#finiscequi"
I MANIFESTI Genere, etnia, orientamento sessuale, disabilità, religione...
TRENTO. L'8 marzo non è mai un giorno qualsiasi. E quest'anno, tanto più, non sarà una data qualsiasi.
Il giorno delle donne arriva infatti in un momento drammatico per tutto il mondo, con la guerra che ha sconvolto la vita di tutti noi. «È vero, non possiamo non pensare all'Ucraina in questi giorni, anche oggi», sospira la prorettrice per le politiche di equità e diversità dell'Università di Trento Barbara Poggio.
Che poi riflette: «Se applichiamo la "lente di genere" sul conflitto emergono molti aspetti significativi. Le guerre tendono a riportare modelli tradizionali, ovvero l'uomo al fronte e la donna che scappa con i bambini. Mi ha colpito la foto nei negoziati: solo uomini».
(...) Un auspicio per il Trentino?
In Trentino vige un modello tradizionale. Negli scorsi anni erano stati fatti degli sforzi per una nuova consapevolezza, con impegni concreti per la parità. Ora, da qualche anno, ci siamo fermati e sarebbe importante ripartire.