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L'ultimo romanzo di Topol

pubblicato da Keller

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Questo romanzo di Topol finisce con un fuoco d'artificio causato dal proiettile del cannone di un vecchio carro armato russo, riesumato dal fondo di un fiume per sorprendere gli invitati a un matrimonio e darne l'avvio appunto con un colpo di cannone, che però parte quando il guidatore dalla torretta ricade dentro, sul propulsore dell'affuso, ucciso da uno sparo di pistola della polizia, venuta per chiudere il bordello in cui si doveva svolgere la festa.

Un finale esemplare che sembra essere la metafora di un'Europa anch'essa come esplosa, delle rovine di una civiltà che è diventata xenofoba, in seguito alle ondate migratorie, gli attentati come quello al Bataclan dell'integralismo islamico, e persino una guerra, tra Russia e Ucraina. È questa la realtà, lo sfondo che costringe a fuggire una famigliola di malridotti attori boemi girovaghi specializzati in Shakespeare, prima dall'Inghilterra, poi da tutti i luoghi dalla Francia all'Ungheria dove erano in programma festival cui erano soliti partecipare.

C'è un padre che non si arrende mai, che vorrebbe riportare Sona, compagna e madre dei due ragazzi, a casa per farla curare e disintossicare da droghe e alcol. L'uomo è il protagonista di questo racconto, sempre in fuga, senza un soldo per mangiare, pronto a adattarsi a qualsiasi situazione, a cercare di sfruttarla per continuare il suo viaggio continuamente deviato dalla meta, rubando per esempio l'incasso di una manifestazione come uccidendo una poliziotta che vuole arrestarlo, così che le ragioni per scappare non fanno che rinnovarsi. Il fatto è che ogni volta che raggiunge una qualche meta, accade qualcosa che lo costringe a riprendere, e velocemente, il cammino. E le ultime righe del romanzo, che finisce senza chiudersi, vedono lui che tende la mano a un figlio per farlo saltare su una moto e andarsene dal caos causato dall'esplosione.

Un romanzo picaresco con un protagonista che fa da filo conduttore, ma in realtà una road novel e racconto corale che vive di incontri più o meno importanti e lunghi con personaggi di ogni tipo. E si passa, dalla comica e disastrata fiera di Pysely a Lomoz che rievoca l'esperienza nel carcere romeno di Pitesti col suo progetto di rieducazione al lavoro attraverso la tortura. Tutto raccontato con una scrittura brillante, un fiume in piena di invenzioni dall'«impeto di una comunicatività vodkesca» e dalle venature spesso noir ma con un fondo sempre di umanità e un umorismo stralunato tipico della letteratura boema, in cui si sente l'eco di due grandi padri, Hasek e Hrabal.Topol, praghese di quasi 60 anni, giovanissimo firmatario della Charta 77, dissidente nella cecoslovacchia normalizzata dai sovietici, tra un arresto e l'altro diviene scrittore di romanzi sino a quest'ultimo, con cui ha vinto l'importante premio Ceco Statni za literaturu.

Jachym Topol, Una persona
sensibile, Keller,
456 pagine, 19 euro,
traduzione di Laura Angeloni

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