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Covid, reddito a rischio

per 15mila stagionali

del turismo e commercio

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Quindicimila lavoratori e lavoratrici stagionali del turismo e del commercio, camerieri e cuochi, baristi e commessi, addetti alle funivie e alle terme, trentini, di altre regioni, dall'estero, rischiano di rimanere senza stipendio e senza indennità di disoccupazione.

Molti di loro quest'estate hanno lavorato meno del solito e quindi si è accorciato il periodo in cui ricevono la Naspi. Dovrebbero ricominciare a lavorare nella stagione invernale, che però, nel migliore dei casi, partirà in ritardo: alberghi e impianti stanno rinviando l'apertura a ridosso di Natale.

Quindi a breve si ritroveranno senza reddito. Come 1.500 di loro che sono già senza soldi perché l'albergo in cui lavoravano non ha neanche riaperto.

Gli stagionali prendono la Naspi, l'indennità di disoccupazione, per un periodo pari alla metà dei contributi versati, cioè dei periodi lavorati. Parliamo di meno di mille euro, che però consentono, soprattutto se in famiglia c'è un altro reddito, di reggere nei mesi in cui non c'è lavoro tra la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno e poi tra la fine della stagione invernale e l'inizio di quella estiva, salvo per la zona del Garda dove si riparte a Pasqua. Questo in tempi normali.

In tempi di Covid il quadro è stravolto. In occasione del lockdown di primavera, gli stagionali sono stati ammessi al contributo nazionale una tantum di 600 euro. In Trentino, comunica l'Inps, hanno ricevuto il bonus 12.232 lavoratori e lavoratrici che non prendevano neanche la Naspi, di cui 3.981 nella zona di Riva del Garda, 2.643 in valli di Fiemme e Fassa, 2.617 a Trento, 741 a Rovereto, 1.192 in valli di Non e Sole, 1.058 in Valsugana. Ora il decreto Ristori prevede un nuovo contributo una tantum di 1.000 euro a chi rimane senza lavoro e senza Naspi. Ma si tratta, appunto, di una tantum.

«L'instabilità generale riduce o azzera le assunzioni di stagionali - dice il segretario della Fisascat Cisl Lamberto Avanzo - Se non vengono riassunti per la stagione invernale, non riusciranno ad arrivare alla ripresa l'anno prossimo». Anche nel commercio si utilizzano meno stagionali, nonostante l'estate sia stata nel complesso buona. «Hanno lavorato per le persone sul posto perché mancavano i turisti - spiega Avanzo - L'alimentare tiene ma ci sono settori come mobili, moda, abbigliamento che sono in difficoltà».

«D'estate c'è stato chi è andato bene, come i campeggi, ma anche chi non ha neanche riaperto, come il 30% degli alberghi, soprattutto piccoli» sostiene Walter Largher , segretario della Uiltucs e presidente dell'Ente bilaterale del turismo Ebtt. «Se si riparte a dicembre, il danno è limitato, ma ci sono alberghi che già ci dicono che invece del 5-6 dicembre apriranno il 20. Potrebbero chiamare gli stagionali per un periodo breve, ma a quel punto molti di quelli che vengono da fuori rinunceranno. Nella zona di Riva, dove quest'anno è saltata l'apertura della stagione a Pasqua, gli stagionali finiranno la Naspi a gennaio e resteranno scoperti fino alla nuova ripresa». Il nodo, sottolinea Largher, è che tipo di contratti si fanno. Come Ente bilaterale sindacati e imprenditori si sono incontrati, ma urge una riunione generale: «Siamo in ritardo».

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