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Cresce il malcontento, ristoratori pronti ad aprire di sera sfidando il dpcm, ma le Associazioni ammoniscono: "Non si fa così"

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Protesta, dpcm, ristoratori

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foto Alessio COSER @ladige

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2 minuti 19 secondi

Per protesta contro i dpcm del Governo, molti ristoratori di tutta Italia hanno deciso di attuare una clamorosa «disobbedienzza», aprendo i ristoranti anche la sera. E sui social network non sono pochi gli esercenti trentini che approvano. Ma arriva il richiamo dell’associazione di categoria.

«Giusto protestare ma in modo legittimo» dicono le Associazioni di categoria, Associazione Ristoratori e Pubblici Esercizi di Confcommercio, e Fiepet Confesercenti le quali manifestano la propria contrarietà all’iniziativa promossa da alcuni ristoratori che, in violazione delle norme attualmente in vigore, prevede l’apertura dei locali nelle fasce orarie non consentite.

«Come Associazioni di categoria invitiamo i nostri associati ad astenersi da qualsiasi comportamento contrario alla legge. Siamo profondamente convinti che qualsiasi forma di protesta, anche nei confronti di provvedimenti ritenuti ingiusti, vada perseguita in modo legittimo e ricondotta alle regole civili proprie di una società moderna. Se da un lato è più che comprensibile lo stato di profondo disagio e perfino di rabbia degli imprenditori, non possiamo esporre le aziende e perfino i clienti al rischio di sanzioni per un’azione che non può che essere simbolica. La condotta in esame, infatti, va disincentivata anche in relazione alle potenziali ricadute sanzionatorie.
Senza pretesa di completezza si ricordano, in tale sede, alcune delle possibili conseguenze che potrebbero avere i trasgressori. L’Art. 3 del DL Ponte replica, in sostanza, la struttura sanzionatoria dei precedenti Dpcm. Ne deriva che le violazioni delle misure restrittive imposte potranno essere punite:

● con una sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro, suscettibile di essere applicata sia agli esercenti che ai consumatori;

● per quanto riguarda le categorie rappresentate, con la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni; ● eventuale configurazione a carico dei trasgressori di gravi ipotesi di reato, come i delitti colposi contro la salute pubblica di cui all’art. 452 c.p.

Il nostro ruolo come Associazioni di categoria è quello di tutelare gli interessi del settore e dei nostri associati. Da qui l’impegno a lavorare per il nostro comparto. Continueremo a cercare soluzioni, a chiedere ristori a fondo perduto, moratorie e dilazioni sulle imposte, anche quelle legate alle utenze, e un efficace accesso al credito che non venga condizionato dalla burocrazia. Continueremo a pressare il Governo affinché abbandoni il balletto dell’incertezza che logora oltremodo le imprese e ponga in essere misure coerenti, strutturali e di ampio respiro.

Rinnoviamo pertanto l’invito a tutti i nostri associati di perseguire forme di protesta in maniera civile, legittima ed educata.

Alla luce di ciò invitiamo tutti gli associati che vogliono manifestare il proprio disappunto e malessere a chiudere il locale al pubblico venerdì 15 gennaio chiudendo il locale al pubblico ma mantenendo le luci accese e le serrande del proprio locale alzate a partire dalle 18.00 e fino alle 22.00, esponendo sulla porta d’ingresso il Cartello #BASTA!»

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