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L'appello per la riapertura delle scuole: «Ragazzi, proteggete i vostri nonni». Covid: entro la settimana il protocollo

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Zaini e astucci sono quasi pronti. Mancano sette giorni e l’emozione che precede il primo giorno di scuola già è nell’aria. Gli studenti grandi e piccoli fremono, mentre i genitori sono cauti: tutti d’accordo sull’importanza della riapertura degli istituti, punti di riferimento della didattica e luoghi di crescita personale e di aggregazione, ma nessuno nasconde un certo timore. Il subdolo Covid è riuscito a modificare la normalità del rientro in classe: mascherine, ingressi scaglionati, termoscanner e metro di distanza sono diventati temi di confronto quotidiano tra mamme e papà, soprattutto se si è ancora in attesa di comunicazioni ufficiali da parte delle scuole. Dunque, che fare il primo giorno di lezione? Meglio la mascherina in tessuto o quella chirurgica? Il dialogo è continuo tra il Dipartimento istruzione della Provincia e il Dipartimento prevenzione dell’Azienda sanitaria, diretto dal dottor Antonio Ferro. Non secondario è il problema delle frequentazioni dopo la scuola.

Dottor Ferro, tra poco iniziano le lezioni. Cosa si devono aspettare i genitori? Arriveranno nuove comunicazioni alle famiglie?

«Entro la fine della settimana il protocollo per le scuole sarà completo. Stiamo per produrre un ulteriore allegato in merito al comportamento che dovrà tenere la scuola in caso di studenti positivi. In questo modo il protocollo sarà a disposizione ad inizio lezioni».

La scuola inizia lunedì 14 settembre, dunque si arriva giusti giusti con i tempi...

«Ma già il primo giorno ogni scuola saprà cosa deve fare, a chi comunicare e come muoversi».

I genitori che non hanno ancora ricevuto avvisi dagli istituti si chiedono come dovranno comportarsi. Lei cosa consiglia?

«È importante che le famiglie seguano strettamente il protocollo. In particolare i momenti critici sono quelli dell’arrivo a scuola e del deflusso. In una prima fase sarà importante che i giovani stiano molto attenti con i propri nonni e i propri anziani, che sono la categoria fragile. Sappiamo che se il contagio riguarda i bambini o i ragazzi dal punto di vista sanitario l’impatto è molto più lieve. Il problema grosso è se da queste fonti il virus arriva agli anziani. Su questo punto i ragazzi possono fare molto».

Vuole fare un appello ai giovani?

«Sì, facciamo un appello ai giovani affinché stiano attenti e facciamo un appello anche agli anziani, che devono mantenere gli atteggiamenti corretti che hanno avuto fino ad ora e che ho avuto modo di constatare qui in Trentino. I nonni continuino a comportarsi così come hanno fatto in questi mesi».

Quindi sì alle visite ai nonni, ma tenendo la distanza?

«Sì, lavandosi le mani e magari indossando la mascherina se si sta in casa».

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