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Bar e ristoranti trentini "aperti":

avanza il pericolo che siano esclusi

dai risarcimenti statali dei "ristori"

L'effetto dell'ordinanza Fugatti, basta un emendamento in Parlamento e si rischia

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Orari di bar e ristoranti, la giunta Fugatti tira dritto. Come ci informa un comunicato stampa di oggi, «Giunta provinciale riunita ad oltranza da stamani presso la sala Depero per affrontare non solo l’ordine del giorno programmato, ma soprattutto le questioni più urgenti legate alla gestione dell’emergenza Covid-19. Uno dei temi più attuali riguarda l’ordinanza numero 49 che consente ai bar ed ai ristoranti trentini la possibilità di tenere aperto oltre gli orari fissati dall’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri.
Alla luce dell’operazione ascolto avvenuta ieri con i rappresentanti delle categorie interessate, l’esecutivo ha deciso di proseguire sulla via intrapresa anche nei prossimi giorni, fissando all’inizio della prossima settimana un nuovo momento di verifica».

Anche se avanzano le possibili difficoltà. La voce circolava già da due giorni: l'ordinanza del presidente Fugatti, che estende gli orari di bar e ristoranti trentini oltre il limite nazionale del DPCM Conte, potrebbe poprtare ad una esclusione degli esercenti trentini dagli aiuti del "ristoro" nazionale.

Il DPCM infatti deve passare dall'approvazione parlamentare, e non è escluso che qualche forza politica voglia "farla pagare" al Trentino. Basterebbe infatti un piccolo emendamento, anche solo di una riga, per far saltare i contributi agli esercizi trentini, i quali hanno potuto tenere aperto più a lungo (in tutta Italia i bar chiudoino alle ore 18).

Ieri il presidente Fugatti ha deciso di non modificare la sua ordinanza, già impugnata dal ministro Boccia: si andrà quindi allo scontro istituzionale e giuridico.

Fugatti ha così smorzato il pericolo: nel decreto “ristori”, approvato dal Consiglio dei Ministri per sostenere le categorie economiche costrette a chiudere dal DPC - ha detto Fugatti - non è previsto che i territori che hanno applicato orari diversi rispetto alle chiusure di bar e di ristoranti vengano esclusi dai contributi previsti. “Anche se – ha aggiunto Fugatti - non possiamo escludere che in via teorica, nel percorso parlamentare di conversione del decreto qualcuno possa richiedere un simile provvedimento, cosa che riterrei inopportuna, ma oggi, ripeto, questo scenario non è previsto”.

Lo ha detto perché sa benissimo che "qualcuno" ha intenzione di farlo: già due giorni fa il sindaco Nardella di Firenze aveva commentato dicendo che "Fa male vedere che da noi i bar sono chiusi, mentre in Trentino lavorano normalmente".

Fugatti ha però anche annunciato che non cambierà. Rispetto all’ultima ordinanza provinciale che ha concesso la possibilità a bar e ristoranti di chiudere alle 20 e elle 22 in deroga al DPCM statale, il presidente Fugatti, che nel pomeriggio ha incontrato i rappresentanti delle categorie economiche, ha spiegato che al momento non è arrivato nessun atto ufficiale rispetto all’impugnativa annunciata ieri dal ministro Boccia. Quindi per ora l’ordinanza resta in vigore. “Ricordo – ha evidenziato Fugatti – che abbiamo preso quella decisione sulla base di un’accurata analisi epidemiologica realizzata dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Continuiamo a pensare – ha aggiunto – che se i cittadini possono mangiare in sicurezza a pranzo, lo possano fare anche a cena. Oggi comunque abbiamo avuto un confronto molto importante ed utile con i rappresentati del settore e nelle prossime ore valuteremo il da farsi.

 

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