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L’ambiente devastato
per colpa dell’uomo

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L’ambiente devastato per colpa dell’uomo

Gentile direttore,
si sta discutendo da molti e in vari programmi televisivi con grande preoccupazione nei riguardi delle foreste australiane che bruciano su migliaia di ettari. Lo stesso accade nelle foreste amazzoniche, siberiane e asiatiche. Sono fenomeni procurati dall’’intervento umano di piromani. Che distruggono boschi millenari e procurano una lenta riduzione della biodiversità negli ecosistemi mondiali. Nessuno tuttavia ha il coraggio di approfondire le cause efficienti di tali fenomeni. La coltura forestale viene modificata molto spesso per ottenere terreni meno complessi da adibire a colture agricole e pastorali. Perché? Il motivo immediato e più attendibile sembra collegarsi alla crescita quasi esponenziale delle popolazioni umane sulla terra. Che necessitano sia di crescente cibo, ma soprattutto di sempre ed ovunque di condizioni di maggiore benessere. Occorre produrre sempre più caffè, olio di palma, carne, cioccolata.
La pianura padana al tempo dell’impero romano era una immensa foresta planiziaria a dominanza di rovere. Evolutasi lentamente in circa ventimila anni dopo l’ultima glaciazione. Allora la popolazione residente nell’intera penisola era inferiore di numero agli abitanti di una nostra piccola città attuale. Ci preoccupiamo perché l’Italia ha una crescita demografica vicina allo zero. Mentre in Africa e Asia sembra che ogni donna abbia almeno 8 figli. E tutti devono assumere cibo, e godere di crescente wellness. Un piccolo esempio delle possibili conseguenze di uno sviluppo non controllato esiste forse nell’isola di Pasqua. Dove le foreste erano state tutte totalmente tagliate, accanto a crescenti lotte intestine fra fazioni. Finché si è voluto creare il deserto attuale, che si può vedere in quella piccola isola perduta nell’immensità dell’oceano pacifico. Un po’ forse simile alla nostra piccolissima terra nello spazio infinito dell’universo.


Marco Gaddo


 

Gli adulti chiudono gli occhi

Premesso che non si costruisce un nuovo ambiente con quelli che restano attentati e ribadito che il mondo sta in ogni senso bruciando - per colpa dei piromani, ma anche di chi lo consuma senza riguardo - siamo di fronte ad un’emergenza che impone un progetto mondiale. Ma ogni volta che si cerca di parlare di protocolli e di progetti concreti c’è sempre un pezzo di mondo che si sfila. Gli atteggiamenti di Trump, ad esempio, fanno pensare che gli ecosistemi, che lei declina giustamente al plurale, siano l’ultimo dei pensieri del governo americano. Ma i nuovi “deserti” riguardano tutti e nessuno si può chiamare fuori. Fa bene a ricordarcelo una ragazzina di nome Greta, una giovane che però viene ascoltata quasi solo dai coetanei. Perché gli adulti preferiscono chiudere gli occhi. Come lei, anche Luca Mercalli ci ricorda quanto il peso della popolazione - oggi molto diverso - abbia modificato il clima e il pianeta. Lo spazio non è davvero infinito.

a.faustini@ladige.it

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