Hikikomori, il fenomeno del ritiro sociale giovanile cresce anche a Trento: le contromisure
L'associazione Ama, che accompagna numerose famiglie, ha preparato una guida per genitori, su come gestire la presa in carico dei figli in difficoltà, processo reso difficile dalla volontà di non uscire di casa e complicato dal fatto che la reclusione è spesso considerata soluzione alla sofferenza e non origine del disturbo
TRENTO - A Trento il fenomeno del ritiro sociale dei giovani, conosciuto con il termine giapponese hikikomori, è in costante crescita. L'associazione Ama, attiva dal 2016, ha accolto oltre 300 famiglie, di cui 53 solo nel periodo da luglio 2023 a oggi.
Il ritiro sociale, che letteralmente significa "stare in disparte", colpisce in Italia decine di migliaia di giovani e giovanissimi. Per supportare le famiglie che si trovano ad affrontare questa realtà complessa e dolorosa, l'associazione ha preparato una guida per genitori, disponibile online e in versione cartacea presso la sede dell'associazione, nelle biblioteche comunali, al servizio Welfare e coesione sociale e al Civico 13.
La guida spiega come gestire la presa in carico del ragazzo, processo reso difficile dalla volontà di non uscire di casa e complicato dal fatto che la reclusione è spesso considerata soluzione alla sofferenza e non origine del disturbo. Per Ama, i genitori non possono essere lasciati soli, ma deve essere costruita una rete di sostegno per tutta la famiglia.
All'interno del Sistema integrato Val D'Adige, l'associazione offre servizi di ascolto e accompagnamento. Attualmente sono attivi due gruppi di auto mutuo aiuto: uno per genitori con figli under 18 e l'altro per quelli con figli over 18. Esiste inoltre un terzo gruppo online dedicato al "gaming disorder", fenomeno simile ma clinicamente molto diverso.
Per i genitori colpiti da questa sofferenza, l'associazione offre momenti informativi, consulenze, colloqui e laboratori. Negli anni sono stati sviluppati numerosi eventi di sensibilizzazione e creata una rete con i servizi sociali, sanitari e scolastici del territorio.
La guida distingue il ritiro sociale in base all'età della persona. Tra le tipologie dei soggetti che scelgono l'isolamento, vi sono i NEET (Not in Education, Employment or Training), giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano. Vi è anche la possibilità che il ritiro sia espressione di condizioni psicopatologiche legate ad ansia o depressione.
Riguardo alla gravità del ritiro, vengono identificati tre stadi. Nel primo, la persona inizia a evitare la scuola o le attività extrascolastiche. Nel secondo, il giovane abbandona completamente la scuola e le relazioni sociali, iniziando l'auto-reclusione. Il terzo stadio è caratterizzato dall'isolamento totale, quando il ragazzo resta chiuso in camera riducendo al minimo i contatti anche con i familiari.
La guida sfata alcuni miti: l'hikikomori non è pigro, ma rifugge le relazioni, non le responsabilità. Non è nemmeno corretto attribuire il fenomeno solo all'uso di videogiochi. Il ragazzo che non vive la realtà fisica evita relazioni sia in presenza che online.
Riguardo ai videogiochi, si sottolinea che rappresentano una nuova forma di socializzazione, e sebbene possa preoccupare vedere un figlio davanti allo schermo, è importante comprendere che internet o i computer non sono la causa del problema, ma ridurre il fenomeno a questo aspetto impedirebbe di comprenderne la vera natura.
Per informazioni è possibile scrivere a ritirosociali@automutuoaiuto.it o chiamare il numero 3428210353. La guida è stata realizzata grazie al sostegno di Caritro per la Solidarietà.