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Melette, la seggiovia deserta

su strisce di neve finta:

in Veneto, pagata dai trentini

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Volete sapere dove vanno a finire i soldi della Provincia Autonoma di Trento «girati» ai Comuni limitrofi della altre province (per il famoso accordo Dellai-Galan)? Ad esempio sono serviti a finanziare questa seggiovia sull’Altopiano di Asiago. Una seggiovia che viaggia semi-vuota anche nei weekend, che sorge a una quota bassa dove la neve ormai è un miraggio, e che ci racconta molto su quello che sta succedendo sulle Alpi, e sulla miopia di chi si ostina a non crederci.

La seggiovia “Melette 2000” nella foto è stata voluta fortemente dai Comuni di Asiago e Gallio (con i fondi ex Odi, cioé del Trentino); hanno deciso di investirli negli impianti di risalita e in una ski area da 1.450 a 1.750 metri di quota. Dell’investimento da 10 milioni di euro, 8 vengono da piazza Dante tramite il Fondo dei Comuni Confinanti (ex Odi) e 2 dai Comuni di Asiago e Gallio.

Un anno fa, il presidente della società degli impianti Andrea Rigoni confermava che l’impianto «rappresenta un punto di rinascita fondamentale per tutto il territorio». Venticinque chilometri di piste complessivi con quattro impianti di risalita in previsione. Ma per ora c’è solo questa: la nuova seggiovia a sei posti ad agganciamento automatico della Leitner, che serve al momento otto chilometri di pista; poi ci sono una biposto ed una triposto e, dal prossimo anno, una quadriposto verso il Monte Ongara.

E’ però una zona povera di acqua, e così nel conto va anche un bacino di accumulo artificiale: «Al momento - spiegava un anno fa l’ad Timpano al "Corriere delle Alpi" - abbiamo un bacino di raccolta di acqua piovana da 20 mila metri cubi e contiamo di realizzarne un altro da 50 mila, con una spesa prevista di tre milioni di euro».

Per i sindaci è «un sogno che si realizza», di cui si parlava già dal 2010. Il sogno, però, quest’inverno è già sgonfio. Come rileva la pagina di ambientalisti «Alto-Rilievo» su Facebook pubblicando questa foto scattata sabato 15 febbraio alle ore 12: «Un sole quasi primaverile illumina gli impianti: la seggiovia a sei posti, fresca di inaugurazione (21/dicembre/2019), macina dislivello con una facilità disarmante. È perfetta. L’avveniristico design, sommato alla rapidità d’esecuzione con cui porta a termine il suo dovere, sono una miscela afrodisiaca che - anche se non lo ammetterebbe mai - sedurrebbe pure il più radicale degli ambientalisti.

Il problema è che questo paesaggio genera anche un secondo sentimento: stupore. Uno stupore scomodo, suscitato da diversi fattori.

Il primo è dato dalla funivia a sei posti le cui seggiole, a parte rarissime occasioni, rimangono sempre vuote. Sulle piste, come si può notare senza troppa difficoltà, non è presente anima viva (sottolineo ancora che la foto è stata scattata nel bel mezzo di un fine settimana dalle condizioni metereologiche ideali)».

Il secondo motivo di stupore è legato alle piste: artificiali. Come scrive Alto-rilievo: «Lingue lattiginose in mezzo ad un panorama visibilmente brullo. Purtroppo non è il primo inverno carente di neve e la modesta altitudine del comprensorio di certo non aiuta: oscilla infatti tra 1420 e 1735 metri. La neve artificiale regna sovrana, con i suoi costi economici ed ecologici.

Infine a stupire, anzi, a far rabbrividire, sono i boschi devastati dalla tempesta Vaia in cui le piste e la funivia si inseriscono. Per carità: in questo i progettisti non hanno nessuna colpa. Tuttavia l’accostamento rende la cartolina ancora più desolante.

La perfezione della seggiovia a sei posti unita agli sbancamenti dei pendii circostanti ed alla ristrutturazione delle baite (e più in generale dell’intera area), è costata quasi 12 milioni. Un lavoro tecnicamente magistrale svolto però in una forma e in un contesto inadeguato. I tempi sono cambiati e con essi il clima. È l’ora di ricalibrare l’economia adattandola alle peculiarità ambientali, e non viceversa.

Opere di questa natura, più che l’economia, fanno girare qualcos’altro... e pure parecchio».

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