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Petizione per la Marmolada

«Rimuovere gli ecomostri

e ora basta speculazioni»

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 Sono oltre 4.500 le firme raccolte in un mese in calce alla petizione per liberare la Marmolada dalle strutture obsolete consegnate oggi al presidente del Consiglio provinciale di Trento, Walter Kaswalder, da Guido Trevisan, gestore del rifugio Pian dei Fiacconi e Franco Tessadri, presidente di Mountain Wilderness.

«La regina delle Dolomiti - hanno detto Trevisan e Tessadri - versa in una desolante situazione di degrado ed abbandono, a causa dei numerosi vecchi impianti sciistici dismessi, demoliti e poi abbandonati sul posto. Liberare la Marmolada dalle strutture obsolete è l’obiettivo del documento che parte dall’osservazione dei mostri di cemento che deturpano tristemente il paesaggio, una serie di orrori che spogliano di bellezza e naturalità un territorio selvaggio, un territorio che è possibile salvare da nuova speculazione, come minimo chiedendo che venga cancellata l’inutile e deturpante memoria delle antiche strutture».

La petizione chiede dunque al Consiglio provinciale di attivarsi per obbligare i nuovi concessionari a rimuovere i vecchi manufatti nel minor tempo possibile e che qualsiasi nuova realizzazione di impianto venga vincolata alla pulizia e rimozione dei ruderi di quello precedente.

Il presidente Kaswalder, che si è detto personalmente sensibile al tema, ha spiegato che il documento sarà sottoposto prima all’attenzione dell’Ufficio di presidenza e poi alla commissione competente del Consiglio, che procederà con l’esame.


 

«Proverò a spiegare le motivazioni della radicalità della lotta ambientalista contro il proliferare dell’industria dello sci e dell’industria turistica in quota. Dove si interviene in un territorio ancora libero il destino è segnato: Si inizia con una strada forestale? con una nuova pista? con un laghetto turistico? con l’ampliamento di una baita – ristorante? con una malga trasformata in agriturismo?

L’intervento in quanto tale potrebbe sembrare riduttivo. Stiamo pur certi che ovunque, una volta potenziata una qualsiasi struttura, o una volta violata un’area libera risulterà impossibile impedire il proliferare di altre opere sul territorio. Lo dimostrano i fatti, lo dimostra la storia delle Alpi. E’ venuto il momento di impedire, ovunque, l’ulteriore consumo di suolo. Anche di un solo metro quadrato. Anche le prossime generazioni hanno il diritto di poter ritrovare spazi di serenità, di silenzio, di pace ed equilibrio con la natura. Noi abbiamo il dovere di garantire questo diritto. Ai ragazzi d’oggi come a quelli che nasceranno».

Ecco il testo completo dell'analisi di Luigi Casanova di Mountain Wilderness: gli impatti ambientali dell’industria dello sci

 

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