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Fiemme e Fassa, nel Recovery c'è il "Bus Rapid Transit", ma perchè non pensare ad un trenino?

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CANAZEI - Il vicepresidente dell’associazione «Terra fra i monti», Italo Piffer, interviene sul recente annuncio, da parte della provincia, dell’avvio del progetto Bus Rapid Transit, finalizzato al potenziamento del trasporto pubblico su gomma in val di Fassa.

«Osserviamo che non viene mai citata la questione ambientale, che vengono spese alcune parole per descrivere le performances dei nuovi mezzi, entrate a raso, confort e capienza, ma non si accenna alle emissioni, se essi siano o meno ad azionamento elettrico o a idrogeno o a carburante tradizionale.
Evidentemente - afferma Piffer - nelle sedute di concertazione con gli amministratori fassani non se n’è parlato o, probabilmente, il dettaglio non era d’interesse. Certamente seguiranno altre concertazioni, altre discussioni, altre informazioni di dettaglio ma a nostro parere questi argomenti dovevano essere i primi ad essere considerati».

L’associazione aggiunge: «Osserviamo ancora che la modalità ferroviaria, il treno, non trova ospitalità nel comunicato, neanche quale argomento di raffronto o giustificazione dell’assenza, parole tabù, da esorcizzare. Cionondimeno non si esita a definire »strategico« il trasporto su gomma, in netta dissonanza dalle più autorevoli e moderne voci sull’argomento del trasporto pubblico, che, al contrario, collocano la modalità ferro al primo posto, e con il ragguardevole vantaggio sulle altre modalità».

Per Piffer, sarebbe servita invece, anche nell’ottica di una maggiore sostenibilità, una virata decisa su progetti di trasporto ferroviario: «Il confronto con altri territori sarà immediato e spietato, basterà uno sguardo alle limitrofe valli dolomitiche in Sudtirolo, dove si lavora all’anello ferroviario delle Dolomiti, e alla vicina Svizzera, dove il treno stesso è sovente attrazione turistica. Ora ci poniamo la domanda: che destinazione avranno le risorse del recovery plan in Trentino?».

Che cos'è il progetto Rapid Bus

il progetto era stato messo a punto dalla Provincia con le regia dell'allora assessore provinciale Mauro Gilmozzi. Ma è stato riproposto integralmente anche dalla giunta Fugatti.Migliorare il sistema della mobilità della valle di Fassa, generando ricadute positive tanto sulle comunità locali quanto sui turisti, e guardando alla sfida posta dalle Olimpiadi invernali del 2026, significa in primo luogo investire nel trasporto pubblico su gomma, ovvero nel cosiddetto Bus Rapid Transit, per il quale sono disponibili 60 milioni di euro, 38 dei quali saranno utilizzati per realizzare opere infrastrutturali, la corsia riservata al passaggio dei bus su circa 18 chilometri di strada dei 40 complessivi che interessano il tragitto Fiemme-Fassa.

Altri 20 milioni di euro circa serviranno invece per il rinnovo del materiale rotabile, che attualmente consta di 35 autobus attestati a Predazzo. La Provincia lascia aperta la possibilità di valutare anche altri interventi, integrativi rispetto al BRT, come quelli centrati sul potenziamento dei collegamenti a fune, caldeggiati dalla Comunità, se saranno reperite altre fonti di finanziamento a copertura di almeno una parte dei costi.

Nel frattempo, prende corpo la nuova ipotesi progettuale riguardante la variante Campitello-Canazei, che prevede la suddivisione dell’opera in due unità funzionali distinte, due mini circonvallazioni il cui costo complessivo dovrebbe aggirarsi sui 70 milioni, come scritto la scorsa settimana.

Queste le principali conclusioni emerse dall’incontro del 20 gennaio fra il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, assieme ai dirigenti generali del Dipartimento Umst mobilità Roberto Andreatta e dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche Luciano Martorano, e i sindaci della valle di Fassa, assieme al procurador del Comun general de Fascia Giuseppe Detomas. L’incontro faceva seguito a quello organizzato la scorsa settimana con i sindaci della valle di Fiemme.

«Abbiamo ricevuto dallo Stato un finanziamento globale sul tema Olimpiadi di 120 milioni - ha detto il presidente Fugatti -. Al suo interno una quota di 60 milioni verrà destinata al miglioramento e potenziamento della mobilità nel suo complesso, con ricadute positive che rimarranno ovviamente anche “a regime”. Il progetto BRT è quello che la Provincia sottopone ora ai territori interessati per una valutazione congiunta. Sono state prospettate anche altre ipotesi di mobilità, interessanti e moderne, che presentano però attualmente un limite oggettivo determinato dalla sostenibilità finanziaria.
Non è detto che alcune di esse, in particolare quelle che ipotizzano il potenziamento degli impianti a fune, non possano esser complementari al disegno riguardante il trasporto pubblico su gomma, che rimane strategico.
Se ci fossero anche altri canali di finanziamento, ad esempio di provenienza europea, saremmo disposti a considerarli. Il Recovery Fund, invece, per come è costituito, oggi non può essere utilizzato perché ha tempi di appalto molto stretti rispetto ad un’opera come questa».
Andreatta ha ripercorso brevemente la strada fatta fino all’adozione con decreto dell’ipotesi progettuale cosiddetta BRT. Nel 2010 la valle di Fassa aveva avvertito fortemente l’esigenza di migliorare il trasporto pubblico. In seguito, il potenziamento dell’offerta centrata sui bus ha creato una vera e propria cultura dell’utilizzo di questo sistema di trasporto. Da qui, nel 2017, all’inizio dei ragionamenti per il suo potenziamento, attraverso in particolare l’uso di mezzi più capienti e confortevoli, anche con entrata a raso per facilitare l’utenza con mobilità di ridotta, e quindi con il miglioramento di parte dei tracciati stradali, con lo sviluppo di corsie differenziate, nuove stazioni e parcheggi di attestamento.

«L’obiettivo - ha sottolineato Andreatta - è innanzitutto il miglioramento del trasporto extraurbano su gomma, servizio “universale” per eccellenza, che certamente rimane il cuore dell’offerta di trasporto pubblico».

«Questo modello - ha aggiunto Martorano - prevede un significativo miglioramento dei tempi di percorrenza del traffico pubblico e al tempo stesso nessun peggioramento di quelli del traffico privato, anzi un leggero miglioramento anche qui, poiché le soluzioni adottate riducono l’impatto del traffico pubblico sulla viabilità generale».
Prossimamente, con una apposita riunione, il progetto verrà esaminato nel dettaglio assieme ai sindaci, i quali, assieme al procuratore Detomas, continueranno comunque a lavorare per l’elaborazione di altre progettualità soprattutto nel campo della mobilità su fune, integrate con le infrastrutture già esistenti.

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