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Tione: la RSA ospedaliera

diventa reparto Covid

(ma i medici non lo sanno)

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“I medici sono arrabbiatissimi! Non sapevano nulla e si sono trovati di fronte al fatto compiuto!”. Questo il tenore di una telefonata che riceviamo. A parlare, all’altro capo del filo, non è uno qualunque, ma uno che ha contato in passato nell’ambito giudicariese.
Qual è il problema? “La Provincia ha deciso di cambiare destinazione d’uso alla rsao (residenza socio-assistenziale ospedaliera) di Tione, trasformandola in reparto Covid. L’emergenza reclama. Ma a quanto pare reclamano anche i medici dell’ospedale.
Facciamo un passo indietro. La rsao di Tione mosse i primi passi all’inizio del terzo millennio. Venne dopo un serrato dibattito, che si accese negli anni Novanta in quel di Tione, dove non ci si capacitava che tutto il resto delle Giudicarie fosse ben fornito di posti letto in case di riposo (sei per circa 500 posti), mentre la Busa di Tione era sguarnita. Alla fine, nell’ambito della ristrutturazione dell’ospedale, si ricavarono 24 posti, e fu creata la rsao. Secondo le intenzioni dell’Azienda sanitaria e dell’assessorato provinciale alla salute, avrebbe dovuto essere una struttura innovativa: la prima di una rete immersa nel territorio provinciale, in rapporto stretto con gli ospedali.

La rete è rimasta un sogno: Tione è diventata la residenza aperta a chi veniva dimesso dall’ospedale, in attesa di tornare a casa, di essere ammesso in una casa di riposo o (ci scusiamo per la crudeltà) di essere ammesso alle cose ultra terrene. Comunque divenne una interessante collaborazione fra pubblico e privato, là dove il pubblico fornisce i servizi sanitari, mentre il privato, e precisamente la cooperazione sociale trentina, fornisce i servizi infermieristico, di lavanderia e di pulizie.
Tutto filò liscio fino a undici anni fa, quando, in occasione della ristrutturazione dell’ospedale, giunse la notizia che la rsao sarebbe stata trasferita a Spiazzo, gettando nel panico gli amministratori tionesi. Poi il tran tran è proseguito fino ad ora.
“A Tione – prosegue lo sfogo del nostro interlocutore – nessuno ne sapeva niente: lo hanno letto nella delibera di Giunta, intesa come Giunta provinciale. Possibile? Dov’erano i nostri assessori?”, intesi come i tre delle Giudicarie.

Mario Tonina, vicepresidente della provincia, ama i toni morbidi di scuola democristiana. “Mi racconta di malumori dentro l’ospedale? Sì, capisco, ma non è proprio così. Ne ho parlato con Stefania Segnana, assessore provinciale alla salute, specificando che per il periodo in cui serve ci può stare, ma poi deve tornare a svolgere il servizio per cui è nata. Anche perché è un’eccellenza”.

Anche Egidio Dipede (direttore del nosocomio tionese) usa i toni vellutati. Quando riferiamo che molti non si aspettavano la destinazione della rsao a reparto Covid risponde: “E’ una affermazione condivisibile, però è una scelta della Provincia, perciò non è che possiamo incidere”. Ma siete stati consultati? “Noi siamo ospedalieri, perciò non siamo nemmeno aventi diritto alla consultazione – replica Dipede – però accettiamo la scelta. Che siamo entusiasti... non possiamo dirlo”.

Insomma, c’è la speranza che l’esperienza finisca in fretta, per almeno due motivi: primo, legato al Coronavirus (prima finisce, meglio è); secondo, il ritorno alla normalità anche della rsao.
Normalità. Tornerà al servizio dell’ospedale? Verrà trasformata in normale rsa? “Io credo che, finita l’esperienza Covid, quello diventerà, o quantomeno dovrebbe diventare, il primo reparto di continuità ospedale-territorio”, spiega Italo Monfredini, l’amministratore delegato di Spes, il gruppo trentino che eroga i servizi paramedici e logistici. Quindi di fatto, uscendo dal labirinto sia pure suggestivo delle parole, la continuità ospedale-territorio dovrebbe significare la continuità, o meglio, la consacrazione ufficiale dello spirito iniziale: quando sei dimesso dall’ospedale trovi posto nella struttura in attesa di trovare una sistemazione altrove. Sarà così?

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