Giudicarie / Il caso

Condannata la dipendente «infedele»: sottrasse denaro, dovrà pagare 348.000 euro alla Scuola musicale

Tione, i sospetti cominciarono da un mazzo di fiori da 160 euro acquistato nel 2022, poi i tanti pacchi di Amazon arrivati. Mercoledì la sentenza del giudice del processo civile. La presidente, Margherita Cogo: «Accolte le nostre ragioni, ma non esultiamo: la vicenda è triste. Avevamo estrema fiducia nella nostra responsabile amministrativa»

di Giuliano Beltrami

TIONE - Mercoledì 27 marzo, ore 18.45. Il giudice Giorgio Flaim, con qualche minuto di ritardo sul previsto, pronuncia la sentenza del processo civile: condannata la dipendente infedele a pagare 348.000 euro.

Si chiude così una vicenda che ha visto da una parte la Scuola musicale delle Giudicarie (parte lesa) e dall'altra la responsabile amministrativa e socia, rea di aver sottratto denaro alla Cooperativa per acquisti personali.

Nel febbraio del 2024 si era celebrato il processo penale, alla fine del quale la dipendente aveva patteggiato la pena di un anno e 4 mesi, con un'ammenda di 800 euro. La sentenza è diventata definitiva nel maggio scorso. Poi si è aperta la vertenza civile, promossa dalla Cooperativa. In mezzo la dipendente ha chiesto la nomina di un curatore speciale, osservando che la presidente ed il Consiglio di Amministrazione erano in conflitto di interessi per una "colpa in vigilando". In parole più povere ma più chiare: «Avrebbero dovuto controllare, invece mi hanno lasciata rubare».

Presidente della Scuola musicale è Margherita Cogo, una vita da insegnante prima di imboccare la carriera politica che (sfogliamo solo una parte del curriculum) l'ha vista fra l'altro sindaca di Tione e presidente della Regione. Cogo non è abituata ad arretrare di fronte a nulla e ha reagito da par suo, facendo notare che «certificavamo i bilanci, avevamo i revisori della Federazione della cooperazione. Perciò, altro che vigilare! Oltretutto ce ne siamo accorte io e la direttrice, del misfatto».

Il 17 dicembre del 2024 il giudice Flaim ha rigettato la richiesta del curatore speciale. La proponente ha interposto reclamo, rigettato da un collegio il 20 febbraio, perché in caso di dolo (e nella fattispecie non vi è dubbio che esista dolo) non può esserci colpa in vigilando.

Mercoledì ultima tappa, alla presenza della sola presidente Cogo, mentre la dipendente era rappresentata dall'avvocato e dal certificato medico.

Alla richiesta del giudice sulla volontà di conciliare, Margherita Cogo, a nome del Consiglio di Amministrazione, ha detto subito di sì.

Per contro, l'avvocato della dipendente ha risposto di non avere mandato per trattare. Il giudice ha rigettato la presentazione di testimoni, essendo la causa chiara di suo. E nel tardo pomeriggio ha condannato la dipendente a pagare 348.000 euro, da cui vanno dedotti 50.000 euro già versati. Viene riconosciuto un danno di immagine per la Cooperativa, valutato in 30.000 euro, mentre le spese legali sono quantificate in 12.000 euro.

Soddisfatta Cogo? «È una vicenda triste - risponde - perché avevamo estrema fiducia nella responsabile amministrativa, che era pure socia della Cooperativa di produzione-lavoro. Certo, la sentenza ci dà ragione, e probabilmente ci saranno ricorsi. Dico solo che siamo contenti di vedere accolte le nostre ragioni e che le responsabilità siano chiare, ma non esultiamo. La vicenda - ripete - è triste».

È il 10 agosto 2022: San Lorenzo. Tutto parte da un mazzo di fiori da 160 euro. «Chi avrà ordinato questi fiori?», si chiedono la direttrice e la presidente. Anche perché per 160 euro non si comperano nove roselline... Avete presente la palla di neve che si trasforma in slavina? Ci si pone la domanda sull'arrivo insistente in Cooperativa di pacchi di Amazon. I sospetti cominciano a farsi largo, sebbene accusare qualcuno (per giunta se persona di fiducia) di appropriazione indebita non sia indolore. Tuttavia in pochi giorni la verifica delle fatture permette di scoperchiare la pentola. Ed eccoci all'ultimo atto ed alla condanna in sede civile dopo quella in sede penale. «Ci permetta - ribadisce Margherita Cogo - di dire che siamo tristi».