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Fem, caccia alla "variante inglese"

Già analizzati 192 genomi

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In Trentino, di genoma del virus, si è iniziato a parlarne già la scorsa primavera quando la Fondazione Edmund Mach e l'Azienda sanitaria hanno ottenuto dalla Fondazione per la valorizzazione della ricerca trentina il finanziamento di un progetto di ricerca sul sequenziamento del genoma completo di Sars-CoV-2. Fino ad ora, nei laboratori della Fem è stato analizzato il genoma di 192 ceppi di Sars-CoV-2 da tamponi raccolti tra i primi di marzo e ottobre 2020. Sono state identificate 19 varianti principali, ma non quella Inglese o quella Africana che stanno preoccupando non poco sanitari e ricercatori. 

«Proprio nelle scorse ore c'è stato consegnato l'ultimo gruppo di 50-60 sequenze di tamponi effettuati da dicembre fino ai giorni scorsi - spiega Claudio Donati, che coordina il team al lavoro su questo studio - . Ma anche questa sarà però una fotografia statica perché noi non abbiamo un compito di sorveglianza».

Al momento nessuno è in grado di dire se in Trentino sta circolando o meno la variante inglese. «Senza una sorveglianza regolare non si può sapere - spiega il ricercatore - . Fino ad ottobre non era ancora esplosa questa variante. Se adesso la variante c'è, forse lo vedremo da queste nuove analisi. Ma sono 50 campioni. In Inghilterra in certe regioni la variante è stata registrata nell'80% dei casi. Se fosse così anche in Trentino su 50 campioni la potremmo rilevare. Le varianti con meno frequenza sono più difficili da individuare con un numero limitato di campioni. Nel periodo in cui noi abbiamo fatto 190 sequenze, in Inghilterra ne hanno fatte 100 mila ed è per questo che lì trovano le varianti molto più che da noi». 

Le 19 varianti individuate in Trentino non avevano, da quanto emerso, caratteristiche tali da salire alla ribalta delle cronache. «Erano varianti già viste in giro per l'Europa. Ogni sequenza può essere differente, ma quelle individuate non erano particolarmente diverse da quelle che già si erano viste». Ora non resta che attendere la prossima settimana per capire se, nel ristretto campione nelle mani dei laboratori trentini, è presente traccia della variante inglese o di altre. In ogni caso non solo il Trentino, ma l'Italia intera su queste ricerche sembra essere in ritardo. «È una debolezza del sistema italiano non essere riusciti a mettere in piedi, non adesso, ma un anno fa, un sistema di monitoraggio perché che si sarebbe arrivati a dover capire le varianti, che ci sarebbero state differenze tra una variante all'altra era facile prevederlo. Ora ci sono tanti gruppi che hanno fanno qualche sequenza per uso ricerca ma non c'è sistema nazionale di monitoraggio».  

L'impressione è che fino ad ora si si sia concentrati sul conoscere il virus, sulle armi per farvi fronte e sui vaccini. Il problema è che quando il nemico, in questo caso Covid 19, pur di sopravvivere cambia forma, il timore è di nuovo quello di dover cambiare strategia. La variante detta "inglese" è stata identificata per la prima volta nel sud del Regno Unito a dicembre 2020, ma sembra in realtà essere stata in circolo già dal mese di settembre. Da allora è diventata la mutazione predominante in tutto il Paese. Risulta essere più contagiosa e dagli ultimi studi anche più letale. Poi c'è la variante "sudafricana", identificata per la prima volta in Sud Africa nel dicembre 2020. Anche questa ha un ritmo di diffusione alto, anche superiore alla mutazione inglese. Infine la variante "brasiliana", isolata la prima volta in Giappone in quattro persone rientrate dal Brasile, era stata identificata fino a qualche ora fa soltanto nel Paese del Sud America e nei viaggiatori tornati in Corea del Sud e Giappone. 

Non è finita. In Francia si teme che si stia diffondendo una mutazione non identificabile con nessuna delle 3 varianti ormai conosciute e che sia altrettanto pericolosa. Dunque allerta massima e mai come ora capire il tipo di virus che sta circolando è quanto mai importante per fronteggiarlo.

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