Salta al contenuto principale

Il biologico di Melinda? Gerevini: «Una nicchia, non sarà mai il 50%» ma il Comitato Salute: «Basta volere»

Pesticidi, mercato, mele: domani ne parla Rai Tre

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 33 secondi

Ce la farà la Val di Non a passare convintamente alla coltivazione biologica? E’ scontro in valle, per le posizioni del direttore di Melinda Paolo Gerevini e il Comitato Difesa della Salute. E del tema si occuperà domani la trasmissione «Mi manda Rai Tre», in onda alle 10.

Gerevini, sull’Adige, è stato lapidario: «La produzione di mele bio non arriverà mai al 50%. E questo vale per tutto l’ortofrutta: da noi, in Italia e all’estero». Se qualcuno aveva dubbi e se qualcuno aveva speranze, ci pensa il direttore di Melinda Paolo Gerevini a chiarire e a smorzare. Inutile dire che dalla sala operativa del consorzio il vertice fa notare che «l’attenzione al territorio è massima» e che c’è «impegno a livello di diversificazione varietale». «Nei pressi di scuole, asili e luoghi sensibili in generale vengono coltivate varietà più resistenti». Tradotto: i fitofarmaci si usano in maniera minore. «Le varietà in questione sono Isaac, Kissabel, Galant, più un’altra che non ha ancora un nome commerciale».

Per quanto riguarda la produzione biologica di Melinmda, il direttore ricorda che il piano prevede 310 ettari (il piano bio è del 2017) che, una volta a regime, si arriverà a 350. Parliamo di 350 ettari su 6700. Il direttore cita poi l’importanza di una fetta della produzione: «Parliamo di “mele club”: Sweet Tango, Morgana, Enjoy. Sono mele di ultima generazione, molto interessanti dal punto di vista estetico ed organolettico. Interessanti anche dal punto di vista quantitativo: 1200 tonnellate per ogni varietà. L’obiettivo è di arrivare a quota 14000, come per Evelina».

I conferitori del consorzio Melinda sono circa 7000. La distribuzione è al 75% in Italia «dove prodotto e marca sono molto conosciuti e apprezzati».
Per quanto riguarda i mercati stranieri «noi non puntiamo ad incrementare i volumi, ma vogliamo rivolgerci ai Paesi più sensibili alla qualità del prodotto. Pensiamo ai Paesi del Nord Europa e alla Gran Bretagna. Il nostro portafogli mele è ricco di varietà rosse che in quelle zone va per la maggiore».
Per quanto riguarda l’ortofrutta bio, noi siamo al 4-5% del mercato. In Scandinavia siamo al 15%. Non aspettiamoci che arrivi al 50%. Non accadrà mai» dice Gerevini.

Immediata la replica. «Il quadro pesticidi in Trentino non è affatto roseo. In questo 2020 abbiamo contato 37 trattamenti con fitofarmaci in Val di Non. Si parla di 70 kg di pesticidi per ettaro. Calcolando che parliamo di 7.000 ettari di terreno agricolo siamo di fronte a una cifra enorme: circa 500 tonnellate di pesticidi sui meleti» risponde il Comitato Difesa della Salute della Val di Non.

Il comitato - che da anni si batte per la conversione al bio - non accetta l’analisi commerciale fatta dal direttore Paolo Gerevini: «Come si fa a dire certe cose? Come si può dire come sarà il futuro con quella sicurezza? In Svizzera ci sono zone, come la Val Poschiavo, dove il 100% della produzione è biologica».

Il direttore di Melinda si riferiva ai mercati, ma il punto centrale della questione non cambia. La posizione del CdS Val di Non è chiara: «Ricordiamo lo studio del professor Angeli della Libera Università di Bolzano, che vede i pesticidi come la causa della morìa di api che si è registrata in Val di Sole. Lo spot pubblicitario di Melinda inizia proprio facendo vedere le api, impostando tutto sul rispetto ambientale e sulla qualità: una presa in giro per i consumatori e per quelli che, come noi, risiedono qui sul territorio».
Un po’ la situazione è migliorata: dal 20 aprile 2020 il Clorpiriphos non è più utilizzato. «Sì, grazie alla nuova normativa dell’Unione Europea. E non ci sfugge il fatto, fino all’ultimo momento utile, da indicazioni dall’alto, questa sostanza è stata utilizzata».

Visione difficilmente conciliabile quella di chi promuove un’agricoltura libera da pesticidi e quella di chi invece sostiene che quella attuale è la «migliore agricoltura possibile». I componenti del Comitato Difesa della Salute non smettono di combattere e ribadiscono: «Al 50% di bio ci si può arrivare eccome. C’è molta strada da fare. La produzione bio in Trentino è ferma al 4,1%. Siamo ultimi in Italia per superficie ma primi per consumo di pesticidi. Ma cambiare si può. Basta volerlo».

Di produzione di mele in Italia, di effetti dei pesticidi sulla salute e di agricoltura bio alternativa a quella intensiva si parlerà anche domani nel corso della trasmissione «Mi manda Rai Tre», in onda alle 10. Si parlerà di mercato ortofrutticolo nazionale, dove Melinda domina.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy