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Val dei Mocheni, arriva

la «gente della lana»

Filiera locale per trasformare uno scarto in ricchezza

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La prima lana ricavata dal Comitato Bollait

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Di norma, il vello di pecora è considerato uno scarto. Tanto che per far tosare i propri animali e far portare via il loro pelo, gli allevatori pagano dei professionisti. Ma in Valle dei Mocheni questo «rifiuto» può diventare una risorsa, in grado di generare reddito per gli stessi pastori e per un gruppo di donne, mettendo in moto meccanismi virtuosi di recupero e creando un’attrattiva turistica in più.
 
Il progetto «Filiera della lana locale, dal pascolo al gomitolo» sarà presentato il 15 marzo alle 18, nella sala comunale di Palù del Fersina, dai volontari del Comitato Bollait, nome che significa «gente della lana». Ad anticipare di cosa si tratta sono la segretaria del Comitato, Patrizia Filippi, e il presidente Stefano Moltrer, che è anche sindaco di Palù.
«L’idea nasce da un gruppo di donne della vallata, tra cui  Barbara Pisetta dell’agritur Klopfhof di Fierozzo e Vea Carpi del Mas del Saro di Mala, che avevano già una passione per la lana e i suoi prodotti - spiega Patrizia Filippi -. Ci si è domandati se sia possibile trasformare in un valore aggiunto quello che viene considerato un rifiuto dai piccoli allevatori».
 
Così, nei mesi scorsi, il neonato Comitato ha raccolto circa 1000 kg di vello appena tosato presso sette pastori della Valle dei Mocheni e della Valsugana e l’ha mandato a Biella, dove c’è un impianto di lavaggio industriale, in collaborazione con il Parco di Paneveggio - Pale di San Martino che sta facendo un’operazione analoga e ha mandato invece 1500 kg di lana locale: «A Biella è stata fatta una valutazione e ci sono stati restituiti in febbraio 500 kg di lana in diversi formati, di buona qualità, lavorabili a livello di tintura e gomitolatura».
 
Operazioni fatti dalle volontarie di Bollait (valsuganotte, mochene, cembrane e altoatesine) usando erbe e tinture naturali rigorosamente della valle dei Mocheni, in un locale messo a disposizione dal Comune di Palù, dove  sono stati ricavati i gomitoli per produrre poi trapuntine, cuscini, pantofole, berretti e canottiere. «Ora, la sfida è quella di sensibilizzare gli esercizi commerciali locali, gli agritur, l’Apt e le Pro loco a veicolare i prodotti, in modo che la filiera della lana locale possa svilupparsi», coinvolgendo sempre più allevatori che, in cambio dei conferimenti, otterrebbero dei ricavi e sempre più donne.
 
«Una trentina hanno già partecipato a un viaggio in Svizzera per vedere come funziona una filiera corta della lana e siamo andati anche in Val d’Ultimo, dove questo progetto è già avanti - spiega Stefano Moltrer -. C’è molto interesse intorno alla filiera, la prima a partire delle tre su cui stiamo lavorando (le altre due riguardano il miele e il latte): abbiamo molti pastori transumanti e l’idea di trasformare un rifiuto in una risorsa è vincente. Facendo due conti, abbiamo visto poi che, anche a livello economico, il progetto può stare in piedi». Importanti, per questo, sono anche gli appoggi ottenuti già in questa prima fase: l’assessore all’agricoltura e turismo Michele Dallapiccola ha garantito sostegno almeno politico all'iniziativa, mentre la Comunità Alta Valsugana Bersntol e il Bim Adige hanno assicurato i primi finanziamenti. Appuntamento al 15 marzo, dunque, per saperne di più. 

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